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L'ANNO INTERNAZIONALE DELLA MONTAGNA


  Anna Lauwaert 

Le montagne esistevano ormai da molti millenni ed erano totalmente inutili.
Anzi quei poveri contadini che ci vivevano le consideravano come un castigo di Dio poiché non solo la gente ed il bestiame cade nei precipizi, ma ancora, quelle stupide capre vanno a finire in posti irraggiungibili e quando bisogna andare a cercarle è sempre rischiando la pelle.
Comunque l’idea generale era che sulle vette abitavano gli Dei oppure i Diavoli... Che ci fossero dei
Diavoli era una deduzione logica dal fatto che appena ti avvicini ad una parete, vieni accolto da una
pioggia di sassi... Ovviamente quelli che stanno lì, in alto, non sono dei simpaticoni... anzi, Diavoli,
appunto...
I Greci antichi avevano una fila di divinità più o meno scomode. Di fatto, tra l’altro, quelle divinità si travestivano da persona onesta e venivano a scoparti la moglie di frodo e questa è solo una beffa tra le tante... Il danno era poi mitico. Per cui era logico che i Greci avessero sistemato tutto il Panteon in cima al Monte Olimpo in modo da poter tenere sotto stretto controllo l’andare e venire degli Dei.
Ci fu però un’altra storia. Ai tempi, tanto, tanto tempo fa, gli ebrei si erano, una volta di più, cacciati nei guai e si trovavano nei campi di concentramento di allora, in Egitto. Piangevano e si lamentavano e si strappavano i capelli ma senza combinare niente di efficace.
Un bel giorno ecco che arriva un giovanotto molto deciso, anche un po’ irascibile, che ha poca pazienza ed organizza dei comizi come aveva visto fare allo Speaker’s Corner di Hyde Park.
Quindi questo sale in cima ad un barile e si mette ad interpellare la gente: -“Siete stufi di stare qua? Bon, troviamo qualcosa di concreto, inutile piagnucolare, facciamo fagotto ed andiamo fuori dai piedi... torniamo a casa nostra sulle rive del Giordano...”
All’inizio la gente lo guardava sorridendo dicendo che era tocco o picchiatello.
Poi qualcuno cominciò a crederci: -“Ma, forse non ha tutti i torti...”.
E quello non la smetteva: -“Dai che andiamo, muoviamoci!... Basta coll’escursione extra muros... Su qan’dem a cà nossa!” (dialetto israeliano: andiamo a casa nostra)”.
Sicché, e dai e dai, l’uno monta la testa all’altro ed un bel giorno questi ebrei chiudono baracca e burattini e se ne vanno in direzione Home, sweet home ove morir desio...
Solo che loro non sapevano che tra il dire ed il fare c’era non solo di mezzo il mar Rosso ma anche un deserto lungo come la fame... Quel povero ragazzo di un Mosè aveva il senso dell’orientamento, ma insomma, non aveva a disposizione la cartina dei sentieri pubblicata dall’ente turistico...
E si mettono a girovagare in quel maledetto deserto ... E qualcuno comincia anche a brontolare: -“Se è per farci bighellonare in questa fornace potevi lasciarci dov’eravamo...”.
Come gia detto, Mosè aveva poca pazienza perciò i limiti furono svelto oltrepassati ed un bel giorno sbottò: -“ An podi pu, mi a vo fo di ball!” (dialetto israeliano: non ne posso più, me la batto! ).
Ed ecco che pianta tutti in asso e parte in solitaria, senza nemmeno una corda o un moschettone, dritto davanti a se, su e su per la prima montagna che incontra. Man mano che sale, l’aria fine gli fa bene e schiarisce i suoi pensieri. Gli appigli sono solidi ed in una qualche fessura scorre un po’ d’acqua fresca. Mosè comincia a riprendersi. È una magnifica parete bianca striata da venature blu, quasi come una bandiera, un IV grado sostenuto con passaggi di V, non troppo esposto, ed egli pensa: -“ Bell, propi bell! Voglio ben vedere la faccia di Comici o di Cassin quando ci racconterò che sono passato dallo spigolo giallo, dalle canne d’organo e dal camino strapiombante...”.
Insomma di placca in fessura, di diedro in campanile, ecco Mosè che arriva in alto su di una vasta cengia.
-“Che ballatoio! - esclama- Qui la pausa me la faccio!” e tira fuori dallo zaino le barrette di manna, quelli energetici che allora andavano di moda.
Mosè si siede all’ombra, colle gambe a penzoloni sopra il vuoto e si gode il paesaggio masticando la manna che da allora è rimasta proverbiale. È uno spettacolo! Anzi ne approfitta per scrutare bene l’orizzonte, perché tutto sommato, domani fa conto di continuare il viaggio con quella banda di saltapasti. E si convince per una bocchetta che porta verso il nord-est: non dovrebbe essere impegnativa e nelle rocce nere, sicuramente, ci devono essere delle sorgenti. La sua intuizione viene confermata quando vede approdare uno stormo di uccelli migratori che hanno tutta l’aria di essere delle quaglie. Queste lo sanno dove sono le zone umide. Per cui, l’acqua, lì, c’è.
