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ARDITO DESIO
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| Ardito Desio |
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Il
2004 vede le celebrazioni per il 50ç anniversario della
conquista del K2, seconda montagna del mondo per altezza
ma forse prima per difficoltá e fascino, ad opera
della spedizione italiana diretta dal professor Ardito
Desio.
Egli é mancato nel 2001, alla bella etá
di 104 anni, ancora perfettamente lucido e cosciente.
Noi di Alpinia vogliamo onorarne la memoria pubblicando
questa intervista che lui ha cortesemente concesso nel
1993, quindi a 96 anni..., a Giovanni Peretti di Bormio
(SO) e apparsa su Neve e Valanghe, la rivista dell'AINEVA
della quale Peretti era ed é tuttora Direttore
Responsabile.
L'intervista era rivolta a Desio soprattutto come geologo
e scienziato di illustre fama, piuttosto che come capospedizione
del K2, per questo l'abbiamo un pochino adattata, sfrondandola
dai particolari maggiormente tecnici che avrebbero potuto
risultare difficili ai lettori, ma senza alterare o
cambiare neppure una parola dell'illustre scienziato.
Nel luglio del 2004 Giovanni Peretti è stato
chiamato tra l'altro, in qualità di Geologo esperto
di Meteorologia di montagna, di Neve e di Valanghe e
di Glaciologia, a ripercorrere proprio le orme di Desio
sul ghiacciaio del Baltoro nella spedizione Scientifica
organizzata in occasione del 50° anniversario sopraccitato
diretta dal Prof. Smiraglia dell'Università di
Milano.
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Professor Desio,
come Le é "scattata la molla" scientifico-esplorativa?
Di tanto in tanto mi capita di ritornare con la mia mente
alle vicende piú salienti della mia lunga vita che é stata
intimamente legata ad una scienza: la Geologia. Incominciai
ad essere attratto da ricerche di carattere, in certo qual
modo, geologico fin dalla mia prima giovinezza quando frequentavo
il ginnasio nella cittadina di Cividale del Friuli, patria
d'origine di mia madre. Durante una gita sulle colline dei
dintorni, scoprii, cosí per caso, un nido di fossili dal quale
riuscii anche ad isolare un esemplare ben conservato. La scoperta
stimoló non soltanto la mia curiositá, ma anche il vivo interesse
per quei "sassi" che piú tardi potei apprezzare anche di piú
per il loro significato scientifico. Erano, infatti, documenti
validi per conoscere un lembo della storia geologica di quell'incantevole
territorio, che finii con l'amare maggiormente, perché avevo
imparato a conoscere qualcosa di piú delle sue bellezze naturali.
Forse fu quella vicenda che serví di spunto ad orientare tutta
la mia vita futura, quella che fu la lunga vita di un geologo.
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1926, Desio in sella a Bacós
a Giarabub
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Lo studio della Terra
e dei fenomeni naturali che, dentro e fuori, vi avvengono
ha caratterizzato tutta la Sua esistenza. Ma cosa vuol dire,
per Lei, essere Geologo?
Secondo me, non v'é professione piú bella, piú sana, piú varia
di quella del geologo almeno di quello tradizionale. Egli
parte con il suo sacco da montagna contenente le provviste
della giornata, munito del suo martello, di una bussola, delle
carte topografiche del territorio da visitare, di una serie
di matite colorate e di un taccuino per le annotazioni.
Dopo una settimana di lavoro sul terreno egli rientra ad una
base logistica dove deposita i materiali raccolti e rivede
i suoi appunti e la carta geologica che ha rilevato. Anche
nel suo paese egli é un esploratore. Esplora il terreno, ne
ricostruisce le strutture sotterranee, cerca le ricchezze
del regno minerale, siano queste minerali veri e propri, siano
pietre, siano acque. E sono ben pochi i turisti che come i
geologi sono in grado di godere piú intimamente delle bellezze
della Natura. Non le sole forme esterne, per quanto armoniose,
per quanto pittoresche, li appagano: si affaccia a loro la
visione delle meravigliose strutture sotterranee, si presentano
gli effetti di potenti urti e scorrimenti di enormi masse
rocciose che hanno a poco a poco, lentamente, insensibilmente
sconvolto tanta parte della crosta terrestre. E "sente" la
meravigliosa armonia che associa alle forme esterne quelle
interne fondendole in una sequenza di cause e di effetti.
