NARRATIVA

K2. Il nodo infinito, sogno e destino

Il resoconto in prima persona della piš grande tragedia del K2

Collana: Exploits

Autore: Kurt Diemberger

Euro 33,57

Formato: 19 x 26 cm

Pagine: 280

Editore: Corbaccio

 

 

K2. Il nodo infinito, sogno e destino

Il resoconto in prima persona della piš grande tragedia del K2

Kurt Diemberger

Corbaccio Editore

k2 il nodo infinito
La copertina

 

I lettori mi perdoneranno se per una volta abbandonerò l'asettica terza persona per parlare in diretta, cosa che nelle recensioni, dicono i puristi, non sarebbe corretta, ma che io non riesco a trattenere.

Quando nel 1988 incontrai l'autore Kurt Diemberger alla presentazione della prima edizione di questo libro non riuscii a trattenere la commozione per quanto egli raccontava su questa vicenda, nella sala del Teatro Genovese eravamo tutti molto scossi, anche l'organizzatore della serata, un mio caro amico che rimpiango molto, Gianni Calcagno..., che aveva vissuto anche lui quel dramma, poiché era presente al campo base avendo scalato il K2 in quegli stessi giorni.

Presi quel libro, ebbi la dedica autografa di Kurt, poi in estate lo regalai a una mia carissima amica, ma rimpiansi sempre di non poterlo più leggere, rivedere il volto di Julie Tullis, di Renato Casarotto, di Kurt Diemberger e di tutti gli altri alpinisti, molti scomparsi in quell'anno maledetto, mi sentivo privato per sempre di qualcosa che era scolpito nel mio io più profondo.

Immaginate la mia sorpresa e la profonda emozione quando tornato a casa ho trovato una busta e aprendola ne è venuta fuori la riedizione di questo libro..., attimi di commozione intensa che mi hanno fatto ritornare a quella sera a Gianni e ..., ma ora basta, torniamo al libro, altrimenti l'editore del sito affiderà ad altri questa rubrica e io ci sono veramente affezionato!
Julie Tullis
Julie Tullis felice sulla vetta del
Broad Peak il 18 Luglio 1986, solo due
settimane prima della salita al K2...

"K2...K2...il nome scandisce ogni passo. K2...K2... che nome stupido per una montagna così grandiosa!" sono le parole dell'autore nella prefazione di questo libro apparso la prima volta nel 1988, rapidamente esaurito e per lungo tempo sparito dalla circolazione; come per Annapurna 8000 la Casa Editrice Corbaccio, alla quale va la nostra gratitudine, ne ripropone una nuova edizione, che permette a tutti gli appassionati di poter leggere questo che veramente è un capolavoro della letteratura alpinistica.

Kurt Diemberger insieme a Herman Buhl fu il primo salitore del Broad Peak, uno dei quattordici 8000, all'età di 25 anni, in quell'occasione vide il K2 e ne rimase affascinato, tanto da ritornarvi per la salita varie volte e riuscire nell'impresa ben ventinove anni dopo.

Con lui c'era Julie Tullis, con la quale formava "The Highest Film Team in the World", scalavano le montagne e giravano filmati straordinari e unici e dopo diciassette anni di riprese insieme avevano deciso di tentare quel gigantesco cristallo che appare essere il K2 rinominato da Kurt e Julie "Il nodo infinito, perché in grado di legarti a lui e di non lasciarti più andare.

K"
K2, 8611, la Montagna delle montagne

Nel 1986 alla base del K2 c'era un vero e proprio villaggio di alpinisti pronti a dare battaglia e a tentare la salita alla vetta, non era ancora l'epoca delle salite commerciali, ma si sa che l'Everest attira di più perché è il monte più alto del mondo e poi decisamente meno impegnativo e rischioso.

Tutti respiravano un'aria di euforico ottimismo, che però fu presto rotto quando due americani furono travolti da una valanga; tutti partirono, un solo giorno di anticipo per alcune cordate significò assenza di problemi al ritorno e grande gioia, un giorno di ritardo per incomprensioni e una certa prevaricazione e fu il dramma.

Il 4 Agosto 1986 fu sferrato un attacco da tutte le cordate presenti sulla montagna, molti arrivarono in vetta, solo tre però ritornarono vivi, sette non fecero ritorno, in totale quell'anno le vittime furono tredici ed erano tutti alpinisti preparati, adeguati a quel tipo di difficoltà, non clienti allo sbaraglio, ma non finì lì, perché molti dei sopravvissuti alla "Estate Nera", morirono in montagna negli anni seguenti, come colpiti da un maleficio.

Diemberger fa osservare l'estrema difficoltà del K2, molto più impegnativo dell'Everest, lo documenta con alcune cifre: a oggi sono saliti sull'Everest 1306 persone con circa 150 morti, sul K2 abbiamo 175 salitori e 49 morti, come si vede il numero di tentativi è decisamente inferiore e molto più elevata la percentuale di vittime per il K2.
Diemberger
Benoît Chamoux e il "nonno" del
Broad Peak, Kurt Diemberger

L'autore descrive tutte le sensazioni e le emozioni: dall'ansia della preparazione all'entusiasmo per la salita, allo sgomento per i compagni scomparsi, agli sforzi per la salita, alla gioia immensa per la realizzazione di un sogno durato quasi trent'anni, per poi cadere nell'orrore della discesa, le cadute, i salvataggi miracolosi e poi la morte di Julie, un momento terribile, la convinzione di dover morire a propria volta e poi la dolorosa salvezza.

Kurt Diemberger così definisce il K2: "La montagna non vuole la morte di chi è venuto per salirla. E' l'alpinista che si rapporta con essa, che determina per buona parte la propria sorte quando cerca di realizzare il proprio sogno - un gioco pericoloso al limite fra rischio, esperienza e destino... un ottomila è tuo solo quando ne sei sceso, prima sei tu che gli appartieni".

 

© Filippo Zolezzi