INTERVISTE

  a cura di
  Filippo Zolezzi

 

 

Simone Moro

Alpinista-Scrittore-Amico sincero

Simone Moro
Simone Moro

Un'intervista fuori dall'ordinario con una persona speciale, eseguita in condizioni poco comuni.
Simone Moro mi ha dato questa intervista attraverso il PC, io comodo al caldo a Genova e lui in tenda al campo base del Shisha Pangma a 5.255 metri, senza dimenticare il giorno... il 25 Dicembre 2004, ossia il giorno di Natale!
Simone Moro é uno dei maggiori alpinisti in attivitá, dotato di un palmares che pochi alpinisti al mondo possono vantare.
Inoltre é diventato scrittore e la sua opera prima Cometa sull'Annapurna é stato un successo straordinario: tre ristampe in nemmeno tre mesi, un libro bellissimo che vi consiglio proprio di leggere, tanto bello che noi di Alpinia, dopo averlo dichiarato Imperdibile di Ottobre, lo abbiamo anche insignito come Imperdibile dell'anno 2003, il miglior libro di montagna su 199 recensiti nella nostra rubrica... Ma basta premesse e leggiamo l'intervista che ci mostra come Simone sia prima di tutto un Uomo, quel tipo di alpinista e guida che chiunque vorrebbe avere legato al capo della propria corda in montagna...

 

Mi sembra che la tua passione per la montagna sia nata in ben giovane etá...
La montagna é divenuta parte del mio quotidiano sin da giovanissimo. I miei genitori portavano spesso me ed i miei fratelli a camminare in montagna ed in estate andavamo in ferie in campeggio in Dolomiti. Bisognava essere fatti di filo di ferro per non venire catturati sentimentalmente dalla montagna. Ho fatto gare di sci di fondo, di nuoto, di ciclismo, a piedi e coltivato numerose esperienze sportive diverse, ma la montagna e stata colei che mi ha stregato di piú. La prospettiva verticale si é presto sostituita a quella orizzontale dei sentieri e dei prati e ho cominciato a fare le prime vie ferrate, sempre con papá. Lui poi ha capito che volevo liberarmi anche di quel cavo d'acciaio per muovermi libero sulla verticale e il suo appoggio e la mancanza di un suo ostruzionismo sono stati per me vitali. E' cominciata la mia carriera.

Vuoi riassumerci brevemente la tua carriera di alpinista?
Ho cominciato seriamente sotto la guida di un arrampicatore esperto che mi ha obbligato a fare due anni da secondo di cordata sulle vie classiche della Grigna e delle Prealpi Orobie. Il primo anno e mezzo usavo solo scarponi rigidi e solo dopo quel periodo mi é stato concesso di usare le scarpette da arrampicata (le Galibier). Poi ci siamo spostati in Dolomiti ed abbiamo fatto un bel bottino di vie classiche sui principali gruppi rocciosi. Ricordo che volevo salire tutte le vie "Messner" come fossero state il lasciapassare per una carriera grandiosa. Le sue foto assieme a quelle di Manolo stazionavano in camera mia ed erano loro il TOP da cui volevo imparare. Nasceva intanto l'arrampicata sportiva ed anche io ne venni catturato. Pur facendo sempre attivita "classica" mi dedicai ai monotiri estremi ed ad allenamenti ferrei e regolari. Dal 1985 (Bardonecchia con la prima gara Sportroccia) al 1990 feci una marea di gare sia nazionali che internazionali e mi saziai pienamente di tutto ció che questa disciplina mi seppe regalare. Dal 1990 ripresi con le attivitá piu classiche su roccia e ghiaccio e dal 1992 cominciai a fare spedizioni. Da allora ad oggi ne ho fatte piu di 25 sia in Himalaya che in Karakorum, Pamir, Thien Shan, Ande, Patagonia, Antartide, Caucaso, Africa.
La mia età cronologica é di 36 anni e direi che il bottino personale e soddisfacente.
cometa sull'annapurna
La copertina del libro

Cometa sull'Annapurna é un libro bellissimo, penso uno dei piu belli apparsi in questi ultimi anni, noi lo abbiamo nominato Libro Imperdibile dell'Anno 2003: come sei stato stimolato a diventare scrittore?
Il libro é nato perché c'era una storia da raccontare e che dovevo raccontarmi. Ero consapevole di essere l'unico sopravvissuto di una caduta spaventosa. Oggi si scrivono e pubblicano troppi libri senza avere una propria storia o raccontando storie altrui e questa é una moda che a me non piace. Si scrivono anche libri che lasciano sentenze e verdetti e questa e un'altra delle pochezze di molti presunti scrittori. Basta guardare il libro di Krakauer e quello di Anatolij Boukreev riferiti alla tragedia del 1996 sull 'Everest e si capisce subito chi é solo un bravo scrittore e chi un uomo con alto profilo etico ed umano. Io ho scritto il mio primo libro e oggi lo considero come una scalata importante della mia carriera di uomo e di alpinista. Non ho avuto fretta ed ho aspettato quasi 25 spedizioni realizzate prima di prendere la parola.

