| ITALO
ZANDONELLA CALLEGHER
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Italo Zandonella Callegher
Presidente di Trento FilmFestival
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Ho incontrato Italo Zandonella Callegher in occasione
del 22° Trento Filmfestival, del quale è Presidente.
Nella
borsa avevo, letto a metà, il
suo ultimo libro La
valanga di Selvapiana,
che mi stava appassionando e visto che
eravamo all'inizio del Festival
e gli impegni
non erano ancora pressanti, Italo è riuscito
a dedicarmi un po' del suo prezioso
tempo per un'amichevole e interessante
chiaccherata.
Ovviamente, abbiamo iniziato proprio dal
suo ultimo libro... |
Italo Zandonella
Callegher: alpinista, membro Accademico del CAI, Presidente
del Filmfestival di Trento, scrittore... iniziamo da qui,
da questo suo ultimo libro: come è nata la singolare
idea di cercare il bandolo di una storia apparentemente
insignificante della Grande Guerra?
Mio papà fu ferito il mattino del 26 Maggio 1915 e
stavo cercando informazioni su chi, come e quando il fatto
era successo. Inoltre nel mio paese di Dosoledo cè una
lapide, quasi illeggibile, dedicata a 11 uomini e i due
fatti hanno dato origine al libro. Immagini la mia emozione
e meraviglia, quando ho trovato il diario di Sepp Innerkofler,
la grande guida di Sesto, e leggendo ho scoperto che nei
35 colpi di fucile da lui sparati contro gli alpini italiani
c'erano anche quelli che avevano ferito mio padre...
Che effetto
le ha fatto questa scoperta? Ha odiato Innerkofler?
Per me è stato come scoprire un tesoro, tutto pensavo,
fuori che fosse stato proprio Sepp: era il mio mito alpinistico
da ragazzo.
Ho scoperto così che lui che era amico
di papà vedeva gli italiani come nemici a causa dell'assurda
guerra... Questa scoperta, più il desiderio di fare
luce sui poveri caduti della lapide di Dosoledo, morti nella
valanga di Selvapiana, mi ha fatto scrivere questo libro.
Ho fatto molte ricerche all'Archivio di Stato, presso i paesi,
ho cercato diari personali e con la fantasia ho integrato
quelle notizie, a volte riassunte in una sola riga...
Un misto di
realtà e fiction allora?
No assolutamente! E' tutto vero, non ci sono invenzioni, è tutta
realtà documentata, solo raccontata in modo un poco
più esauriente, meno arida delle cronache e degli
scarni documenti ufficiali...
La sua passione
per la montagna è nata presto?
Sin da ragazzo amavo andare in montagna, papà diceva
che bisogna amare i monti stando al piano. Siamo quattro
fratelli, tutti appassionati di alpinismo e due sono rimasti
lassù, vittime della comune passione. La mamma non
apprezzava assolutamente e papà, pur essendo sfavorevole,
non diceva nulla e ci lasciava fare, io avevo moglie e due
bimbi e lui non capiva, ma mi ha sempre rispettato.
Lei è un
ottimo e proficuo scrittore di montagna, la descrive in
racconti, relazioni, guide, qual'è il genere che
più la appassiona?
Ho avuto la voglia e il piacere di scrivere di montagna
e l'ho vissuta molto intensamente... i libri scritti da me
sono oltre trenta, comprese le guide, ma il genere che preferisco è quello
di quest'ultimo libro: mi permette di continuare ricerche,
di fare il topo di archivio, di spaziare con la fantasia
e di poter ricostruire qualche piccolo brano di storia, anche
se minuscolo.
I
navigatori di Alpinia ora vorranno sicuramente sapere
qualcosa di Lei come alpinista, visto che è Accademico
del CAI le sue salite devono avere un grande valore...
Mi sono formato con le vie classiche delle Dolomiti, allora
era mediamente un 5° grado, su roccia ottima; noi giovani
alpinisti avevamo i piedi negli scarponi rigidi e la testa
nel 7°-9° grado di difficoltà; col passaggio
alle pedule le possibilita' di elevare le difficolta' sono
mediamente aumentate di almeno uno o
due gradi,
ma il cambiamento di tecnica ci ha falciati come grano. Ricordo
di essere stato a nove funerali di compagni in sei anni.
Tra i compagni piu' cari e fedeli ricordo Angelo Ursella
e Mario Zandonella, mio cugino, che per me era un fratello.
La nostra è una famiglia di una volta, con 4 fratelli
e 6 cugini, tutti unitissimi e cresciuti con la stessa passione
per la montagna.