E' specialmente la montagna quella che mostra piú vive le
sue carni, piú scoperto il suo scheletro. La montagna é quella
che il geologo ama di piú poiché é il frutto delle immani
battaglie sferrate in epoche remote dalle forze telluriche
al guscio del nostro pianeta. Dopo quanto ho detto si puó
comprendere facilmente lo spirito d'avventura che anima il
geologo. L'esploratore di casa propria diventa l'esploratore
di paesi sconosciuti; egli é spesso destinato a formare la
pattuglia di punta della civiltá nei paesi piú selvaggi e
piú remoti. E' il pioniere lanciato alla ricerca delle ricchezze
della Natura.
Lei, allora, ha vissuto tutte
le tappe di questa professione della natura: dai tempi delle
esplorazioni alla moderna Geologia Applicata
Il mio professore di geologia, nell'anno successivo alla laurea
- che avevo ottenuto nel luglio del 1920 con pieni voti e
lode - mi propose di effettuare una missione geologica nell'isola
di Castelrosso nel Mare di Levante. Disponevo soltanto dei
soldi per l'andata: quelli per il ritorno mi sarebbero stati
inviati dopo un mese. Senonché, di passaggio da Rodi, incontrai
due personaggi di mia conoscenza un professore universitario
di "geografia e il direttore dell'Istituto Geografico Militare,
i quali s'interessarono al mio caso e mi fornirono i mezzi
per estendere le ricerche ad alcune isole del Dodecaneso.
Con una seconda missione, due anni dopo, riuscii a completare
lo studio dí tutto quell'arcipelago ed a compilare una monografia
geologica che venne pubblicata dal Servizio Geologico d'Italia.
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1929, rilevamenti geologici
di Desio al K2
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Queste prime esperienze Le
servirono successivamente?
Certamente!. Infatti, dopo il buon esito delle due missioni
nel Dodecaneso, nel 1926 la Societá Geografica Italiana
m'incaricó di effettuare una missione in Libia, nell'Oasi
di Giarabub. Fu quello il mio primo ingresso in Africa, che
piú tardi dovevo esplorare assai piú ampiamente.
Infatti nel 1931, per incarico dell'Accademia d'Italia, presieduta
allora da Guglielmo Marconi, effettuai una spedizione nel
Sahara Libico fra la cesta della Sirte e il confine del Sudan,
passando per l'Oasi di Cufra, e facendo ritorno alla costa
attraverso il Fezzan Orientale. Impiegai quasi quattro mesi
a percorrere quattromila chilometri in piena estate, in uno
dei deserti piú torridi della Terra con una carovana
di cento e dieci cammelli accompagnata da una trentina di
carovanieri e da una scorta armata, poiché le mie indagini
erano state interrotte dallo scoppio della seconda guerra
mondiale.
Ci racconti qualche altro
episodio
Una nuova esperienza che
contrassegnó un periodo molto significativo della mia
vita aveva avuto luogo nel 1929, quando dal Duca di Spoleto
- che avevo conosciuto vari anni prima mentre ero imbarcato
sulla torpediniera al suo comando per visitare un isolotto
sperduto a ponente del Dodecaneso - fui chiamato a partecipare
alla sua spedizione nel Karakorum. Per quasi otto mesi vagai,
per lo piú senza altri compagni che pochi portatori
baltí, su quei grandiosi ghiacciai, effettuando non
soltanto le ricerche geologiche, ma anche numerosi rilievi
topografici di aree sconosciute. In questa occasione penetrai
con un compagno nella valle Shaksgam sul versante nord del
Karakorum ch'era quasi del tutto inesplorata. Quando risalii
per la prima volta il ghiacciaio Baltoro, uno dei maggiori
del Karakorum e imboccai la valle che scende dal K2, rimasi
affascinato dallo splendore di quella montagna che si ergeva
isolata sullo sfondo del cielo con le sue immani pareti incrostate
di ghiaccio. Quella visione rimase scolpita per sempre nella
mia mente e nel mio cuore fino a che riuscii ad organizzare
la spedizione che il 31 luglio 1954 scaló per la prima
volta quella vetta immacolata, alta 8611 m e seconda cima
del mondo per altezza , con due dei suoi membri, Achille Compagnoni
e Lino Lacedelli, dopo che sette tentativi di spedizioni di
varie nazionalitá erano falliti.
