| La Valle Nera
Genti del Piemonte - Un approccio
Eberhard Neubronner
Zeisciu Centro Studi, Alagna Valsesia
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| La copertina |
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Meraviglia, commozione, ricordi, stupore
sono solo alcuni dei sentimenti che si provano quando capitano
tra le mani libri come questo, La Valle Nera,
affreschi di un mondo che inesorabilmente sta sparendo dalle
nostre Alpi, dal nostro mondo, dal nostro ricordo...
Puó apparire come
luogo comune affermare che le nostre radici sono perlomeno
contadine, se non montanare, ma é proprio cosí:
la nostra cultura, le nostre tradizioni affondano nel mondo
della campagna, nei ritmi lenti ma inesorabili della terra,
nello scorrere delle stagioni e del tempo scandito da sole
e luna.
L'autore di questo libro é
Eberhard Neubronner, tedesco di Ulm, che é venuto
in questa remota porzione di Alpi e vi ha soggiornato per
mesi, in tempi diversi, camminando, scrutando, conoscendo
luoghi, cose, ma soprattutto persone...
Persone... uomini e donne bruciati
dal sole, sfiancati da fatiche ataviche, ma attaccati come
edere alle proprie amate rocce, alle poche povere cose, alle
case ancora di un tempo, a modi e usi sorpassati ma vivi,
quasi musei viventi di un tempo quasi irrimediabilmente perduto...
Neubronner, autore del
libro Il Sentiero, edito dalla stessa Casa Editrice, che descrive
la GTA Grande Attraversata delle Alpi che va dal Monte Rosa
al Mar Ligure, é rimasto folgorato da questo lembo
di terra quasi sconosciuto: la Val Vogna chiamata in passato
Valle Nera
Questa valle inizia a Riva Valdobbia,
sul Sesia e si estende fino al Passo del Maccagno in comunicazione
col biellese; in passato era una valle di grande comunicazione,
sia tra Alagna e il biellese, ma soprattutto con la valle
di Gressoney, attraverso i colli di Valdobbia e Valdobbiola.
L'autore descrive questi
luoghi con lo stile dei viaggiatori inglesi dell'800, quasi
con spirito da pioniere: visita villaggi oramai abbandonati
o popolati da pochissime persone, perlopiú anziane,
dalle quali viene accolto con la rude, ma sincera e generosa,
ospitalitá dei montanari, accettato in una comunitá
di poche anime rimaste a sfidare montagna e solitudine.
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Il lavoro di Marino e Ugo Carmellino
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I personaggi che si susseguono sono
tutti bellissimi, sembrano a volte uscire dai quadri di Segantini,
nel loro lavoro alpestre, incuranti dei propri anni e della
fatica, sono discendenti dei walser arrivati da Gressoney
o di Alagna o dei piemontesi del biellese: Gens, Carmellino,
Jachetti, Pollet, Lazier, sono alcuni dei cognomi piú
ricorrenti.
Come dimenticare la semplicitá,
dello stradino Giovanni Negro o la saggezza delle sorelle
Angiolina e Regina Gens, o l'alacre lavoro di Marino Carmellino
e del figlio Ugo o infine la scorbutica rudezza di Remo Orso?
I montanari sono protagonisti: i racconti
intorno ai focolari mostrano la storia della valle all'autore ,
che piano piano viene accolto dalla piccola comunitá,
e inizia a conoscere ogni vicenda, ogni leggenda, ogni avvenimento
significativo, aumentando in tal modo il rispetto per questa
gente che vive maledicendo l'asprezza del territorio, ma che
per nessuna ricchezza al mondo sarebbe disposta ad abbandonarla.
Le foto sono opera dell'autore e mostrano,
come cammei, quanto descritto nei racconti, in una cornice
grafica che fa onore all'editore Zeisciu,
uno strano nome quello che il fondatore Luigi Garavaglia ha
voluto dare a questa associazione culturale con sede in Alagna
Valsesia; Zeisciu é, l'antico appellativo della famiglia
walser del teologo Giuseppe Farinetti.
Terminiamo con le parole
di Marino Carmellino che fanno da contro copertina a questo
bellissimo libro che per le sue caratteristiche ci piace molto
e pertanto lo dichiariamo l'imperdibile di Novembre, un imperdibile
che non sará facile fare vostro; bisogna cercarlo con
costanza e trovarlo dará una soddisfazione ancora maggiore....
""Molto tempo fa
comparvero qui dei contadini chi lo sa da dove.
trovarono la nostra terra tetra e per questo la chiamarono
la Valle Nera oppure Val Toppa.
Si abbatterono abeti, si ammucchiarono pietre, si costruirono
baite e belle cappelle.
Ora invece é tutto diverso: una fatalitá affligge
i nostri villaggi e li fa morire.
la vegetazione selvaggi avanza, la prima ad arrivare é,
la ginestra.
Il bosco oscuro si fa strada.
Un giorno o l'altro quando noi non vivremo piú la Val
Vogna diventerá nuovamente la Valle Nera..."
© Filippo
Zolezzi
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