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Alessandro Gogna
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| Alessandro Gogna |
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Alessandro
Gogna è stato negli anni '70 uno dei protagonisti
dell'alpinismo di punta: ha al suo attivo almeno 150
prime ascensioni nelle Alpi ed in altre catene montuose,
nonchþ 3 spedizioni in Himalaya e Karakorum (Annapurna,
Lhotse e K2).
E' nato a Genova, il 29 luglio 1946 ed é residente a
Milano.
Guida Alpina e tour leader di 15 trekking in Asia ed
Africa, dal 1982 é editore di pubblicazioni di montagna.
La sua attivitá consiste nel divulgare a tutti
i livelli il mondo della montagna, con particolare riferimento
alla storia dell'alpinismo, alla geografia e alla corretta
frequentazione della natura. Proprio nell'ottica della
conservazione dell'ambiente naturale montano, Gogna
fu uno dei primi alpinisti in Italia ad occuparsi dei
problemi del turismo in montagna e fu fondatore e segretario
di Mountain Wilderness dal 1988 al 1991. E' stato ideatore
e coordinatore di alcune importanti iniziative ambientali,
come Marmolada Pulita, Free K2, Proteggi il Bianco,
Aquila Verde, ecc.
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Alessandro Gogna, tu sei di Genova,
una cittá di mare, cosí di Genova era anche Gianni Calcagno,
di Viareggio Cosimo Zappelli, solo alcuni grandi alpinisti
venuti dal mare, qual'é la molla che ti ha spinto a cercare
i monti?
A parte il fatto che ci sono poche culture cosí radicate alla
terra come quella ligure-genovese (vedi la cucina...), non
so quale sia stata la molla. So solo che ad un certo punto
(otto anni, davanti ad un tabellone turistico-escursionistico
di Bieno Valsugana) ho capito che quella sarebbe stata la
mia vita. La montagna come amore principale, come simbolo
di un'aspirazione di vita, un modello forse irraggiungibile
ma certamente valido. Ad otto anni non avevo di queste conclusioni,
ma ne sentivo tutta la forza, a dispetto dei genitori e della
mia inesperienza.
Quali sono le tappe che consideri
fondamentali nella tua vita?
Una é certamente quella appena raccontata, davanti
al tabellone che poi ho ricopiato con i pastelli colorati
su un foglio di carta da disegno che conservo ancora ora,
con tutti gli itinerari, le malghe, le cime e i passi della
zona. Poi la conoscenza di Paolo Armando, alpinista torinese
ma amico di molti milanesi miei amici a quel tempo (1966).
Da cui discende la salita con Paolo allo Scarason, nella Alpi
Liguri, ancora oggi considerata una delle vie piú impegnative
dell'arco alpino (vedi cosa ne scrive Berhault). Poi la salita
invernale al Pizzo Badile, poi la solitaria alla Walker. Poi
la conoscenza di Ornella (scomparsa recentemente, 30 dicembre
2003), sposata poi nel 1971. La salita al Naso di Z'Mutt del
Cervino con Leo Cerruti, la terribile esperienza all'Annapurna
(morti sotto valanga Leo Cerruti e Miller Rava), la conseguente
riflessione sul mio grande alpinismo (crisi?) sfociata in
un grande viaggio in Asia (1974-1975) con Ornella lasciando
50 lire sul nostro conto corrente in Italia. Viaggio dove
ho imparato la quasi totalitá delle cose che oggi ritengo
ancora importanti. L'elenco delle tappe sarebbe ancora molto
lungo, l'epica stesura di Mezzogiorno di Pietra, l'esaltante
scrittura di Sentieri Verticali, il distacco da Ornella, gli
innamoramenti, due figlie, il distacco dalla seconda moglie...
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Gogna in azione...
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Ci sono persone
che consideri fondamentali per la tua vita e le tue scelte?
Sí, le mie donne: Ornella Antonioli, Bibiana Ferrari e la
mia attuale compagna Guya Spaziani. Le mie figlie, ovviamente,
Petra ed Elena. Aggiungo Gian Piero Motti, mio maestro di
vita e di pensiero.
Tu hai fondato
Mountain Wilderness nel 1987, perchþ allora lo facesti? Pensi
che oggi ci si possa ancora battere per ideali del genere?