Italo Zandonella
Callegher è da qualche anno presidente del Filmfestival
di Trento, come mai questa chiamata al vertice della più importante
manifestazione culturale italiana dedicata alla montagna?
Ho fatto 14 spedizioni extraeuropee, tra Ande, Himalaya,
Caucaso e altro. Nel 1985 sono stato nominato Accademico
del CAI, tra il 1982 e il 1988 ho fatto parte del consiglio
del CAI e per 15 anni sono stato Direttore della sua stampa
sociale. Nel 2002 il Filmfestival, per poter sopravvivere,
aveva bisogno di una significativa ristrutturazione, di
un radicale cambiamento; mi hano chiamato e volentieri ho
accettato, ma c'era tanto da fare...
Ci voleva uno che agisse da vecchio manager di azienda, come
una volta, di quelli che rifacevano i conti ogni sera e che
se potevano spendere 1000 lire ne spendevano solo 999. Il
Festival era in crisi, schiacciato dal passivo e da un bel
buco finanziario, le istituzioni locali hanno capito che
il nostro modo di agire era serio e ci hanno sostenuto molto.
Ora il Festival produce anche utili cospicui.
Qual'è stato
il primo obbiettivo che vi siete posti?
Oltre al risananmento della parte economica, ci siamo posti
il traguardo di diventare veramente un festival internazionale,
aggiungendo molte cose. Il pubblico ci ha seguito, all'inizio
non sono mancate le critiche, ma il nostro sistema si è rivelato
buono e ci hanno allora apprezzato.
Nel 2003 c'è stato il rischio di non riuscire ad organizzare
il festival, per risparmiare e rientrare del passivo e poter
ricominciare con maggior tranquillità l'anno successivo,
ma la provincia e il comune ci hanno aiutato molto per non
perdere l'appuntamento annuale. Le presenze dello scorso
anno sono arrivate a ben 40.000 e quest'anno pensiamo di
superarre la soglia dei 50.000 spettatori, sono cifre di
grande rilievo! il Festival ha perso quella connotazione
un po' provinnciale e locale che aveva nel passato. Noi organizzatori
veniamo da fuori: io da Belluno, Nichetti, grande creativo
che ho voluto direttore io personalmente,
da Milano, Golin da Bolzano.
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Il manifesto
del FilmFestival
di Trento
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Avete raggiunto
l'assetto definitivo o ci saranno novità per le
prossime edizioni?
La gente crede in noi e noi non vogliamo deluderla... abbiamo
due grandi progetti in corso di realizzazione: il primo è la
digitalizzazione di circa 30.000 foto del festival e dopo
aver rifatto la sala regia stiamo digitalizzando anche i
3.000 film, così avremo un grandioso archivio elettronico
di tutto il nostro patrimonio iconografico e filmico.
Il
secondo progetto riguarda il sito, che è stato interamente
rifatto e che prevede l'utilizzo della WEB-TV, metteremo
i trailer dei film in concorso, circa 150 clip della durata
di 90 secondi ognuno e questo ci ha fatto ricevere molti
complimenti. Abbiamo anche in progetto una sorta di you
tube della montagna, ma questo lo si vedrà poi.
Siamo alla
fine del nostro incontro e pongo la domanda di rito: Italo
Zandonella Calleghere ha un sogno nel cassetto, qualcosa
di straordinario che ancora vorrebbe realizzare?
Sogni ce ne sono molti, io mi ritengo molto fortunato: facevo
il pastorello in montagna, poi ho studiato nei salesiani
a Milano, ogni cosa per me è stata una conquista!
Mi hanno detto, io non ci avevo pensato, di essere l'uomo
che ha fatto tutto l'arco delle montagne asiatiche, dal Caucaso,
al Karakorum, all'Himalaya , ecc.
Oggi vivo alla giornata
e il mio sogno è quello di continuare ad andare in
montagna e di scrivere libri di montagna e poi di fare il
nonno affettuoso!
Grazie Italo,
ancora una domanda, personale questa: nella sua intensa
vita ci può dire qual'è stata la gioia più bella?
Certamente: è l'essere diventato nonno! Una gioia
maggiore che diventare papà, io lo sono diventato
a soli 23 anni e non capivo cosa volesse dire veramente,
invece diventare nonno nella maturità della vita è una
gioia unica ed è bellissimo!
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Trento FilmFestival
Montagna Esplorazione Avventura
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© Filippo
Zolezzi
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