-“Bè, cos’è che fai qua?” – esclama all’improvviso una voce dietro di lui.
-“Merda! Qualcuno mi ha preceduto, non è una prima solitaria... “ pensa Mose che aveva già arrampicato con dei francesi.
Nel girarsi di scatto ha anche mancato di precipitare nel vuoto, ma non vede nessuno.
-“Non sei in giro con quegli ebrei?” – insiste la Voce.
-“Si... ma tu dove sei? - balbetta Mosè che tra l’altro balbettava davvero.
Proprio in quell' istante scopre un mucchio di carbonella e qualche ramaglia che si stanno consumando.
-“Porca miseria - pensa Mosè - quelli hanno già avuto il tempo d’installare il loro bivacco e di fare la grigliata... magari m’invitano, con la fame che mi trovo... – poi ad alta voce - E allora, dove sei che non ti vedo...
-“ Sono qui, nel cespuglio ardente, non lo vedi...”
L’impressione che ebbe Mosè è difficile da spiegare perché da una parte ci fu il grande sollievo che questi non fossero qualche Accademico di Torino che gli avesse fregato la sua via, ma dall’altra parte... insomma, trovarsi naso a naso proprio col presidente della Compagnia delle Guide...
-“Mi scusi... – disse Mosè imbarazzato... mi scusi...”
-“E di ché? Solo che io ti pensavo impegnato con gli altri e mi sorprende di trovarti qua... Di solito sono qua da solo... Come mai da queste parti?”
-“Bè ...- disse Mosè - abbiamo avuto un po’ di divergenze d’opinioni... Quelli vogliono tornare indietro ed io voglio andare verso quella bocchetta là in fondo, vede, quella a destra delle rocce nere... solo che loro non si fidano di me...”
-“ Non parlarmene! È un pezzo che li conosco, sono cocciuti...”
-“Capisce, io di montagne ne ho già viste, ma quelli, di trekking non capiscono un ficco secco...
Credono che si arriva subito, cosi: detto, fatto... Insomma in terreno sconosciuto mica sempre s’indovina il canalone giusto al primo colpo d’occhio... E poi nessuna disciplina di gruppo!
Vogliono andare dove gli pare e piace. Dopo bisogna andare a cercarli colle squadre di soccorso che
si trascinano dietro quella ingombrante ARCA (Armadio Ricostituenti Cerotti Analgesici)...
Per fortuna che qui nel deserto non ci siano crepacci... se no avrei già perso metà degli effettivi...”
-“ Ma tu, prima di partire hai fatto leggere loro il regolamento del CAI ? (Casi Annullamenti
Iscrizioni): "Non ottemperare alle direttive del capogita implica l’annullamento automatico dell’iscrizione al trekking con immediata rispedizione alla partenza"... L’avevi detto, quello?”
-“Bè, no, - disse Mosè un po’ mortificato – siamo partiti con tanta fretta che non ci ho più
pensato...”
Poi si mise a controllare tutte le sue tasche alla ricerca di un esemplare del regolamento.
-“Accidenti,... credo di aver dimenticato quel foglio sulla tavola della cucina... “
-“Fa niente, dai che ti aiuto a buttare giù una decina di idee...”
Mosè si sedette e col Capo-Guide si misero a stilare il nuovo regolamento.
Andò tutto bene fin quando Mosè tornò alle tendine colla versione definitiva.
Egli salì su di uno spuntone di roccia e proclamò ad alta voce:
-“ Bon, da lì sopra, ho visto che questa valle va verso un passo facile dove c’è anche acqua.
Però prima di partire dobbiamo mettere le cose in chiaro, perché cosi sbandati non si va da nessuna parte.
Allora ecco la regola del gioco...”.
E cominciò a leggere i dieci punti dei nuovi statuti terminando con un -“E se vi piace è cosi e se non vi piace, è ancora cosi... “
Gli altri ebrei lo ascoltarono in silenzio, poi abbassarono la testa e si resero conto che qui era meglio
passare all’acqua bassa... e metterla via senza prete.
-“Mannaggia – borbottò qualcuno che aveva subito fatto 1 + 1 , questo qua con solo dieci comandamenti ci ha messi KO...”
Poi da lì in avanti le cose andarono meglio e dopo 40 anni arrivarono alla fine del trekking e si stabilirono come previsto sulle rive di un bel fiume che ancora oggi si chiama Giordano.
A lungo andare ci furono, però, dei risvolti inaspettati.
Quei famosi dieci comandamenti tornarono comodi a parecchie persone responsabili dell’ordine pubblico e furono ripresi negli statuti di molte società. Fatalmente arrivarono sabotatori e contestatari e cominciò a serpeggiare il malcontento focalizzandosi sul fatto che quelle drastiche regole erano scese dalla montagna...
-“ Questi comandamenti ci sono stati imposti dall’alto!” – disse un imprenditore particolarmente veemente. E seguì la solita tiritera del essere padrone in casa propria e del qui comando io.
- “Adesso vi faccio vedere, io, cosa ci faccio, io, a quelle maledette montagne... adesso le frego, io!”.
E si cominciò ad inventare mille modi di cui l’unico scopo era di distruggere le cime che erano diventate simbolo del Trono del Potere.
