| Maria
Coffey 
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Maria Coffey é diventata famosa in tutto il mondo
per i suoi libri dedicati al dolore di chi perde una
persona amata in montagna: in "Confine incerto"
descrive la sua vicenda personale e la disperazione
per la scomparsa sull'Everest del suo compagno, il famoso
alpinista Joe Tasker, ne "L'ombra della montagna"
la sua analisi va oltre se stessa e analizza molte altre
situazioni.
Maria si é aperta generosamente e senza remore
ai lettori di Alpinia con questa intervista, che ne
descrive completamente l'umanitá e l'amore per
chi soffre a causa delle attivitá rischiose della
persona amata.
Chi conosce giá i libri di Maria, ne comprenderá
meglio il significato, chi non li ha ancora letti, dopo
questa intervista sentirá sicuramente il bisogno
di farlo.
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Non tutti i nostri
lettori hanno avuto la fortuna di leggere i tuoi libri, vuoi
parlarci un pochino di te, della tua vita: dicci chi é
Maria.
Sono nata e sono stata educata in Inghilterra, all'interno
di una comunitá cattolica irlandese molto compatta.
Entrambi i miei genitori erano emigrati dall'Irlanda, alla
quale han sempre fatto riferimento come "casa" e mi hanno
educata in modo che mi considerassi irlandese. Quindi io mi
sono sempre sentita, anche da giovane, come un outsider,
non realmente parte del luogo in cui vivevo. Questo, penso
piú di qualsiasi cosa, ha contribuito al mio bisogno
di viaggiare, mettermi in luoghi dove io sono un outsider.
Ció ha fatto di me anche un'osservatrice - io amo osservare
le persone, studiare come si muovono e parlano ed interagiscono:
il che é un importante attributo per uno scrittore.
Questo mi ha attratto verso persone e gruppi che sono in qualche
modo ai margini. Ho studiato Geografia ed Istruzione all'Universitá
di Liverpool, poi sono andata ad insegnare e viaggiare per
un anno in America Latina - in Perú, Bolivia e Argentina.
Quando ritornai da quei viaggi fui coinvolta nel mondo dell'arrampicata.
Mio fratello Mick, che ha dodici anni piú di me, era
rocciatore e alpinista ed io cominciai ad incontrare alcuni
dei suoi amici, persone un poêselvatiche e indomite che facevano
le feste piú sorprendenti! Io fui attratta verso di
loro perché amavo la loro energia, il loro ardimento
ed il fatto che la maggior parte di loro stavano scegliendo
di fare un percorso non convenzionale nella loro vita - vivendo
sul filo in molti modi diversi. Non iniziai mai a scalare,
ma sviluppai molte amicizie in quel mondo, e fu cosí
che incontrai Joe Tasker.
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Confine incerto
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Ho provato molta
emozione leggendo Confine
incerto (Fragile edge), emozione che si é presto
trasformata in commozione.. come é nata lêidea di descrivere
te stessa con questo libro?
Il mio rapporto con Joe Tasker durava da tre anni, quando
egli scomparve senza lasciare alcuna traccia sulla parete
nord est dellêEverest insieme a Peter Boardman.
Dopo aver ricevuto queste notizie, iniziai a scrivere un diario:
era la prima volta che facevo una cosa simile. Scrissi ossessivamente,
riempiendo una quantitá di quaderni, tutto descrissi
durante il mio viaggio allêEverest con Hilary Boardman e per
un intero anno dopo quel fatto, raccogliendo e registrando
cosí tanti pensieri su Joe, la nostra relazione, la
sua perdita.
Una volta terminata la stesura dei diari, li portai in giro
con me - io non li leggevo mai, ma loro erano come una parte
di me che io non volevo perdere. Nel 1985, quando venni in
Canada ad insegnare, portai i diari con me; due anni piú
tardi, quando sposai Dag Goering, mi resi conto improvvisamente
di quello che rappresentavano. C'erano cosí tanti grovigli
nel mio passato, tante cose che erano state lasciate irrisolte
tra Joe e me; prima che io potessi affrontare il futuro con
Dag, dovevo passare attraverso quei grovigli, e tentare di
riordinarli. I diari erano la chiave per questo. Li lessi
di nuovo e poi cominciai a scrivere. Non sapevo perché
stessi scrivendo, era solo qualche cosa che mi sentivo costretta
a fare. Quando ebbi scritto 15.000 parole, comunque, pensai
che forse avrei dovuto farne qualche cosa. Spedii il manoscritto
a Hilary Boardman che lo mostró a Chris Bonington,
il quale mi scrisse incoraggiandomi a continuare a raccontare
una storia che non era stata raccontata mai nel mondo dell'alpinismo.