Lo feci perchþ ero seriamente preoccupato di come veniva gestita
la montagna a quel tempo, soprattutto mi spaventavano i progetti
grandiosi, quelli alla Monterosaski o Dolomiti Superski, per
intenderci. La costruzione di nuove funivie, ecc. Penso che
oggi ci si debba ancora battere per questi che io vorrei chiamare
problemi ambientali, non per un ideale bensí per la coscienza
che la ragione é dalla nostra parte. Gli ideali sono come
dei fuochi che qualche volta ardono violentemente e poi hanno
dei periodi di brace, non sono sempre affidabili... Allora
mettevamo troppa anima in quella lotta, meglio scendere su
un piano di trattativa, mastini contro mastini.
Gogna é legato
a straordinarie imprese alpinistiche, a prime salite... ma
anche ai 100 nuovi mattini...
Quello dei 100 Nuovi Mattini
é stato un periodo bellissimo, sembrava che si realizzassero
tutte le promesse del Nuovo Mattino. In seguito l'arrampicata
sportiva ha soppiantato pressoché totalmente il free climbing
e l'incanto é finito. I ragazzi di oggi che fanno competizione
su muri artificiali oppure scalano su falesie spittate non
sanno cosa si sono persi... peró tutto puó ricominciare domani.
Di sicuro i
tuoi libri hanno fatto sognare tante persone, che motivazioni
ti hanno spinto a diventare scrittore prima e fotografo poi?
Ho sempre scritto
volentieri una serie di appunti, mi veniva facile e naturale.
Quindi é stato logico, ad un certo punto, accettare la proposta
di Dall'Oglio di scrivere un libro autobiografico (peró avevo
giá scritto per Tamari "Grandes Jorasses, sperone Walker").
L'unica motivazione é sempre stata quella di raccontare alla
gente un'esperienza, forse mi ero accorto di essere piú bravo
di altri a farlo. Non ritengo di avere di piú da dire, solo
di dirlo meglio. Poi, non penso di essere davvero fotografo.
Anche se le foto mie nei Grandi Spazi delle Alpi sono tante,
la mia mission é quella di scrivere e l'immagine é solo secondaria.
Non ho il talento di Marco Milani, Federico Raiser, Gian Luca
Boetti, Alberto Campanile ed altri (solo per rimanere in Italia).
Quando loro fotografano il risultato é sempre un oggetto che
sfiora l'arte, io invece cerco solo la documentazione geografica
e solo talvolta sfioro il buon prodotto di artigianato...
K3 é una delle agenzie di
foto di montagna piú conosciute e apprezzate, com'é nata l'idea
di darvi vita e qual é la vostra mission?
K3 Photo Agency é
la necessaria conseguenza di due fatti: uno, con la realizzazione
dei Grandi Spazi delle Alpi l'archivio si era smisuratamente
ingrandito; due, commerciare fotografie di montagna fa parte
di quella "holding" culturale sulla montagna che perseguiamo
da almeno 25 anni. Se digiti www.k-3.it
entri per un portale che ti conduce nella nostra casa editrice
www.edizionimelograno.com
, nell'agenzia fotografica www.k3photo.com
(con la sottosezione delle mie serate
www.k3photo.com/serate.htm
), nel nostro ufficio di comunicazione
www.kappatrecomunicazione.com
e nel sito delle altre attivitá legate alla montagna
che noi portiamo avanti www.k3lavoriverticali.com
. Tutte queste cose sono la nostra mission.
Con Milani avete
sviluppato la tecnica orbicolare di foto in montagna: ne abbiamo
gli splendidi esempi nella collana 360ç e anche nei Grandi
spazi delle Alpi, é stato difficile?
Lo sviluppo non é
stato particolarmente difficile, anche se si vedono bene i
molti progressi fatti dal volume II (il primo uscito) all'VIII
(l'ultimo)...
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I Grandi Spazi delle Alpi
vol. VIII
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Il progetto di descrivere
l'intero arco alpino nella collana I
Grandi spazi delle Alpi era molto ambizioso e ha visto
il suo compimento pochi mesi fa, ce lo puoi descrivere nel
suo divenire?
E' stata una fatica
bestiale, un impegno di 10 anni come non so se ci prenderemo
mai ancora l'uguale. Ci sono stati momenti davvero duri nei
quali dubitavamo di vedere la fine del tunnel. Alcuni capitoli
hanno richiesto fino a 4 visite, con tutte le spese e le ore
di cammino conseguenti. Un giorno il nostro coeditore Gherardo
Priuli (anche lui stressato e dubitoso) mi disse: - senta,
Gogna, prima di morire io voglio poter rispondere, allorché
saró davanti a San Pietro che mi chiederá cosa ho fatto nella
vita, "io... io ho fatto i Grandi Spazi delle Alpi..." L'unico
rimpianto é di avere impostato qualcosa nel disegno grafico
determinando con ció l'assoluta supremazia dell'immagine sul
testo. Questo infatti scompare, la gente guarda le foto e
classifica la collana un'opera fotografica. Niente di piú
sbagliato e spero che in futuro il giudizio cambierá.