Per prima cosa si fece un elenco di tutte le caratteristiche che costituivano la ricchezza dell’ambiente montano: l’aria fine, il silenzio, la vegetazione, i ruscelli, la solitudine, la bellezza selvaggia, la fauna, la flora, i biotopi, i microclima, la biodiversità, la propensione al misticismo, ecc..
Poi si preparò un piano d’attacco sistematico. I ruscelli vennero captati e messi in secca mentre l’acqua venne accumulata da alte dighe che sbarravano ed inondavano le valli.
Le più belle foreste vennero decimate per costruire dei “domaines skiables” cioè piste da sci. Per permettere lo sci estivo, i crepacci nei ghiacciai vennero colmati da polistirolo che faceva sciogliere il ghiaccio ancora più velocemente. Si tracciò una ragnatela di strade sia sulle montagne che al loro interno con lo scavo di gallerie e tunnel che aiutarono a cambiare le pressioni delle acque sotterranee, prosciugare le sorgenti e nel contempo far seccare la vegetazione. Le strade tagliate nel fianco delle montagne provocarono frane e scoscendimenti sui quali ci sarebbero voluti secoli prima che la vegetazione potesse ricrescere.
Per combattere il silenzio si mandarono frotte di gente sotto l’appellativo di “turismo di massa”.
Per cui si costruirono filovie, capanne alpine, ristoranti e sentieri e si organizzarono voli con elicotteri, giustificati dalle più svariate motivazioni. Attorno alle capanne alpine si organizzarono feste e baldorie con sparo di fuochi d’artificio ed altoparlanti che terrorizzavano la fauna selvatica e gli animali domestici. I laghetti alpini furono resi acidi e coperti da sculture galleggianti. Ai pescatori, cacciatori, boscaioli, raccoglitori di funghi, bacche, legname, ecc. venne dato il via libera togliendo ogni forma di legge o regolamento con la buona motivazione che “la montagna è di tutti”. Abbasso l’imperialismo! Il potere al popolo! Fu lanciata la moda dell’arrampicata per essere sicuri che nemmeno le pareti rocciose potessero sfuggire all’offensiva.
Per il resto furono usati mountain bike, motoslitte e go-kart.
In soli 50 anni l’assalto al Trono del Potere riuscì a distruggere completamente tutto quanto non era pianeggiante e si cominciò a pensare all’ultima fase: spianare colle ruspe quanto rimaneva delle cime.
È allora che la Divina Provvidenza ebbe uno sciop da fott, (dialetto israeliano significante un soprassalto di fed up, un autentico raz l’bol) e fece scattare un cambiamento climatico.
Da un anno all’altro non ci fu più un fiocco di neve... Le BR (Brigate Rompimontagne) inventarono pure
cannoni da neve artificiale ma non ci fu niente da fare... La temperatura era diventata troppo alta e non rimase più né alternativa, né scappatoia...
Ci fu ancora qualche tentativo disperato come la posa di croci e la costruzione di chiese sulle vette nella speranza di abbindolare i Cieli... non funzionò nemmeno quello.
Infine si attivarono tutte le funivie, compagnie di elicotteri, ecc. per concentrare il turismo di massa soprattutto nel periodo estivo... Solamente che quando la gente arrivò d’estate e vide l’orrore della distruzione che fino agli anni precedenti era stato nascosto sotto diversi metri di neve... si disgustò e
corse a fare le vacanze al mare.
È allora che la lobbi degli assaltatori alla montagna decreto' un “Anno Internazionale della Montagna” per correre ai ripari ed indurre alla riflessione, ma ormai non servì a nulla: il Rubico
meteorologico era stato varcato ed i dadi erano stati malamente tirati.
Il seguito è facile da intuire: tutte le infrastrutture andarono prima in fallimento, poi in malora.
In ossequio alla legge sulle funi si dovettero levare tutti i cavi e dinamitare le stazioni sia di partenza che d’arrivo delle teleferiche. Nessuno evacuò le macerie, ma dopo pochi anni i rododendri ricoprirono tutto ed i resti del cemento armato diedero inizio ad una nuova generazione di ganne (ghiaioni) nelle quali era facile per le pernici bianche, le coturnici e le lepri variabili nascondere il proprio nido.
Passarono altri 50 anni, che in confronto con l’eternità, sono ben pochi... I cambiamenti climatici e gli inquinamenti vari avevano ridotto considerevolmente la popolazione umana.
Invece la selvaggina aveva riconquistato la maggior parte del territorio e si auto regolava discretamente senza bisogno dell’aiuto dei cacciatori.

Ben poche persone girarono per le montagne a parte qualche esteta o qualche artista alla ricerca delle bellezze della Wilderness o delle prove dell’esistenza di Dio.


© 19.III.2002 Anna Lauwaert

Anna Lauwaert e' alla ricerca di un editore che prenda seriamente in considerazione i suoi scritti… la sua email e' anna at targetmedia.ch


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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