E cosí io continuai, per mesi. Fu un lavoro spossante,
una catarsi. Fui molto fortunata ad avere un marito che capiva
perché io dovevo fare questo e che accettó che
la sua sposa passasse i primi mesi del suo matrimonio a scrivere
sul suo amore per un altro uomo!!!
A quel punto, l'agente letterario di Chris si interessó
al progetto. A febbraio 1988 le spedii il manoscritto. Tre
settimane piú tardi telefonó per dire che era
stato accettato per la pubblicazione. E' stato sconvolgente!!
In realtá il lavoro era stato esclusivamente per me
stessa, per tentare di giungere a comprendere - ed ora capivo,
improvvisamente che la mia storia stava per essere resa pubblica.
Non hai avuto
paura di descrivere la tua debolezza, il tuo dolore, la tua
disperazione e la tua ricerca di unêancora di salvezza. Dove
hai trovato questa possibilitá?
Non so. Come ho detto prima, per me era necessario scrivere
questo, era una catarsi. Fragile Edge é stato
il mio primo libro, ma da allora scrivere é divenuto
per me un modo di ordinare le mie esperienze, esaminarle e
dar loro un senso. Sono stata sempre una persona molto onesta
e scrivo molto apertamente su di me: a che scopo nascondermi?
Io ho avuto
lêimpressione che la chiave di svolta si trovi nel viaggio
al campo dellêEverest, nel vedere con i tuoi occhi ció che
Joe amava e di fissare nel tuo cuore ció che lui ha fissato
prima di morireÄ sbaglio?
Sí, tu hai ragione, ed io non so dirlo in modo migliore!
Joe non volle mai che io andassi ai campi base con lui. Quindi
le sue scalate erano una parte della sua vita che in realtá
io non ho condiviso. Ed é stata dura, perché
era una parte cosí importante ! Quando ho ricevuto
la notizia che lui era morto, io non lo vedevo da tre mesi.
Io volevo essere nei luoghi in cui lui era stato, poco prima
che morisse, e, come tu dici in modo cosí bello, io
volli vedere le cose che lui ha visto e fissarle nel mio cuore.
Io volli anche cercare di capire quello che l'aveva attratto
via da me e verso queste montagne, una volta e un'altra volta
ancora. Sull' Everest, giunsi a capire che ero affascinata
dalla bellezza della montagna, ero capace di vederla attraverso
i suoi occhi, e comprendere perché lui bramava essere
in luoghi cosí alti, selvaggi.
Lêincontro con
Dag ha cambiato la tua vita, ti fa piacere dirci come?
Sono venuta in Canada nel
1985 per uno scambio annuale culturale di insegnanti. Sei
mesi piú tardi, incontrai Dag in un corso di Tai Chi.
Lui viveva in Germania da alcuni anni, frequentando laggiú
l'universitá: studiava da veterinario ed era ritornato
recentemente in Canada a fare della ricerca per il suo Dottorato.
Quando lo vidi, per la prima volta da quando Joe morí
mi sentii aprire il cuore. E' stato tremendo, perché
io ero ancora innamorata di Joe, il che spiega perché
tutti i miei altri tentativi a relazioni dopo la sua morte
erano andati a vuoto. Ma Dag é molto speciale, con
una comprensione profonda della natura umana. E lui non si
sentí minacciato dal "fantasma" di Joe.
La nostra relazione cominció molto lentamente - Dag
stava riprendendosi anche lui da una profonda ferita - ma
dall'anno seguente noi sapevamo entrambi che il nostro futuro
era legato. Fin dall'inizio, Dag disse chiaramente che lui
voleva una vita avventurosa. Ma altrettanto chiaramente disse
che voleva me al centro della sua vita, condividere con me
tutte le sue avventure. Dapprima questo fu un concetto duro
da afferrare, per me - era cosí diverso dalla filosofia
di Joe!! Ma é stato meraviglioso. Abbiamo viaggiato
insieme in molte parti del mondo, esplorando luoghi in kayak,
bicicletta, e barca a vela. Io so che a Dag sarebbe piaciuto
'spingere il limite' piú di quanto abbia fatto, e che
lui é trattenuto per causa mia. E per questo gli sono
molto grata.
Noi ora lavoriamo come una squadra creativa: Dag é
un fotografo, anche lui scrive e mette insieme presentazioni
multi-mediali meravigliose sui nostri viaggi. Quindi le nostre
vite veramente sono intrecciate, sotto tutti gli aspetti.
Con "L'Ombra della montagna"
( Where the mountain casts its shadow) sei passata dalla tua
vicenda personale al confronto con altre persone che hanno
avuto vicende analoghe alla tua. Quale la molla che ti ha
spinto a entrare in questo tabú: lêimpatto dellêalpinismo
estremo sulla vita delle persone?
