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Simone Moro
Alpinista-Scrittore-Amico sincero
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| Simone Moro |
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Un'intervista
fuori dall'ordinario con una persona speciale, eseguita
in condizioni poco comuni.
Simone Moro mi ha dato questa intervista attraverso
il PC, io comodo al caldo a Genova e lui in tenda al
campo base del Shisha Pangma a 5.255 metri, senza dimenticare
il giorno... il 25 Dicembre 2004, ossia il giorno di
Natale!
Simone Moro é uno dei maggiori alpinisti in attivitá,
dotato di un palmares che pochi alpinisti al mondo possono
vantare.
Inoltre é diventato scrittore e la sua opera
prima Cometa
sull'Annapurna é stato un successo straordinario:
tre ristampe in nemmeno tre mesi, un libro bellissimo
che vi consiglio proprio di leggere, tanto bello che
noi di Alpinia, dopo averlo dichiarato Imperdibile
di Ottobre, lo abbiamo anche insignito come
Imperdibile
dell'anno 2003, il miglior libro di montagna su
199 recensiti nella nostra rubrica... Ma basta premesse
e leggiamo l'intervista che ci mostra come Simone sia
prima di tutto un Uomo, quel tipo di alpinista e guida
che chiunque vorrebbe avere legato al capo della propria
corda in montagna...
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Mi sembra che la tua passione
per la montagna sia nata in ben giovane etá...
La montagna é divenuta parte del mio quotidiano sin
da giovanissimo. I miei genitori portavano spesso me ed i
miei fratelli a camminare in montagna ed in estate andavamo
in ferie in campeggio in Dolomiti. Bisognava essere fatti
di filo di ferro per non venire catturati sentimentalmente
dalla montagna. Ho fatto gare di sci di fondo, di nuoto, di
ciclismo, a piedi e coltivato numerose esperienze sportive
diverse, ma la montagna e stata colei che mi ha stregato di
piú. La prospettiva verticale si é presto sostituita
a quella orizzontale dei sentieri e dei prati e ho cominciato
a fare le prime vie ferrate, sempre con papá. Lui poi
ha capito che volevo liberarmi anche di quel cavo d'acciaio
per muovermi libero sulla verticale e il suo appoggio e la
mancanza di un suo ostruzionismo sono stati per me vitali.
E' cominciata la mia carriera.
Vuoi riassumerci
brevemente la tua carriera di alpinista?
Ho cominciato seriamente sotto la guida di un arrampicatore
esperto che mi ha obbligato a fare due anni da secondo di
cordata sulle vie classiche della Grigna e delle Prealpi Orobie.
Il primo anno e mezzo usavo solo scarponi rigidi e solo dopo
quel periodo mi é stato concesso di usare le scarpette
da arrampicata (le Galibier). Poi ci siamo spostati in Dolomiti
ed abbiamo fatto un bel bottino di vie classiche sui principali
gruppi rocciosi. Ricordo che volevo salire tutte le vie "Messner"
come fossero state il lasciapassare per una carriera grandiosa.
Le sue foto assieme a quelle di Manolo stazionavano in camera
mia ed erano loro il TOP da cui volevo imparare. Nasceva intanto
l'arrampicata sportiva ed anche io ne venni catturato. Pur
facendo sempre attivita "classica" mi dedicai ai monotiri
estremi ed ad allenamenti ferrei e regolari. Dal 1985 (Bardonecchia
con la prima gara Sportroccia) al 1990 feci una marea di gare
sia nazionali che internazionali e mi saziai pienamente di
tutto ció che questa disciplina mi seppe regalare.
Dal 1990 ripresi con le attivitá piu classiche su roccia
e ghiaccio e dal 1992 cominciai a fare spedizioni. Da allora
ad oggi ne ho fatte piu di 25 sia in Himalaya che in Karakorum,
Pamir, Thien Shan, Ande, Patagonia, Antartide, Caucaso, Africa.
La mia età cronologica é di 36 anni e direi
che il bottino personale e soddisfacente.
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La copertina del libro
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Cometa
sull'Annapurna é un libro bellissimo, penso uno
dei piu belli apparsi in questi ultimi anni, noi lo abbiamo
nominato Libro
Imperdibile dell'Anno 2003: come sei stato stimolato a
diventare scrittore?
Il libro é nato perché c'era una storia da raccontare
e che dovevo raccontarmi. Ero consapevole di essere l'unico
sopravvissuto di una caduta spaventosa. Oggi si scrivono e
pubblicano troppi libri senza avere una propria storia o raccontando
storie altrui e questa é una moda che a me non piace.
Si scrivono anche libri che lasciano sentenze e verdetti e
questa e un'altra delle pochezze di molti presunti scrittori.
Basta guardare il libro di Krakauer e quello di Anatolij Boukreev
riferiti alla tragedia del 1996 sull 'Everest e si capisce
subito chi é solo un bravo scrittore e chi un uomo
con alto profilo etico ed umano. Io ho scritto il mio primo
libro e oggi lo considero come una scalata importante della
mia carriera di uomo e di alpinista. Non ho avuto fretta ed
ho aspettato quasi 25 spedizioni realizzate prima di prendere
la parola.
