INTERVISTE

  a cura di
  Filippo Zolezzi

 

 

ITALO ZANDONELLA CALLEGHER

Italo Zandonella Callegher
Italo Zandonella Callegher
Presidente di Trento FilmFestival

Ho incontrato Italo Zandonella Callegher in occasione del 22° Trento Filmfestival, del quale è Presidente.

Nella borsa avevo, letto a metà, il suo ultimo libro La valanga di Selvapiana, che mi stava appassionando e visto che eravamo all'inizio del Festival e gli impegni non erano ancora pressanti, Italo è riuscito a dedicarmi un po' del suo prezioso tempo per un'amichevole e interessante chiaccherata.
Ovviamente, abbiamo iniziato proprio dal suo ultimo libro...

Italo Zandonella Callegher: alpinista, membro Accademico del CAI, Presidente del Filmfestival di Trento, scrittore... iniziamo da qui, da questo suo ultimo libro: come è nata la singolare idea di cercare il bandolo di una storia apparentemente insignificante della Grande Guerra?
Mio papà fu ferito il mattino del 26 Maggio 1915 e stavo cercando informazioni su chi, come e quando il fatto era successo. Inoltre nel mio paese di Dosoledo cè una lapide, quasi illeggibile, dedicata a 11 uomini e i due fatti hanno dato origine al libro. Immagini la mia emozione e meraviglia, quando ho trovato il diario di Sepp Innerkofler, la grande guida di Sesto, e leggendo ho scoperto che nei 35 colpi di fucile da lui sparati contro gli alpini italiani c'erano anche quelli che avevano ferito mio padre...

Che effetto le ha fatto questa scoperta? Ha odiato Innerkofler?
Per me è stato come scoprire un tesoro, tutto pensavo, fuori che fosse stato proprio Sepp: era il mio mito alpinistico da ragazzo.
Ho scoperto così che lui che era amico di papà vedeva gli italiani come nemici a causa dell'assurda guerra... Questa scoperta, più il desiderio di fare luce sui poveri caduti della lapide di Dosoledo, morti nella valanga di Selvapiana, mi ha fatto scrivere questo libro. Ho fatto molte ricerche all'Archivio di Stato, presso i paesi, ho cercato diari personali e con la fantasia ho integrato quelle notizie, a volte riassunte in una sola riga...

Un misto di realtà e fiction allora?
No assolutamente! E' tutto vero, non ci sono invenzioni, è tutta realtà documentata, solo raccontata in modo un poco più esauriente, meno arida delle cronache e degli scarni documenti ufficiali...
Italo Zandonella Callegher

La sua passione per la montagna è nata presto?
Sin da ragazzo amavo andare in montagna, papà diceva che bisogna amare i monti stando al piano. Siamo quattro fratelli, tutti appassionati di alpinismo e due sono rimasti lassù, vittime della comune passione. La mamma non apprezzava assolutamente e papà, pur essendo sfavorevole, non diceva nulla e ci lasciava fare, io avevo moglie e due bimbi e lui non capiva, ma mi ha sempre rispettato.

Lei è un ottimo e proficuo scrittore di montagna, la descrive in racconti, relazioni, guide, qual'è il genere che più la appassiona?
Ho avuto la voglia e il piacere di scrivere di montagna e l'ho vissuta molto intensamente... i libri scritti da me sono oltre trenta, comprese le guide, ma il genere che preferisco è quello di quest'ultimo libro: mi permette di continuare ricerche, di fare il topo di archivio, di spaziare con la fantasia e di poter ricostruire qualche piccolo brano di storia, anche se minuscolo.

I navigatori di Alpinia ora vorranno sicuramente sapere qualcosa di Lei come alpinista, visto che è Accademico del CAI le sue salite devono avere un grande valore...
Mi sono formato con le vie classiche delle Dolomiti, allora era mediamente un 5° grado, su roccia ottima; noi giovani alpinisti avevamo i piedi negli scarponi rigidi e la testa nel 7°-9° grado di difficoltà; col passaggio alle pedule le possibilita' di elevare le difficolta' sono mediamente aumentate di almeno uno o due gradi, ma il cambiamento di tecnica ci ha falciati come grano. Ricordo di essere stato a nove funerali di compagni in sei anni. Tra i compagni piu' cari e fedeli ricordo Angelo Ursella e Mario Zandonella, mio cugino, che per me era un fratello. La nostra è una famiglia di una volta, con 4 fratelli e 6 cugini, tutti unitissimi e cresciuti con la stessa passione per la montagna.