Nel 1999 "Confine
incerto" (Fragile Edge) fu ripubblicato in Nord
America. Io fui invitata al Festival Cinematografico di Banff
Mountain per parlare ad un convegno chiamato "Avventura:
Il Costo Personale". In quel convegno, di fronte ad un
pubblico di alpinisti, parlai molto apertamente ed onestamente
di quello voleva dire amare, e perdere, qualcuno in montagna.
Ed io parlai dellêimpatto che avevo riscontrato su altri partner
e sui bambini di scalatori. Le mie parole causarono un grande
subbuglio - molte persone nel pubblico erano adirate, altri
erano molto a favore - e per tutto il resto del festival la
gente parlava di questa discussione. Mio marito Dag era tra
il pubblico e dopo mi disse: "Hai cosí tanto da dire
su questo argomento: devi scriverlo". La mia prima reazione
fu un NO! Avevo l'impressione di aver violato un tabú
durante quella discussione ed ero spaventata all'idea di andare
oltre. Ma l'idea si consolidó, e un anno dopo, con
lêincoraggiamento di Dag, cominciai a pensare seriamente di
scrivere un simile libro.
La montagna e i personaggi
che qui emergono sono ben diversi dalle immagini stereotipate
del conquistatore. Lotta nobilissima con il monte, sorta di
super-eroe: leggendo i primi capitoli del tuo libro si potrebbe
pensare che chi fa alpinismo rischioso nonostante abbia una
compagna, una moglie e dei figli sia invece un perfetto egoista
o almeno un incosciente, ma poi emergono altri fattori, ad
esempio verrebbe voglia di picchiare Jim Wickwire, eppure
poi si cambia opinione, cosa ne dici?
Ho voluto mostrare
tutti i lati della storia dellêalpinismo, per dare voce a
molte persone, opinioni e teorie e quindi per permettere al
lettore di farsi un a propria opinione nella sua mente.
Qualche donna
dopo la perdita di un compagno in montagna spesso dice –mai
piú con un alpinista” ma penso a Linda Wylie che dopo
aver perso Greg Gordon suo compagno da oltre 10 anni, si é
unita allo straordinario Anatolij Bukreev dovendo presto subire
un altro terribile dolore. Cosa porta a voler riprovare le
stesse sofferenze?
Non cêé una
risposta sola a questa domanda, per ognuno é differente.
Ma penso che ci sia unêassuefazione nel vivere con uno scalatore
di alta quota. Lo psicologo Geoff Powter chiama ció
–la sindrome della personalitá ripetitiva”, la ricerca
di un costante cambiamento per creare eccitazione. Gli scalatori
mostrano ció nella loro irrequietezza - essi desiderano
ardentemente di essere lontani a scalare, e quando sono sulla
montagna desiderano ardentemente di tornare a casa. I loro
partner mostrano ció nella scelta del compagno e nello
stile di vita che conduce insieme a lui o a lei - qualcuno
che é sempre in procinto di partire per posti remoti
e intrepide avventure, disturbando la famiglia con il loro
andare e venire. Inoltre, quando perdi un partner in montagna,
la comunitá degli alpinisti é molto di sostegno
e protettiva. Allêinterno di essa non devi giustificare nulla
e il tuo cordoglio viene condiviso. In un simile ambiente
sociale é molto facile scivolare nuovamente in una
relazione con un altro scalatore.
In questo libro tu hai il
coraggio di affrontare un argomento che oggi viene sfuggito
da tutti: la morte e il conseguente lutto. Noi viviamo esorcizzandola
e facendo finta di vivere in un mondo di persone felici che
non invecchiano mai e che non hanno mai problemi, ma la realtá
é molto diversa purtroppo: si soffre e tanto e quando le cose
ci capitano addosso non siamo capaci di reagire perché ci
hanno tolto la forza di farlo, la tua immagine della preparazione
funebre irlandese é stupenda, ma ormai non piú praticata,
da dove hai tratto questa forza?
Quando mio padre morí,
il fatto che io fossi con lui, stringendo la sua mano e che
dopo potessi aiutare a preparare il suo corpo per il funerale.
Questi furono grandi doni che mi aiutarono a venire a patti
con la sua morte molto piú rapidamente di quanto avrei
altrimenti fatto. Il momento in cui ho avuto veramente bisogno
di forza é stato quando Joe é scomparso, il
fatto che non ci fosse un corpo, nessuna certezza della sua
morte, questo é stato terribilmente duro e mi ha reso
quasi impossibile metabolizzare la sua morte.