In Cometa sull'Annapurna emerge chiaramente la tua stima e la tua amicizia con Toly Bukreev, come e nato questo vostro rapporto?
Il rapporto con Anatolij é nato tra i 6500 metri ed i 7000 metri di quota del versante nord del Shisha Pangma. Ci siamo conosciuti lassú lavorando duramente facendo la traccia nelle neve alta. Io ero con lo zaino piu leggero di lui e allora lavorai di piú. Alla sera venne da me e mi ringrazió. Seppi dopo chi era quel gentiluomo e divenimmo subito amici, grandi ed inseparabili amici. Ho impostato il libro su di un'amicizia, una scalata é presto dimenticata, un'amicizia mai.

Mi colpisce molto la descrizione della cornice che vi ha fatto precipitare quel 25 Dicembre 1997 nel momento che l'hai scoperta, quali sensazioni in te in quei drammatici momenti?
La cornice evocó in me sentimenti tragici e di impotenza. Era li chissá da quante settimane e sperai solo che se ne stesse buona ancora per qualche ora. Il destino aveva piani diversi.
Anatolij bukreev
Simone e Anatolij

Sei precipitato per 800 metri, ti sei ritrovato seriamente ferito e solo, per la perdita dei tuoi compagni. Se non sono indelicato cosa provavi in quei momenti?
Dopo 800 metri di volo con due amici persi e con la mia stessa vita che si stava per spegnere ho dovuto decidere se farmi sopraffare dalla mano della morte e abbandonarmi a lei o se lottare e tentare per assurdo di dargli una lezione e rovinargli i piani.

Fuggire dalla morte dopo aver quasi oltrepassato la sua soglia, ritornare alla vita in una disperata discesa, sicuramente tu hai dedicato poco spazio a questo ritorno alla vita, molto meno che Messner nel suo recente libro La Montagna nuda. Cosa ti spingeva a lottare per sopravvivere?
Sono sempre rimasto affascinato sentendo storie vere e tragiche di gente che sopravviveva all'impossibile, ai lager nazisti, alla povertá piú assoluta. Mio nonno, che aveva dieci figli, mi raccontó di situazioni epiche vissute nel suo quotidiano ed ho sempre voluto dimostrare a me stesso che anche io avevo la fibra di questi uomini formidabili. Al progresso non ho mai permesso di portarmi via i miei geni e la parte animale di me stesso. Noi maschietti siamo sempre meno dotati degli attributi dei nostri vecchi e questo non ho mai voluto che mi capitasse. Per questo ho sempre vissuto con una forte autodisciplina e ciò mi ha aiutato a sopravvivere a morte sicura. Anche io un giorno varcheró la soglia. Ma il 25 dicembre del 1997 per me non era arrivato l'epilogo ed era arrivato il momento di lottare come altri uomini avevano saputo fare. Non sai che animale divenni in quelle ore dopo la tragedia. Avrei potuto spostare la montagna dalla rabbia e dalla voglia di vita che avevo addosso. E' difficile da spiegare e da capire ma il risultato finale é che mi feci graziare da un destino funesto. Messner racconta in modo diverso queste vicende ma la forza interiore penso sia stata la stessa.

Come si svolge la vita di Simone Moro, sei sempre in giro per il mondo....
- Simone Moro é fidanzato con Barbara Zwerger e papá di una figlia che si chiama Martina Moro e che amo moltissimo. Vorrei essere un padre di contenuto e non solo di presenza. I figli hanno bisogno di qualcuno che parli insegni e trasmetta a loro i valori su cui costruire un esistenza. Troppo spesso ci sono genitori presenti fisicamente ed assenti in queste cose. Sono dei baby sitters gratis che parcheggiano i figli davanti ad una videocassetta, o a un gioco accattivante o nelle mani dei vari istruttori sportivi o di musica. Io quando sono a casa con mia figlia sono per lei e si spengono telefoni, computer e si stacca con il mondo. In quelle ore cerco di parlare, giocare, sognare e fantasticare con lei. E' vero sono spesso lontano dall'Italia e dagli affetti e mi assumo le responsabilità di questo. Non sará peró sempre cosí nomade la mia vita, è solo figlia della mia etá e delle mie energie attuali. Simone Moro vive collaborando e lavorando per 11 sponsor che non chiedono mai risultati sportivi, ma una presenza e disponibilità aziendale per conferenze, consulenze, clinic, aggiornamenti, strategie d'immagine. Con tutte queste aziende sono in rapporto di amicizia ed anche con coloro che non sono piu miei partner diretti continuo a mantenere un ottimo rapporto di stima ed amicizia.
moro everest
Simone Moro in vetta all'Everest

