| Il richiamo dell'HOGGAR
Arrampicate nel Sahara
Roger Frison-Roche
Centro
Documentazione Alpina
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| Didascalia |
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La Casa Editrice CDA
continua nella sua opera di riscoperta di titoli un tempo
famosi e oramai introvabili, ecco allora le due collane I
Tascabili e questa Le Tracce, entrambe dirette
e coordinate da Mirella Tenderini.
In esse si alternano libri famosi, ma a volte dimenticati,
e libri di autori contemporanei, come Pritchard di Totem Pole
o Sciamplicotti di Rotti e stracciati.
Il deserto del Sahara esercita un
fascino talmente particolare e forte da ricordare l'effetto
di una calamita sulla limatura di ferro, la stessa cosa accadde
all'autore di questo libro bellissimo, Roger Frison-Roche,
guida alpina di Chamonix, che incaricato dal governo francese
di effettuare studi nel deserto, and una prima volta, ne
rest affascinato, ritorn al deserto e non fece più
ritorno nelle Alpi, ma si stabilì per sempre in Algeria.
Il richiamo dell'HOGGAR
il racconto autobiografico dell'autore, che insieme a un
manipolo di coraggiosi, effettua le prime scalate di montagne
del deserto e scopre, primo bianco, importantissimi grafiti
che illustrano e documentano un'antica civiltà sahariana
perduta da secoli.
Il libro ci mostra luoghi
da favola, veramente affascinanti, ma non solo, ci descrive
personaggi stupendi e fieri, come la guida del deserto Mohamed
Ag Amayas, figlio del Ghepardo, un nobile di stirpe tuaregh,
o Bombi, il fido aiutante e poi il colonnello Coche direttore
della spedizione e infine Marcel Ichac, incaricato di effettuare
riprese filmate, cosa che ripeterà nella scalata all'Annapurna,
il primo 8000 conquistato dall'uomo.
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| Garet el Genun,
la montagna degli spiriti |
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Frison-Roche ha un'abilità
straordinaria nel descrivere il proprio viaggio, non per nulla
i suoi libri sono ancora oggi best-seller e lui uno tra i
più apprezzati scrittori di montagna.
Ecco la scalata del Garet
el Genun, la montagna tabù dei tuaregh, che non vi
si avvicinano nemmeno oggi temendola per la sua magia negativa,
in quanto infestata da spiriti maligni, pronti a ghermire
ogni imprudente visitatore, poi gli altri monti del deserto,
scalando anche a 60 gradi centigradi, con poca acqua malsana...
Ma soprattutto affascina
la scoperta dei graffiti, segno di una civiltà ormai
scomparsa, una sorta di Atlantide del Sahara, un luogo sicuramente
diverso dal deserto attuale.
Anche chi si accosta
con malcelata sufficienza alla lettura di questo libro poco
a poco ne viene contagiato dal fascino sottile e coinvolgente:
piano piano ecco apparire le dune, le montagne multicolori
che cambiano tinta a ogni ora del giorno, l'ondeggiante cammino
dei cammelli, simile al dondolio del mare, i racconti dei
tuaregh, gli incontri più misteriosi: pagina dopo pagina
l'Hoggar entra in ogni lettore e lo trasporta sulle proprie
pendici e suscita il desiderio di essere là, davanti
alle rocce di basalto blu, alla montagna degli spiriti, ad
ammirare i graffiti di una civiltà scomparsa!
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| L'Iharem |
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Anche Mirella Tenderini,
che dirige questa collana, appare essere carpita da questo
incanto e forse proprio per questo ripropone questo titolo
bellissimo, ma non solo, seguiteci e vedrete che le cose non
finiscono qui..
Allora si comprendono
le commoventi parole del targhi Mohamed, la guida tuaregh,
quando saluta Frison-Roche che sulla corriera fa ritorno ad
Algeri e in Francia: "...allora, levando la mano nel gesto
misterioso e pieno di dignità col quale salutano i
figli del deserto, il targhi risponde: "Tu tornerai, fratello
dei Mufloni, ritornerai." e infatti egli ritornerà
affascinato per sempre...
Pensiamo che non si
possa concludere meglio questa recensione che con il pensiero
stesso dell'Autore, visto che per lui la scoperta del Sahara
fu una vera e propria rivelazione: "All'origine di ci
che sono diventato c'è stata quella marcia lenta eterna
dove il sogno e l'avventura, dove la vita e la morte, il presente
e il passato, la terra e le stelle si alternano all'infinito
componendo una sinfonia ardente, punteggiata dal canto del
vento fra le dune dei grandi erg o fra gli organi di pietra
dei tassili, spezzata di colpo dal silenzio più profondo,
quel silenzio degli spazi infiniti che fecero sognare Pascal
e Padre Focauld".
© Filippo
Zolezzi |