In Cometa sull'Annapurna
emerge chiaramente la tua stima e la tua amicizia con Toly
Bukreev, come e nato questo vostro rapporto?
Il rapporto con Anatolij é nato tra i 6500 metri ed
i 7000 metri di quota del versante nord del Shisha Pangma.
Ci siamo conosciuti lassú lavorando duramente facendo
la traccia nelle neve alta. Io ero con lo zaino piu leggero
di lui e allora lavorai di piú. Alla sera venne da
me e mi ringrazió. Seppi dopo chi era quel gentiluomo
e divenimmo subito amici, grandi ed inseparabili amici. Ho
impostato il libro su di un'amicizia, una scalata é
presto dimenticata, un'amicizia mai.
Mi colpisce molto la descrizione
della cornice che vi ha fatto precipitare quel 25 Dicembre
1997 nel momento che l'hai scoperta, quali sensazioni in te
in quei drammatici momenti?
La cornice evocó
in me sentimenti tragici e di impotenza. Era li chissá
da quante settimane e sperai solo che se ne stesse buona ancora
per qualche ora. Il destino aveva piani diversi.
Sei precipitato per 800 metri,
ti sei ritrovato seriamente ferito e solo, per la perdita
dei tuoi compagni. Se non sono indelicato cosa provavi in
quei momenti?
Dopo 800 metri di
volo con due amici persi e con la mia stessa vita che si stava
per spegnere ho dovuto decidere se farmi sopraffare dalla
mano della morte e abbandonarmi a lei o se lottare e tentare
per assurdo di dargli una lezione e rovinargli i piani.
Fuggire dalla morte dopo
aver quasi oltrepassato la sua soglia, ritornare alla vita
in una disperata discesa, sicuramente tu hai dedicato poco
spazio a questo ritorno alla vita, molto meno che Messner
nel suo recente libro La
Montagna nuda. Cosa ti spingeva a lottare per sopravvivere?
Sono sempre rimasto
affascinato sentendo storie vere e tragiche di gente che sopravviveva
all'impossibile, ai lager nazisti, alla povertá piú
assoluta. Mio nonno, che aveva dieci figli, mi raccontó
di situazioni epiche vissute nel suo quotidiano ed ho sempre
voluto dimostrare a me stesso che anche io avevo la fibra
di questi uomini formidabili. Al progresso non ho mai permesso
di portarmi via i miei geni e la parte animale di me stesso.
Noi maschietti siamo sempre meno dotati degli attributi dei
nostri vecchi e questo non ho mai voluto che mi capitasse.
Per questo ho sempre vissuto con una forte autodisciplina
e ciò mi ha aiutato a sopravvivere a morte sicura.
Anche io un giorno varcheró la soglia. Ma il 25 dicembre
del 1997 per me non era arrivato l'epilogo ed era arrivato
il momento di lottare come altri uomini avevano saputo fare.
Non sai che animale divenni in quelle ore dopo la tragedia.
Avrei potuto spostare la montagna dalla rabbia e dalla voglia
di vita che avevo addosso. E' difficile da spiegare e da capire
ma il risultato finale é che mi feci graziare da un
destino funesto. Messner racconta in modo diverso queste vicende
ma la forza interiore penso sia stata la stessa.
Come si svolge la vita di
Simone Moro, sei sempre in giro per il mondo....
- Simone Moro é
fidanzato con Barbara Zwerger e papá di una figlia
che si chiama Martina Moro e che amo moltissimo. Vorrei essere
un padre di contenuto e non solo di presenza. I figli hanno
bisogno di qualcuno che parli insegni e trasmetta a loro i
valori su cui costruire un esistenza. Troppo spesso ci sono
genitori presenti fisicamente ed assenti in queste cose. Sono
dei baby sitters gratis che parcheggiano i figli davanti ad
una videocassetta, o a un gioco accattivante o nelle mani
dei vari istruttori sportivi o di musica. Io quando sono a
casa con mia figlia sono per lei e si spengono telefoni, computer
e si stacca con il mondo. In quelle ore cerco di parlare,
giocare, sognare e fantasticare con lei. E' vero sono spesso
lontano dall'Italia e dagli affetti e mi assumo le responsabilità
di questo. Non sará peró sempre cosí
nomade la mia vita, è solo figlia della mia etá
e delle mie energie attuali. Simone Moro vive collaborando
e lavorando per 11 sponsor che non chiedono mai risultati
sportivi, ma una presenza e disponibilità aziendale
per conferenze, consulenze, clinic, aggiornamenti, strategie
d'immagine. Con tutte queste aziende sono in rapporto di amicizia
ed anche con coloro che non sono piu miei partner diretti
continuo a mantenere un ottimo rapporto di stima ed amicizia.
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Simone Moro in vetta all'Everest
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Pensi che ci
sia differenza nello spirito di chi oggi cerca nuove vie nelle
montagne himalayane rispetto alla fase pionieristica e dei
primi salitori?
