| Everest 1996
Cronaca di
un salvataggio impossibile
Anatolij Bukreev, G.Weston De Walt
CDA
& Vivalda Editori
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| La copertina |
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Una sola recensione per
due libri che descrivono la stessa tragedia avvenuta sui fianchi
dell'Everest nel 1996: Aria sottile di Jon Krakauer a lungo
in testa alle classifiche editoriali degli Stati Uniti e tradotto
in almeno 15 lingue e Everest 1996 di Anatolij Bukreev.
Verso la metá degli anni '90
si é diffuso il cosiddetto alpinismo commerciale degli
8000, con la meta preferita dell'Everest, la vetta più
alta del mondo, accompagnato dalla diceria che tale montagna
é alla portata di alpinisti poco più che modesti,
purché compatibili con le alte quote, più che
molte mete di 4000 metri sulle Alpi; tale tipo di iniziativa
ha visto impegnarsi come organizzatori ed accompagnatori un
certo numero di alpinisti professionisti, che esaurite le
possibilitá delle spedizioni sponsorizzate hanno fiutato
un ottimo mezzo di sopravvivenza impegnandosi in questo ramo
dell'alpinismo.
Le vicende del 1996 scatenarono
una ridda di polemiche sull'eticitá di tali operazioni,
che vedevano spesso componenti selezionati non in base alle
loro reali capacitá, ma solo per la disponibilitá
economica; nella primavera di tale anno sulle pendici dell'Everest
c'era un vero e proprio ingorgo di spedizioni infatti erano
15 i gruppi che arrivarono al campo base per tentare la vetta,
dei quali 6 commerciali.
Il 10 Maggio 23 persone delle due
principali spedizioni commerciali vennero colte dalla bufera
appena sotto la vetta e cinque non fecero più ritorno,
tra le vittime vi furono anche i due organizzatori, l'espertissimo
Rob Hall capo di Adventure Consultants, considerato il più
sicuro Tour Operator degli 8000 e Scott Fischer,
capo di Mountain Madness alla sua prima esperienza di organizzatore,
ma con un team di clienti apparentemente superiore come tecnica
all'altro.
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Tim Madsen (sinistra), Scott
Fischer (centro),
Anatolij Bukreev (destra)
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Krakauer, inviato dalla
rivista Outdoor fa in Aria sottile un'analisi anche esageratamente
spietata di tutta la vicenda, esprime la propria esperienza
drammatica e descrive le proprie emozioni, i disorientamenti
e muove anche critiche sull'organizzazione, specialmente quella
di Scott Fischer e sulle decisioni prese in quei giorni e
in particolare il 10 Maggio; bloccato per quasi 2 giorni nella
"zona della morte" a circa 8000 metri riuscí a salvarsi
quasi miracolosamente.
Bukreev guida russa in appoggio a
Mountain Madness ha scritto Everest 1996 in risposta alla
polemica apertasi con Krakauer stesso che lo aveva accusato
di codardia e di avere abbandonato i clienti al loro destino;
nella realtá il valoroso alpinista riesce a dimostrare
come la sua abnegazione e il suo coraggio siano serviti a
salvare tre vite umane, facendo la spola molte volte tra il
Colle Sud e il Campo 4, oltre il limite delle possibilitá
umane, purtroppo ha perso la vita nel 1997 travolto da una
valanga sull'Annapurna.
La scomparsa di Bukreev
e i precedenti rifiuti di Krakauer ad incontrarlo hanno reso
impossibile il chiarimento delle tristi vicende, lasciando
un velo di diffidenza e sospetto che non giova a tutta la
storia.
I due libri sono affascinanti
e complementari, meritano di essere letti nell'ordine in cui
sono stati scritti (questo per secondo) e mostrano la vicenda
sotto le due ottiche differenti: quella del cliente pagante
e quella dell'accompagnatore, essi inoltre offrono pagine
di esaltante passione per la montagna e possono ben essere
accostati ai grandi classici dell'alpinismo, rompendo gli
stereotipi della montagna assassina e assetata di sangue,
ma all'inizio di Everest 1996 come cita Bruce Barcott "La
montagna non gioca scherzi. Se ne sta lí impassibile".
© Filippo
Zolezzi |