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1954, Desio, campo base K2
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Il suo girovagare
fra monti e valli del Mondo si é certamente svolto anche in
ambienti fortemente innevati ed alle alte quote. Ci racconti
qualche episodio legato alle valanghe
Fra le avventure
che mi capitarono durante le spedizioni nel Karakorum di cui
ho fatto cenno, uno dei rischi piú frequenti fu sicuramente
quello di essere travolto dalle valanghe. I fianchi delle
valli di tipo glaciale sono comunemente molto ripidi e scoscesi,
e quando il manto nevoso che li ricopre é sovrabbondante,
é soggetto a sfaldarsi ed a precipitare sotto forma di valanga.
Fu cosí, per esempio, che durante la prima spedizione sul
ghiacciaio Baltoro ebbi piú volte a rischiare la vita per
eventi di tal genere. Ricordo in particolare la prima volta
che mi accampai nell'alta valle del ghiacciaio Godwin Austen,
uno dei rami d'alimento del Baltoro, che una notte la mia
tenda fu quasi sepolta da una valanga precipitata da una parete
del K2 malgrado fosse situata quasi sul lato opposto della
valle. Un'altra vicenda del genere mi capitó durante l'esplorazione
del ghiacciaio Abruzzi, uno dei rami d'alimento, allora inesplorato,
del ghiacciaio Baltoro. Una notte dopo una serie di marce
avversate dal maltempo, mi ero dovuto accampare alla bell'e
meglio causa la nebbia sempre fitta, cercando di tenermi lontano
dai fianchi della valle. Nella notte non riuscivo a chiudere
occhio per il formidabile bombardamento delle valanghe che
precipitavano dai fianchi sovraccarichi di neve fresca. Ad
un certo momento fui svegliato di soprassalto dal rombo di
una valanga precipitata piú vicino del solito. La tenda fu
scossa da un fremito violento, ma resistette mentre una gragnola
di nevischio tempestava la nostra casa di tela. Quando ritornó
un po' di calma aprii a fatica la tenda, ch'era rimasta quasi
sepolta dalla neve, ed uno spettacolo inaspettato mi apparve
verso monte. Illuminata dalla luna, un'ampia insellatura s'inarcava
sopra una cascata di seracchi all'origine della valle. Il
mistero della valle sconosciuta era rivelato. Dopo un tentativo
frustrato dal maltempo, riuscii finalmente a raggiungere il
culmine della sella e guardare al di lá. Denominai la sella
"Sella Conway" dal nome di uno dei pionieri delle esplorazioni
del Karakorum, mentre dedicai al Duca degli Abruzzi - che
nel 1909 aveva tentato di scalare il K2 ed aveva raggiunto
sul Bride Peak il record del mondo per altezza - il ghiacciaio
sottostante.
Ma, allora,
il Suo impegno piú grosso in queste spedizioni era quello
alpinistico-esplorativo?
No certamente, anche
la spedizione del 1954, come tutte le altre, aveva compiti
scientifici. Ricerche geologiche, geofisiche, paletnologiche,
oltre a rilievi topografici, rappresentavano l'impegno mio
e dei miei collaboratori. Comunque, mentre i miei uomini scendevano
dal campo base verso valle, io riprendevo per altri due mesi
le ricerche geologiche nel bacino del Baltoro e lungo altri
due dei maggiori ghiacciai del Karakorum, il Biafo e l'Hispar.
