NARRATIVA

Everest 1996

Cronaca di un salvataggio impossibile

Collana: Le Tracce

Autori: Anatolij Bukreev, G.Weston de Walt

Euro 19,00

Formato: 15 x 23 cm

Pagine: 238

Editore: CDA & Vivalda

 

 

Everest 1996

Cronaca di un salvataggio impossibile

Anatolij Bukreev, G.Weston De Walt

CDA & Vivalda Editori

everest 96
La copertina

Una sola recensione per due libri che descrivono la stessa tragedia avvenuta sui fianchi dell'Everest nel 1996: Aria sottile di Jon Krakauer a lungo in testa alle classifiche editoriali degli Stati Uniti e tradotto in almeno 15 lingue e Everest 1996 di Anatolij Bukreev.

Verso la metá degli anni '90 si é diffuso il cosiddetto alpinismo commerciale degli 8000, con la meta preferita dell'Everest, la vetta più alta del mondo, accompagnato dalla diceria che tale montagna é alla portata di alpinisti poco più che modesti, purché compatibili con le alte quote, più che molte mete di 4000 metri sulle Alpi; tale tipo di iniziativa ha visto impegnarsi come organizzatori ed accompagnatori un certo numero di alpinisti professionisti, che esaurite le possibilitá delle spedizioni sponsorizzate hanno fiutato un ottimo mezzo di sopravvivenza impegnandosi in questo ramo dell'alpinismo.

Le vicende del 1996 scatenarono una ridda di polemiche sull'eticitá di tali operazioni, che vedevano spesso componenti selezionati non in base alle loro reali capacitá, ma solo per la disponibilitá economica; nella primavera di tale anno sulle pendici dell'Everest c'era un vero e proprio ingorgo di spedizioni infatti erano 15 i gruppi che arrivarono al campo base per tentare la vetta, dei quali 6 commerciali.

Il 10 Maggio 23 persone delle due principali spedizioni commerciali vennero colte dalla bufera appena sotto la vetta e cinque non fecero più ritorno, tra le vittime vi furono anche i due organizzatori, l'espertissimo Rob Hall capo di Adventure Consultants, considerato il più sicuro Tour Operator degli 8000 e Scott Fischer, capo di Mountain Madness alla sua prima esperienza di organizzatore, ma con un team di clienti apparentemente superiore come tecnica all'altro.
Fisher
Tim Madsen (sinistra), Scott Fischer (centro),
Anatolij Bukreev (destra)

Krakauer, inviato dalla rivista Outdoor fa in Aria sottile un'analisi anche esageratamente spietata di tutta la vicenda, esprime la propria esperienza drammatica e descrive le proprie emozioni, i disorientamenti e muove anche critiche sull'organizzazione, specialmente quella di Scott Fischer e sulle decisioni prese in quei giorni e in particolare il 10 Maggio; bloccato per quasi 2 giorni nella "zona della morte" a circa 8000 metri riuscí a salvarsi quasi miracolosamente.

Bukreev guida russa in appoggio a Mountain Madness ha scritto Everest 1996 in risposta alla polemica apertasi con Krakauer stesso che lo aveva accusato di codardia e di avere abbandonato i clienti al loro destino; nella realtá il valoroso alpinista riesce a dimostrare come la sua abnegazione e il suo coraggio siano serviti a salvare tre vite umane, facendo la spola molte volte tra il Colle Sud e il Campo 4, oltre il limite delle possibilitá umane, purtroppo ha perso la vita nel 1997 travolto da una valanga sull'Annapurna.

La scomparsa di Bukreev e i precedenti rifiuti di Krakauer ad incontrarlo hanno reso impossibile il chiarimento delle tristi vicende, lasciando un velo di diffidenza e sospetto che non giova a tutta la storia.

I due libri sono affascinanti e complementari, meritano di essere letti nell'ordine in cui sono stati scritti (questo per secondo) e mostrano la vicenda sotto le due ottiche differenti: quella del cliente pagante e quella dell'accompagnatore, essi inoltre offrono pagine di esaltante passione per la montagna e possono ben essere accostati ai grandi classici dell'alpinismo, rompendo gli stereotipi della montagna assassina e assetata di sangue, ma all'inizio di Everest 1996 come cita Bruce Barcott "La montagna non gioca scherzi. Se ne sta lí impassibile".

 

© Filippo Zolezzi