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Giancarlo Corbellini
Overland 6: Camminamediterraneo, l'Anello Azzurro
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| Giancarlo Corbellini |
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2003
Giancarlo
Corbellini dirige, quasi dalla sua fondazione, la Rivista
del Trekking.
Geografo del paesaggio, é nato nel 1945, ha scritto
diverse decine di libri, molti dei quali sono testi
scolastici,; ha insegnato per 24 anni in istituti superiori,
poi nel periodo della pensione si é dedicato
alle spedizioni in tutto il mondo.
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Giancarlo Corbellini... un nome
molto famoso nell'ambito geografico, dell'esplorazione, del
CAI, del trekking, come é nata l'idea?
Io se avessi potuto avrei voluto fare l'esploratore, coniugando
la mia passione per l'alpinismo con quella dell'etnografia;
ho insegnato lettere per 24 anni in un istituto magistrale
di Milano, poi visto che allora la legge lo permetteva, dopo
24 anni di servizio ho deciso di andare in pensione.
Era l'inizio degli anni '80 e da allora ho sempre camminato...
Esplorazioni, ma sempre a piedi?
Sì: conoscere il mondo é camminare a piedi,
il mio motto é "Camminare per conoscere, conoscere
ambienti e popoli
Mi sono laureato nel '68 e l'anno dopo ho speso il mio primo
stipendio, ben 123.000 Lire dell'epoca, per scalare il Ruwenzori
e il Kilimanjaro...
Allora sempre
esplorazioni in paesi lontani, poco conosciuti...
No, l'esploratore si puó fare in ogni luogo, io vivo
da sempre a Milano e anche in Lombardia ci sono posti da scoprire,
scoprire innanzitutto l'Italia, partendo dalle montagne, scoprendone
l'aspetto positivo e quello negativo, poi le foto hanno valore
di documentazione.
Il compito del geografo é documentare i cambiamenti,
si pensi agli eschimesi e allo stereotipo della loro vita
negli igloo, essi vivono in prefabbricati che noi neanche
ce li sognamo.
Concepisco l'esplorazione da fare solo a piedi, per il ritmo
che permette di conoscere veramente persone e ambiente, naturalmente
uso il mezzo tecnologico come avvicinamento ( ad esempio nel
l'Anello Azzurro erano i camion di Overland).
Parliamo ora della sua ultima
spedizione con Overland; gli appassionati di escursionismo
ricordano tutti Camminaitalia, come é nato questo progetto
dell'Anello Azzurro?
In previsione del 2002 Anno Internazionale della Montagna,
ho proposto a Beppe Tenti, l'organizzatore di Overland, di
trasportare l'esperienza di Camminaitalia in Camminamediterraneo,
con il progetto di scalare le montagne piš alte di ogni regione
del Mediterraneo, non si dimentichi che prima di tutto io
sono uno scalatore...
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Camminamediterraneo e
Rivista del Trekking
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Overland 6 é partita
e arrivata a Genova, durando sei mesi, ci sono state difficoltá
impegnative, specie politicamente, nonostante che il Mediterraneo
sia stato lanciato in iniziative con la definizione di "mare
di pace..."
Purtroppo occorre dire che sarebbe meglio parlare di un "mare
di guerra", infatti la guerra e i segni visibili di essa
sono stai il filo conduttore di Overland 6.
Si pensi alle zone distrutte della Bosnia e del Kosovo, alle
zone di guerra attiva in Libano, in Israele, in Egitto siamo
andati sotto scorta armata, le frontiere tra Marocco e Algeria
sono chiuse e per andare sull'Atlante abbiamo dovuto scendere
in Mauritania, percorrendo oltre 4000 chilometri, scortati
dai rivoluzionari del Fronte Polisario...
la triste realtá é che attualmente é
impossibile fare il giro intorno al Mediterraneo.
É stato
un viaggio interessante?
Interessante dal punto di vista culturale, ma ancora troppi
steccati dividono i popoli tra di loro.
La parte che mi riguardava personalmente, quella alpinistica
ha avuto un successo insperato.
Ci descriverebbe
questa parte, che sicuramente attrae fortemente i lettori
di Alpinia?
Con vivo piacere!
Abbiamo scalato le 15 vette maggiormente significative di
tutto il Mediterraneo.
Abbiamo iniziato, ovviamente, col Monte Bianco, il tetto d'Europa,
con tre guide e vari maestri, attraverso il Mont Blanc de
Tacul e il Mont Maudit, abbiamo sfiorato la tragedia: sul
ritorno siamo stati colti da un'improvvisa bufera che ci ha
bloccato per 8 ore, poi una schiarita ha permesso che un elicottero
francese ci traesse in salvo, un bell'inizio senza dubbio...
Siamo andati sul Gennargentu, la montagna isola, sul Gran
Sasso in condizioni invernali e sull'Etna, con eruzione e
lava...
Questi i monti italiani,
ora ci racconti di quelli che meno conosciamo...