Non sentivo quasi piú la fatica, affascinato com'ero
dalla bellezza del paesaggio e dall'interesse dell'esplorazione
geologica. Ero felice di viaggiare da solo con i miei bravi
portatori baltí che mi si erano molto affezionati e
sarei rimasto ancora piú a lungo a svolgere le mie
ricerche se messaggi dall'Italia non mi avessero richiamato
in patria per partecipare alle cerimonie organizzate in onore
della spedizione. Ad essa seguirono altre quattro nel Karakorum
per completare le ricerche geologiche, geofisiche ed etnografiche
e per controllare lo strano comportamento di un ghiacciaio
che nel 1953 era impazzito allungandosi improvvisamente di
1 1 km nel giro di tre mesi, seppellendo un'amena valle boschiva
e minacciando i villaggi sottostanti. In quegli anni organizzai
e diressi altre due spedizioni nella catena dell'Hindú
Kush, una delle quali nell'Afghanistan nord-orientale. Negli
anni successivi effettuai due missioni in Birmania, altre
due fra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro ed una nell'Isola
di Mindanao (Filippine). Ma poi altri viaggi, almeno in parte
d'interesse geologico, mi portarono nel Tibet, in vari paesi
dell'America Meridionale e nell'Antartide, sino al Polo Sud.
Quale, tra tutte le spedizioni
che ha portato a termine, é quella che maggiormente ricorda?
A questo punto mi
accorgo di essermi lasciato trascinare un po' troppo a lungo
sul tema delle esplorazioni scientifiche, forse perché hanno
occupato tanta parte della mia vita. In effetti la risposta
alla Sua domanda é facile per me: in realtá sono due e cioé
la spedizione che ha scalato il K2 e la traversata del Sahara
orientale con una carovana di cammelli. I motivi sono ovvi,
per quanto ho finora detto.
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1993, Piramide Ev-K2-CNR e Monte Everest
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Professor Desio,
a 96 anni ancora cosí pieno di energie, di motivazioni
e di entusiasmo: un esempio per tutti noi. Ed allora, programmi
futuri?
Quanto ai programmi
che sto portando avanti attualmente, diró che si tratta
di effettuare una serie di ricerche scientifiche multidisciplinari
nelle catene dell'Himalaya e del Karakorum. Fra l'altro ricordo
che sotto la cima dell'Everest a 5050 m d'altezza, l'organizzazione
che va sotto la sigla Ev-K2-CNR e che io stesso presiedo,
nel 1990 ha piazzato una piramide-laboratorio in vetro e alluminio,
alta otto metri e mezzo, e divisa in tre piani, che ospita
un completo laboratorio scientifico d'alto livello per ricerche
medico-fisiologíche e meteorologiche. Il laboratorio
é del tutto autonomo come energía: essa viene
fornita da una centralina idroelettrica, da due motori a vento
e da una serie di pannelli solari. Altre spedizioni Ev-K2-CNR
che operano autonomamente, si occupano di ricerche geologiche,
geofisiche, glaciologiche ed etnografiche. Nell'anno in corso
hanno lavorato e stanno lavorando nelle aree suddette una
dozzina dí spedizioni scientifiche dell'organizzazione
Ev-K2-CNR. A queste si aggiungerá durante 'autunno
una spedizione diretta a rimisurare, in collaborazione con
operatori cinesi, l'altezza dell'Everest. Dopo quanto ho detto,
sará facile comprendere come al presente non mi resti
molto tempo da dedicare alle altre attivitá e tutto
ció finché la salute me lo consentirá.
Tuttavia - diró cosí - in margine, sto provvedendo
alla pubblicazione del 9ç volume della serie dedicata ai risultati
scientifici delle mie spedizioni nel Karakorum e nell'Hindu
Kush, mentre é da poco uscito il volume relativo alla
spedizione Ev-K2-CNR nel Sinkiang e nella valle Shaksgam.
A ció si aggiunge la preparazione della quarta edizione
della mia opera scolastica "Geologia Applicata all'Ingegneria".
Che altro ancora?
Ce ne sono giá troppe per continuare; altrimenti il
lettore si rifiuterebbe di credermi!
Il
lettore interessato potrá trovare molte notizie su
Ardito Desio, la sua vita e le sue opere sul sito ufficiale
Ardito Desio. Le foto del servizio appartengono al sito
citato.
© Filippo
Zolezzi
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