So che sei impegnato in
una nuova e interessantissima fatica editoriale...
Sí, Storia delle
Guide Alpine Lombarde, con Giuseppe Miotti, giá mio compagno
d'avventura in "A piedi in Valtellina". Una fatica, ma nei
limiti accettabili.
Anche se la
domanda puó apparire banale... ad un alpinista come te che
ha fatto tante prime ascensioni, che ha scritto molti libri,
che si getta in pasto a platee affollatissime nelle serate
e nelle conferenze, cos'é piú impegnativo e rischioso per
il proprio equilibrio psico-fisico?
Credo ció che in
realtá é impegnativo e rischioso per chiunque. Per una bella
ragazza famosa e di successo é la paura di invecchiare e la
conseguente incapacitá di accettare il proprio declino fisico.
Per un atleta, stessa paura del declino fisico. Prime ascensioni,
libri, serate non devono essere necessarie a "tenerci su",
anzi non devono essere necessarie affatto. Sono state sufficienti
a cambiarci la vita, ma ora dobbiamo gestirne il ricordo.
Ancora oggi pratico tutte e tre le cose, ma con spirito ben
diverso da decenni fa. L'ambizione, molla necessaria, é stata
da me circoscritta in limiti del tutto accettabili e positivi.
Occorre guardare con simpatia a chi ci ha seguito, a chi oggi
"fa" cose straordinarie. E' importante seguire l'attivitá
alpina ed extraeuropea sulle riviste estere: allora si capisce
che non solo l'alpinismo non é finito, come qualcuno dice
a vanvera, si capisce soprattutto che il nostro é servito
a qualcosa (e non solo a gonfiare il nostro "io").
Un fatto triste
ha scosso il mondo dello sport: la vicenda del povero Pantani
ci mostra come la societá mediatica crei e distrugga
i propri miti, tu hai realizzato molto, cosa ti senti di consigliare
a un giovane per la propria riuscita nella vita, per non essere
vittima del Grande fratello o di qualche rissa da discoteca?
Pantani, come del
resto ha scritto anche Serra su La Repubblica, é l'ennesima
dimostrazione di come difficilmente siamo in grado di assumerci
le nostre responsabilitá. Con tutte le persone sulla
strada della depressione che ci sono in giro, dire che la
colpa é della societá é un danno tremendo,
un'istigazione strisciante al suicidio. Dire come Maradona
che la colpa é tua, mia e sua é un generalizzare
che tende alla piú facile via salvifica per lui stesso,
notoriamente implicato in problemi simili a quelli di Pantani.
Questi, genio della bicicletta, tanto splendido nelle vittorie
quanto eclatante nella sfiga e nelle sconfitte, si é
trovato di fronte ad un corridoio che poteva portarlo solo
dove poi lo ha portato. Ma questo non toglie che la responsabilitá
sia prima di tutto sua se non ha saputo fare dietrofront.
Basta con questa societá di merda, con questa cultura
di merda, con la cattiveria degli altri... non si puó
piú pensare che la rivoluzione debbano farla sempre
gli altri oppure, nel migliore dei casi, che dobbiamo farla
assieme agli altri: prima di tutto dobbiamo farla noi stessi,
nel nostro intimo. Per un depresso, malattia terribile, dare
la colpa agli altri é la cosa piú facile e piú
pericolosa, una vera e propria droga.
Ti ritieni
soddisfatto delle tue scelte, (da certe foto si puó pensare
di sí..), pensi di avere realizzato ció che desideravi nei
tuoi sogni giovanili? Hai magari un sogno nel cassetto che
attende di essere messo in pratica?
Sí, sono abbastanza
soddisfatto da dire che solo per alcune piccole cose avrei
voglia di tornare indietro. Per la quasi totalitá mi va bene
aver vissuto cosí. Sogni nel cassetto, chi non ne ha? Io ne
ho uno, ma non vorrei parlarne per paura di togliergli energia.
Posso solo dire che non c'entra con l'alpinismo...
© Filippo
Zolezzi
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