Italo Zandonella Callegher è da qualche anno presidente del Filmfestival di Trento, come mai questa chiamata al vertice della più importante manifestazione culturale italiana dedicata alla montagna?
Ho fatto 14 spedizioni extraeuropee, tra Ande, Himalaya, Caucaso e altro. Nel 1985 sono stato nominato Accademico del CAI, tra il 1982 e il 1988 ho fatto parte del consiglio del CAI e per 15 anni sono stato Direttore della sua stampa sociale. Nel 2002 il Filmfestival, per poter sopravvivere, aveva bisogno di una significativa ristrutturazione, di un radicale cambiamento; mi hano chiamato e volentieri ho accettato, ma c'era tanto da fare...
Ci voleva uno che agisse da vecchio manager di azienda, come una volta, di quelli che rifacevano i conti ogni sera e che se potevano spendere 1000 lire ne spendevano solo 999. Il Festival era in crisi, schiacciato dal passivo e da un bel buco finanziario, le istituzioni locali hanno capito che il nostro modo di agire era serio e ci hanno sostenuto molto. Ora il Festival produce anche utili cospicui.

Qual'è stato il primo obbiettivo che vi siete posti?
Oltre al risananmento della parte economica, ci siamo posti il traguardo di diventare veramente un festival internazionale, aggiungendo molte cose. Il pubblico ci ha seguito, all'inizio non sono mancate le critiche, ma il nostro sistema si è rivelato buono e ci hanno allora apprezzato.
Nel 2003 c'è stato il rischio di non riuscire ad organizzare il festival, per risparmiare e rientrare del passivo e poter ricominciare con maggior tranquillità l'anno successivo, ma la provincia e il comune ci hanno aiutato molto per non perdere l'appuntamento annuale. Le presenze dello scorso anno sono arrivate a ben 40.000 e quest'anno pensiamo di superarre la soglia dei 50.000 spettatori, sono cifre di grande rilievo! il Festival ha perso quella connotazione un po' provinnciale e locale che aveva nel passato. Noi organizzatori veniamo da fuori: io da Belluno, Nichetti, grande creativo che ho voluto direttore io personalmente, da Milano, Golin da Bolzano.
Trento FIlm Festival

Il manifesto
del FilmFestival
di Trento

Avete raggiunto l'assetto definitivo o ci saranno novità per le prossime edizioni?
La gente crede in noi e noi non vogliamo deluderla... abbiamo due grandi progetti in corso di realizzazione: il primo è la digitalizzazione di circa 30.000 foto del festival e dopo aver rifatto la sala regia stiamo digitalizzando anche i 3.000 film, così avremo un grandioso archivio elettronico di tutto il nostro patrimonio iconografico e filmico.
Il secondo progetto riguarda il sito, che è stato interamente rifatto e che prevede l'utilizzo della WEB-TV, metteremo i trailer dei film in concorso, circa 150 clip della durata di 90 secondi ognuno e questo ci ha fatto ricevere molti complimenti. Abbiamo anche in progetto una sorta di you tube della montagna, ma questo lo si vedrà poi.

Siamo alla fine del nostro incontro e pongo la domanda di rito: Italo Zandonella Calleghere ha un sogno nel cassetto, qualcosa di straordinario che ancora vorrebbe realizzare?
Sogni ce ne sono molti, io mi ritengo molto fortunato: facevo il pastorello in montagna, poi ho studiato nei salesiani a Milano, ogni cosa per me è stata una conquista!
Mi hanno detto, io non ci avevo pensato, di essere l'uomo che ha fatto tutto l'arco delle montagne asiatiche, dal Caucaso, al Karakorum, all'Himalaya , ecc.
Oggi vivo alla giornata e il mio sogno è quello di continuare ad andare in montagna e di scrivere libri di montagna e poi di fare il nonno affettuoso!

Grazie Italo, ancora una domanda, personale questa: nella sua intensa vita ci può dire qual'è stata la gioia più bella?
Certamente: è l'essere diventato nonno! Una gioia maggiore che diventare papà, io lo sono diventato a soli 23 anni e non capivo cosa volesse dire veramente, invece diventare nonno nella maturità della vita è una gioia unica ed è bellissimo!
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© Filippo Zolezzi