Puo essere lo stesso
su cime di 7000 e 6000 metri inviolate o su pareti di 8000
metri ancora vergini. Lí forse si puo provare ancora
quello spirito di "conquista" che c'era negli anni '50 sugli
8000 anche se mentalità, cultura, materiali hanno ridotto
parte delle incognite. L'avventura e la conquista devono però
nascere dentro di noi e basta avere un po' di fantasia e disponibilitá
a fallire per mantenerla viva anche nel XXI secolo. Mettersi
in fila non é il modo piú esaltante per sognare
e far sognare. E' probabilmente il modo migliore per centrare
il proprio obbiettivo personale, ma l'alpinismo di Simone
Moro cerca di essere diverso. Coronato spesso da fallimenti
ma che si muove su binari alternativi e totalmente miei.
Tu che ne sei
uno dei principali protagonisti, come vedi l'alpinismo oggi?
L'alpinismo di oggi
ha ancora cosí tanto da fare e da raccontare che non
posso che vederlo potenzialmente prolifico. Le mode e le file
oggi ci sono e ammazzano molte componenti vive del salire
una montagna ma io sono piú portato a guardare le infinite
possibilità di un alpinismo alternativo che non la
stagnazione della fantasia di alcuni. Sono un ottimista e
cerco sempre di vedere positivo.
Siamo su internet e la domanda
può apparire banale e scontata: come giudichi la spettacolarizzazione
che le imprese hanno oggi attraverso i satellitari e i PC
portatili? Ho potuto seguire giorno dopo giorno le tue ultime
imprese, penso a Liv Arnesen e Ann Bancroft seguite da milioni
di bambini nella loro traversata dell'Antartide...
Internet é
un nuovo modo per comunicare ed é un nuovo tipo di
linguaggio. C'é chi lo ama e chi lo odia. Io ho dimostrato
di poterne fare a meno quando lo volevo e di utilizzarlo quando
invece lo reputavo utile. Facendo l' alpinista di mestiere
e non essendo figlio di papà ho deciso di utilizzarlo
per raccontare al più grande numero possibile di persone
quello che riesco o che non riesco a fare. Anche i miei fallimenti
sono stati raccontati via internet ed in diretta quindi ricordiamoci
che é un arma a doppio taglio. Io rispetto i puristi
che rinnegano tutto e tutti ma odio poi vederli in fila fuori
dall'ufficio marketing di potenziali sponsor. Le vacanze io
non me le farei pagare da nessuno e se sono un puro lo sono
dentro e non solo fuori. A buon intenditor....
Pensi che con Internet si
possa realmente condividere il proprio sogno con persone di
tutto il mondo?
Con internet si
ha la possibilità di raccontare e raccontarsi e farsi
giudicare. Le balle hanno gambe corte e non si vive di solo
fumo o si ha comunque vita breve. Io non recito un copione
se non quello del mio io. Le critiche mi feriscono ma sono
sempre riuscito a resistere nel cadere nella trappola delle
repliche infinite.
Quali sono i tuoi programmi
futuri?
I miei programmi
sono cosí fitti e numerosi che ci vorrebbero 5 o 6
vite per essere realizzati. Voglio peró continuare
a sorridere alla vita e traboccare di entusiasmo sia come
uomo, come padre, come alpinista e come tassello di una societá.
Hai un sogno nel cassetto
che vorresti realizzare nella tua vita?
Il sogno sportivo
sarebbe la traversata Everest-Lhotse senza ossigeno o la salita
che avevamo pensato io e Anatolij nel 1997 sull' Annapurna.
Come uomo mi piacerebbe avere altri figli e fare il genitore
e passare il testimone. Come professionista spero di dimostrare
abilitá non solo con piccozza e ramponi ai piedi..
Ci puoi descrivere la tua
spedizione in corso allo Shisha Pangma?
La mia spedizione
é scritta e descritta in www.simonemoro.com,
andate a darci un'occhiata.....
Andare in montagna
é il fine della tua vita?
Andare in montagna
non é il fine ultimo della mia vita, ne é il
mezzo per gioire, per capire di vivere; é un cammino
non per la montagna, ma attraverso la montagna per arrivare
a se stessi.
Per concludere tu vai per
conoscere e conquistare?
No, non c'á
piú lo sconosciuto sul nostro pianeta e con internet
possiamo viaggiare stando seduti sulla poltrona di casa. Il
motore del mio alpinismo non é la voglia di scoprire
o di conquistare, é un sentiero, un cammino, é
diverso da una volta, é una conquista personale, ho
conosciuto me stesso, i miei limiti, i miei difetti, ho conquistato
la felicitá, ogni giorno, ho potuto vivere quello che
mi piace, vivere una scommessa.
Ecco qua le risposte alla tua
lunga intervista.
Adesso ho le mani ghiacciate sulla tastiera del computer che
finalmente, adesso, spengo.
© Filippo
Zolezzi
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