narrativa

La formica rossa

Lo Scaffale

Benito Mazzi

Euro 9,90

Formato: 12 x 20 cm

Pagine: 204

Editore: Priuli & Verlucca, Ivrea (TO)

 

 

La Formica rossa

Benito Mazzi

Priuli& Verlucca Editori

Mazzi
La copertina

"...poi s'aggiustó la barbonica sulle ginocchia, regoló, le cinghie e partí, sparato con La formica rossa, trascinando tutti nel canto all'infuori del Gianí che, per il casót, non ricordava piú, chi avesse fatto in prima mano cinque e uno sei e uno sette..."

La formica rossa é molto di piú, di un romanzo: autobiografia, libro di avventure, affresco di una societá alpina ormai scomparsa documento di tradizioni e cultura, esempio di linguaggio vernacolare, ecc...

Questo libro puó, inizialmente colpire poco favorevolmente, o non colpire affatto, con la miriade di personaggi che irrompono nelle vicende narrate, con parlate, costumi e usanze tanto differente dalle nostre attuali, poi, come in ogni conoscenza rispetti, facendo conoscenza si comincia ad apprezzarsi e a stimarsi e in questo modo i personaggi divengono familiari e la narrazione affascinante...

Allora si fa amicizia con la Lina , la maestra mamma dell'autore, coll'Albért suo padre, il Lauro suo fratello e via via tutti i personaggi, ciascuno speciale a suo modo: il Cicia, l'Andre, il Luganiga, il Jepe, il Gianca, la Gianna, il Giampi, il Fede e tutti gli abitanti di Re, in Val Vigezzo dove la vicenda 6eacute; ambientata.

L'autore scrive la propria storia, partendo dall'infanzia nella Scola, descrivendo le proprie peripezie di bambino, prima e di adolescente poi, la poca voglia di studiare a Domo, la passione per le osterie a suonare, giocare a carte e poi a rincorrere le ragazze...; poi i poco brillanti studi universitari e le scorrerie su e giú la valle sempre animato da un grande amore per essa e per i suoi abitanti.

Benito Mazzi é giornalista, narratore, saggista, ha pubblicato molti libri, diversi dei quali dedicati appunto alle sue valli di origine, ricordiamo solo lo stupendo Fam, Füm, Frecc, il grande romanzo degli spazzacamini edito anch'esso da Priuli & Verlucca.

Concludiamo con un'altro breve passo tratto dal penultimo capitolo: "...Ne erano passati di anni, eppure sembrava ieri il tempo delle elementari. Com'era mutato il paese!. Da bocia mi vergognavo di chiamare mio padre in italiano, mi vergognavo del suo vestire in ordine, con cravatta e colletto inamidato; ora a vergognarsi era chi parlava in dialetto, chi indossava le braghe alla sbof di fustagno... LA Svizzera coi suoi franchi aveva profondamente modificato uomini e cose... La gente, invece di godere assenatamente del nuovo benessere, non ne aveva mai a basta,s'affannava dietro qualcosa di indefinito, di irraggiungibile, era inquieta, fredda come le case, non avvertiva piú il piacere, la necessitá di stare unita come quando abbaiava la volpe..."

 

© Filippo Zolezzi