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Chiara
Orelli
Responsabile
della redazione italiana
del Dizionario Storico
della Svizzera
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"Il
lavoro al DSS è un po' come quello che c'è
nella sala macchine di una grande nave: nel mare delle
informazioni, dei dati, noi cerchiamo di fornire al
lettore rotte da percorrere, concetti chiave,
parole-faro"
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Chiara Orelli dal 1999 è responsabile
della redazione italiana del Dizionario storico della Svizzera.
In occasione dell'uscita del primo volume le abbiamo posto
alcune domande in merito ai contenuti di quest'opera e al
suo significato storico-culturale.
Ci vuole spiegare quali sono i
motivi che fanno della pubblicazione del DSS una delle operazioni
culturali più importanti mai organizzate in Svizzera
negli ultimi decenni?
Segnalo solo due motivi che mi paiono centrali.
Il primo: il DSS è un panorama completo e di ampio
respiro sulla storia svizzera e sulle più recenti acquisizioni
della storiografia svizzera. In questo senso, non si limita
ad aggiornare i dati offerti, circa settant'anni fa, dal Dizionario
Storico e Biografico della Svizzera (uscito in tedesco e francese)
con i fatti, gli avvenimenti, le personalità degli
ultimi decenni, ma propone anche un approfondimento dell'insieme
della storia del nostro paese secondo chiavi di lettura nuove
e differenziate.
In secondo luogo, è un'opera che appare nelle tre lingue
nazionali ufficiali: e questa è una novità senza
precedenti, che traduce concretamente uno dei postulati centrali
del modello confederale, e cioè la reciproca conoscenza
tra le diverse parti della Svizzera.
A chi è indirizzato?
Il DSS è un'opera che vuole indirizzarsi a un pubblico
più vasto possibile. Vuole cioè coniugare il
rigore scientifico con la possibilità di accesso al
materiale proposto anche da parte di un pubblico non specializzato.
Il DSS, scritto da storici ed esperti, si rivolge dunque agli
storici e agli studiosi ma anche ai numerosi cultori della
nostra storia e a tutti coloro che hanno interesse o curiosità
per aspetti puntuali e specifici del nostro comune passato
o della nostra realtà attuale. L'organizzazione delle
informazioni e lo stesso stile adottato dal DSS sono dunque
volutamente semplici, comprensibili a tutti; pure la scelta
delle numerose illustrazioni che corredano i volumi è
stata fatta tenendo conto anche di questa volontà divulgativa.
Quali sono le voci più
significative del primo volume?
Il primo volume dell'edizione italiana, che esce contemporaneamente
alle edizioni francese e tedesca, comprende i lemmi che vanno
dalla lettera "a" al gruppo "bas". Il lettore potrà
dunque per esempio trovare i lunghi e articolati testi dedicati
ai cantoni di Argovia, Appenzello Interno, Appenzello Esterno;
o leggere una delle più lunghe voci del DSS, la voce
"Alpi"; oppure le voci dedicate all'"Agricoltura", alle diverse
"Assicurazioni", "Associazioni" e "Accademie", o alle "Banche".
Ma potrà scorrere anche la voce dedicata alla famiglia
"Baciocchi", per andare agli articoli dedicati al Ticino,
al comune di Ascona, o a singole figure che in vario modo
hanno avuto un ruolo particolare nella nostra storia (dal
letterato Valerio Abbondio a diversi esponenti della famiglia
Balli, ognuno con una propria voce biografica) e così
via.
In questi ultimi anni - pensiamo
solo a quello che è successo nel 200l - la Svizzera
ha subito grandi mutamenti. In che modo un 'opera enciclopedica
come il DSS tiene conto di queste situazioni?
II DSS cerca, per quanto possibile, di accogliere i dati offerti
dall'attualità e dall'evoluzione storica dei fenomeni.
Le attualizzazioni vengono in genere circoscritte agli aspetti
che si ritiene abbiano conseguenze e riflessi duraturi nel
futuro, oppure a eventi unici ma decisivi nel determinare
svolte, cambiamenti, cesure: per le persone, un evento di
particolare importanza, personale o professionale, per i luoghi,
ad esempio (ed è un esempio che riguarda da vicino
il Ticino), le fusioni tra comuni, per gli avvenimenti, le
votazioni sugli accordi bilaterali; oppure, ed è il
caso forse più "celebre", le nuove conoscenze sul ruolo
della Svizzera nella seconda guerra mondiale portate da studi
recenti (rapporti della Commissione Bergier).
La pubblicazione del DSS costituisce
davvero un 'occasione di confronto e di scambio tra le diverse
culture svizzere: le tre edizioni sono frutto infatti di uno
sforzo unitario, che accomuna ricercatori di tutta la Svizzera.
Ma soprattutto c'è il lavoro redazionale che presuppone
un continuo scambio di dati e informazioni e - immaginiamo
- un continuo confrontarsi di idee...
Il DSS ha una redazione
centrale a Berna, in cui lavorano i redattori che si occupano
delle edizioni tedesca e francese, e ha una redazione nel
Ticino, a Bellinzona, dove viene preparata l'edizione italiana.
Il continuo flusso di informazioni fra le tre redazioni -
gli articoli, scritti nella lingua dell'autore, devono essere
tradotti nelle altre due lingue - comporta necessariamente
uno scambio, il confronto, la messa a punto di concetti, terminologie
e strumenti spesso nuovi.
Il lavoro al DSS è un po' come quello che c'è
nella sala macchine di una grande nave: nel mare delle informazioni,
dei dati, noi cerchiamo di fornire al lettore rotte da percorrere,
concetti chiave (parole-"faro").
In questo procedere, è chiaro che noi stessi beneficiamo
di un accrescimento continuo di conoscenze. Da questo punto
di vista, è senz'altro un lavoro molto stimolante.
L'opera è stata avviata
nel 1988: quasi quindici anni di gestazione, quindi, per vedere
finalmente apparire il primo volume. Quali sono le sue impressioni
personali?
Vorrei subito precisare che non abbiamo "solo" il primo volume...
il secondo volume (da "Basilea" a "Camere di commercio") è
redazionalmente chiuso ed è avviata la fase di preparazione
per la stampa; il terzo volume sarà chiuso dalla nostra
redazione alla fine di quest'anno; e anche per i seguenti,
siamo al lavoro!
Quanto ai tempi lunghi, molto brevemente: dopo alcuni anni
di incertezze e difficoltà, mi pare che la redazione
italiana abbia trovato un buon ritmo e una buona qualità
di lavoro: e questo grazie soprattutto all'impegno dei miei
collaboratori Anita Guglielmetti, Davide Dosi, Martin Kuder,
e fino a qualche mese fa Michela Trisconi.
Ci sono dunque tutte le premesse per un lavoro proficuo e
di qualità: mi auguro, e credo, che il primo volume
del DSS ne sia la prima, concreta riprova.
© Filippo
Zolezzi
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