Abbiamo scalato il
Triglav in Slovenia , una via ferrata molto impervia; il Dinara,
il monte piú della Croazia, dove il vero problema erano
le mine antiuomo, a ricordo del recente conflitto...; il Durmitor
nel Montenegro; il Korabit in Albania al confine con la Macedonia,
un'avventura Nepalese, un salto nel medio evo: questa spedizione
l'abbiamo praticata con i muli, indietro nel tempo, in una
miseria tremenda abbiamo visto case poverissime, ma in ognuna
sovrastava l'antenna satellitare, sono le contraddizioni del
nostro tempo; in Grecia non potevamo tralasciare l'Olimpo,
mitica sede degli dei, in realtá una bella montagna
dolomitica; in Turchia abbiamo scartato il biblico Ararat,
perchè . non si trova nella regione mediterranea e
ci siamo diretti ai Tauri (Toros)e abbiamo scalato il Demirkazik
di oltre 3000 metri, la nostra montagna piú impegnativa
con i suoi 1800 metri da arrampicare, salita e discesa veramente
impegnative...; in Libano abbiamo salito con le jeep tra lingue
di neve l'omonimo Monte, la Montagna Nera, che sorge nella
valle della Bekaa in mezzo a coltivazioni di marijuana; Nella
zona tra Israele e Mar Rosso abbiamo salito il Sinai con gli
oltre 3600 gradini...
Bene eccoci arrivati sulle
coste del Nord Africa qui le cose come sono andate?
Abbastanza male...
infatti uno dei problemi principali sono stati i passaggi
di confine, quello dell'Egitto ci ha richiesto ben 14 ore
di snervante attesa per passare noi, i camion e il nostro
materiale... del discorso del Marocco ho giá detto,
aggiungo che abbiamo salito il Toub Kal; Infine nella penisola
iberica ci siamo diretti alla Sierra Nevada e salito il Mula
Cen che con i suoi 3200 metri di altezza é il monte
piú elevato della Spagna, abbiamo concluso con il Pic
d'Aneto il 13 di Ottobre.
Qual'é stata la maggior preoccupazione di questa spedizione?
La maggior preoccupazione
é stato il tempo, la mancanza di tempo a disposizione
ci ha sempre rincorso, non avevamo possibilitá di aspettare
nel caso di intemperie, dovevamo andare con ogni condizione
atmosferica, bello o brutto si doveva camminare sempre: ad
esempio sul Triglav era molto brutto, dovevamo fare i collegamenti
e poi abbiamo fatto un record: quando i camion di Overland
sono arrivati a Genova, al termine della spedizione il 26
Ottobre, noi avevamo giá pronto stampato il libro che
descriveva l'Anello Azzurro, un vero record, che ci é
costata sforzi immensi, ma anche analoga soddisfazione
Un libro sul Camminamediterraneo? su Overland 6?
Non uno solo, ma sei! Uno per
ogni spedizione di Overland, la spedizione é il punto
di partenza per descrivere regioni e popoli, io sto agendo
in tal senso e li sto preparando tutti, un'opera veramente
impegnativa che viene redatta con la collaborazione della'Editrice
CISCRA, che stampa per conto delle CAsse di Credito Cooperativo,
che ha rilevato tutti i diritti di immagine di Overland.
Deve essere stata una spedizione entusiasmante! Ci sono particolari
curiosi? Ce ne sarebbero
moltissimi da raccontare, ma uno che ha del paradossale lo
voglio proprio dire: Camminamediterraneo, nonostante la sua
eccezionalitá é stato ignorato dai suoi due
maggiori sponsor: il CAI lo ha fatto passare sotto silenzio,
lo Scarpone lo ha ignorato per via dei camion, come se noi
viaggiassimo seduti e non avessimo scalato 15 montagne...;
le riprese RAI di Overland ci ignoravano invece perché
camminando a piedi non eravamo nello spirito dell'impresa
dei camion... una vicenda degna di Kafka!
Avete solo camminato, o avete anche fatto esperimenti scientifici,
lei non é stato uno dei primi partecipanti del programma
Piramide al K2?
Io ho scelto di andare in pensione proprio per seguire il
progetto Piramide di Ardito Desio, di cui ero addetto stampa,
ho collaborato strettamente per anni con Hildegard e Tona
Diemberger, non potevo certamente fare CAmminamediterraneo
solo per il gusto di camminare...
In collaborazione con l'Universitá di Milano abbiamo
fatto prelievi di ghiaccio e neve su ogni montagna salita,
cosí ci sará la possibilitá di fare confronti
diretti delle condizioni ambientali in tempo reale.
Come sempre l'ultima domanda riguarda il futuro, i desideri:
ha un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare?
Ah ecco, la domanda di mezzanotte...
In questo momento non saprei, mi sembra di aver fatto di tutto.
In ogni decade della mia vita ho fatto una spedizione importante,
allo scadere della decina del sei mancano due anni e di certo
qualcosa verrá fuori...
Comunque all'alba dei 60 anni e con oltre 40 libri scritti
sulle spalle, vorrei ricordare Ardito Desio, sul quale sto
scrivendo un libro, vorrei organizzare una spedizone sulle
Ande Argentine per intitolargli una montagna, il Cerro Ardito
Desio.
© Filippo
Zolezzi
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