| La Formica rossa
Benito Mazzi
Priuli&
Verlucca Editori
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La copertina |
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"...poi s'aggiustó
la barbonica sulle ginocchia, regoló, le cinghie e partí,
sparato con La formica rossa, trascinando tutti nel canto
all'infuori del Gianí che, per il casót, non
ricordava piú, chi avesse fatto in prima mano cinque
e uno sei e uno sette..."
La formica rossa
é molto di piú, di un romanzo: autobiografia,
libro di avventure, affresco di una societá alpina
ormai scomparsa documento di tradizioni e cultura, esempio
di linguaggio vernacolare, ecc...
Questo libro puó,
inizialmente colpire poco favorevolmente, o non colpire affatto,
con la miriade di personaggi che irrompono nelle vicende narrate,
con parlate, costumi e usanze tanto differente dalle nostre
attuali, poi, come in ogni conoscenza rispetti, facendo conoscenza
si comincia ad apprezzarsi e a stimarsi e in questo modo i
personaggi divengono familiari e la narrazione affascinante...
Allora si fa amicizia con la Lina
, la maestra mamma dell'autore, coll'Albért suo padre,
il Lauro suo fratello e via via tutti i personaggi, ciascuno
speciale a suo modo: il Cicia, l'Andre, il Luganiga, il Jepe,
il Gianca, la Gianna, il Giampi, il Fede e tutti gli abitanti
di Re, in Val Vigezzo dove la vicenda 6eacute; ambientata.
L'autore scrive la propria storia,
partendo dall'infanzia nella Scola, descrivendo le proprie
peripezie di bambino, prima e di adolescente poi, la poca
voglia di studiare a Domo, la passione per le osterie a suonare,
giocare a carte e poi a rincorrere le ragazze...; poi i poco
brillanti studi universitari e le scorrerie su e giú
la valle sempre animato da un grande amore per essa e per
i suoi abitanti.
Benito Mazzi é
giornalista, narratore, saggista, ha pubblicato molti libri,
diversi dei quali dedicati appunto alle sue valli di origine,
ricordiamo solo lo stupendo Fam, Füm, Frecc, il grande
romanzo degli spazzacamini edito anch'esso da Priuli
& Verlucca.
Concludiamo con un'altro breve passo
tratto dal penultimo capitolo: "...Ne erano passati di
anni, eppure sembrava ieri il tempo delle elementari. Com'era
mutato il paese!. Da bocia mi vergognavo di chiamare mio padre
in italiano, mi vergognavo del suo vestire in ordine, con
cravatta e colletto inamidato; ora a vergognarsi era chi parlava
in dialetto, chi indossava le braghe alla sbof di fustagno...
LA Svizzera coi suoi franchi aveva profondamente modificato
uomini e cose... La gente, invece di godere assenatamente
del nuovo benessere, non ne aveva mai a basta,s'affannava
dietro qualcosa di indefinito, di irraggiungibile, era inquieta,
fredda come le case, non avvertiva piú il piacere,
la necessitá di stare unita come quando abbaiava la
volpe..."
© Filippo
Zolezzi
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