Metabolizzare il lutto, accettare
la morte, vivere consapevoli che qualcosa é cambiato,
lêimmagine del bambino che sotterrava i suoi giochi e poi
li riportava alla luce é sconvolgente, come sei riuscita
ad arrivare fin lí?
Non me lo sono inventato
quel fatto, me lo ha raccontato Tara Mortensen. Lêimmagine
era cosí ricca di significato e si spiegava da sola. Lêho
direttamente inserita nel libro.
Il tuo libro appartiene alla
letteratura di montagna perchþ tu hai parlato con le donne
e i familiari di alpinisti morti scalando, ma le riflessioni
che il tuo libro impone si adattano a tanti altri casi della
vita, io penso che tanta gente leggendo le tue parole possa
trovare un grande conforto e possa uscire dalla propria disperazione,
un muro che si edifica intorno a se stessi, concordi con me?
Assolutamente sí.
Era la mia speranza che persone potessero trovare parallelismi
tra lo scalare e altri ambienti, e ho ricevuto molte lettere
ed e-mails da persone al di fuori della –tribú”, che
sono state toccate ed aiutate dal libro. Persone che lottano
con la depressione, che vengono dal fallimento di un matrimonio,
che convivono con un cancro e, senza dubbio, persone colpite
da lutto non in relazione allêalpinismo. Avere riscontri da
persone cosí riscalda veramente il cuore, é
il miglior riconoscimento che potessi ricevere.
Io penso che questo tuo ultimo
libro obblighi il lettore ad un esame di coscienza, a unêautoanalisi
della propria vita, alle sofferenze e alle preoccupazioni
che infliggiamo a coloro che ci amano, magari nel nome della
libertá personale o della realizzazione dei propri sogni,
dimenticando che cosí rischiamo di troncare i sogni di chi
ci ama anzi i sogni che abbiamo in comune, la nostra vita
stessa..
Sì e ancora
una volta questo viene al di lá del mondo dellêalpinismo.
Il redattore del mio libro é la moglie di un ben noto
chirurgo osseo. Lei non conosceva nulla dellêarrampicata prima
di iniziare a lavorare sul libro. Al primo momento è
inorridita dal comportamento degli scalatori. Poi un giorno
mi ha telefonato e mi ha detto – Ora comprendo cosa vuoi dire
con 'vivere sotto lêombra di qualcuno'. Eê lo stesso per me
con Peter!”.
Qui in Italia sei conosciuta
per questi due libri che parlano di questo argomento, ma tu
hai scritto molti altri libri, soprattutto per bambiniÄ parlaci
di questa attivitá
Ho scritto un certo
numero di libri sulle avventure che ho condiviso con mio marito
DagÄ
I miei libri per bambini:
scriverli é stato molto divertente. Uno di essi, per
adolescenti, descrive la nostra spedizione in kayak alle Isole
Salomone ed é stato illustrato con le stupende foto
di Dag. Gli altri tre libri sono per bambini piccoli e sono
basati sulle avventure del nostro gatto, Teelo, che quando
era piú giovane amava venire con noi sul kayak per
avventure di giornata. A volte vado nelle scuole e racconto
le storie che ci sono in questi libri, nelle quali interpreto
diversi animali, utilizzando burattini. Mi dà grande
gioia veder la meraviglia negli occhi dei bambini!
Hai un sogno che vorresti
realizzare?
Che Dag e io continuiamo
a vivere e ad amarci amare e seguire i nostri cuori il piú
a lungo possibile. Questo é certamente il retaggio
che Joe ci ha lasciato: vivere intensamente, sapendo che questo
puó finire in ogni istante.
Ti ringrazio
con tutto il cuore per il tempo che hai dedicato a me e ai
lettori di Alpinia, voglio esprimerti gratitudine anche da
parte di tutti i lettori italiani dei tuoi libri, perchþ in
essi moltissimi hanno trovato motivi di conforto e di consolazione
e attraverso le tue parole sono riusciti a trovare risposte
importanti a domande che spesso non trovano risposta, grazie
Maria sei una nostra grande amica!
Grazie a te Filippo.
Queste erano domande molto intelligenti e ben meditate e io
ho realmente apprezzato le tue riflessioni e attenzioni. Mando
i miei migliori auguri ai tuoi lettori e mi auguro un giorno
di poter venire in Italia per parlare dei miei libri.
Potrete conoscere
molti altri aspetti di Maria e della sua vita, visitando il
sito suo e di Dag Hidden
Places.
Inoltre qui troverete tutta la
Bibliografia e l'opera letteraria di Maria Coffey
Un ringraziamento di tutto cuore all'amico
Prof. Paolo Follesa, che ci ha amorevolmente assistiti nelle
traduzioni!
© Filippo
Zolezzi
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