Pensi che ci sia differenza nello spirito di chi oggi cerca nuove vie nelle montagne himalayane rispetto alla fase pionieristica e dei primi salitori?
Puo essere lo stesso su cime di 7000 e 6000 metri inviolate o su pareti di 8000 metri ancora vergini. Lí forse si puo provare ancora quello spirito di "conquista" che c'era negli anni '50 sugli 8000 anche se mentalità, cultura, materiali hanno ridotto parte delle incognite. L'avventura e la conquista devono però nascere dentro di noi e basta avere un po' di fantasia e disponibilitá a fallire per mantenerla viva anche nel XXI secolo. Mettersi in fila non é il modo piú esaltante per sognare e far sognare. E' probabilmente il modo migliore per centrare il proprio obbiettivo personale, ma l'alpinismo di Simone Moro cerca di essere diverso. Coronato spesso da fallimenti ma che si muove su binari alternativi e totalmente miei.

Tu che ne sei uno dei principali protagonisti, come vedi l'alpinismo oggi?
L'alpinismo di oggi ha ancora cosí tanto da fare e da raccontare che non posso che vederlo potenzialmente prolifico. Le mode e le file oggi ci sono e ammazzano molte componenti vive del salire una montagna ma io sono piú portato a guardare le infinite possibilità di un alpinismo alternativo che non la stagnazione della fantasia di alcuni. Sono un ottimista e cerco sempre di vedere positivo.

Siamo su internet e la domanda può apparire banale e scontata: come giudichi la spettacolarizzazione che le imprese hanno oggi attraverso i satellitari e i PC portatili? Ho potuto seguire giorno dopo giorno le tue ultime imprese, penso a Liv Arnesen e Ann Bancroft seguite da milioni di bambini nella loro traversata dell'Antartide...
Internet é un nuovo modo per comunicare ed é un nuovo tipo di linguaggio. C'é chi lo ama e chi lo odia. Io ho dimostrato di poterne fare a meno quando lo volevo e di utilizzarlo quando invece lo reputavo utile. Facendo l' alpinista di mestiere e non essendo figlio di papà ho deciso di utilizzarlo per raccontare al più grande numero possibile di persone quello che riesco o che non riesco a fare. Anche i miei fallimenti sono stati raccontati via internet ed in diretta quindi ricordiamoci che é un arma a doppio taglio. Io rispetto i puristi che rinnegano tutto e tutti ma odio poi vederli in fila fuori dall'ufficio marketing di potenziali sponsor. Le vacanze io non me le farei pagare da nessuno e se sono un puro lo sono dentro e non solo fuori. A buon intenditor....

Pensi che con Internet si possa realmente condividere il proprio sogno con persone di tutto il mondo?
Con internet si ha la possibilità di raccontare e raccontarsi e farsi giudicare. Le balle hanno gambe corte e non si vive di solo fumo o si ha comunque vita breve. Io non recito un copione se non quello del mio io. Le critiche mi feriscono ma sono sempre riuscito a resistere nel cadere nella trappola delle repliche infinite.

Quali sono i tuoi programmi futuri?
I miei programmi sono cosí fitti e numerosi che ci vorrebbero 5 o 6 vite per essere realizzati. Voglio peró continuare a sorridere alla vita e traboccare di entusiasmo sia come uomo, come padre, come alpinista e come tassello di una societá.
Shisha Pangma
Shisha Pangma

 

Hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare nella tua vita?
Il sogno sportivo sarebbe la traversata Everest-Lhotse senza ossigeno o la salita che avevamo pensato io e Anatolij nel 1997 sull' Annapurna. Come uomo mi piacerebbe avere altri figli e fare il genitore e passare il testimone. Come professionista spero di dimostrare abilitá non solo con piccozza e ramponi ai piedi..

Ci puoi descrivere la tua spedizione in corso allo Shisha Pangma?
La mia spedizione é scritta e descritta in www.simonemoro.com, andate a darci un'occhiata.....

Andare in montagna é il fine della tua vita?
Andare in montagna non é il fine ultimo della mia vita, ne é il mezzo per gioire, per capire di vivere; é un cammino non per la montagna, ma attraverso la montagna per arrivare a se stessi.
Simone Moro
Simone al campo base

Per concludere tu vai per conoscere e conquistare?
No, non c'á piú lo sconosciuto sul nostro pianeta e con internet possiamo viaggiare stando seduti sulla poltrona di casa. Il motore del mio alpinismo non é la voglia di scoprire o di conquistare, é un sentiero, un cammino, é diverso da una volta, é una conquista personale, ho conosciuto me stesso, i miei limiti, i miei difetti, ho conquistato la felicitá, ogni giorno, ho potuto vivere quello che mi piace, vivere una scommessa.

Ecco qua le risposte alla tua lunga intervista.
Adesso ho le mani ghiacciate sulla tastiera del computer che finalmente, adesso, spengo.

 

© Filippo Zolezzi