NARRATIVA

K2 la veritá

Storia di un caso

Collana: Storie della storia d'italia

Autore: Walter Bonatti

Euro 15.00

Formato: 15 x 22 cm

Pagine: 286

Editore: Baldini Castoldi Dalai

 

 

K2 la veritá

Storia di un caso

Walter Bonatti

Baldini Castoldi Dalai Editore

bonatti k2
La copertina

31 Luglio 1954, il tricolore italiano e la bandiera pakistana sventolano garrule sulla seconda vetta del mondo: il K2, l'hanno piantate due scalatori italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli.
Al ritorno tra i festeggiamenti emergono dissapori, l'hunza Mahdi accusa gli italiani di aver rischiato di morire e di essere stato ingannato, piú si leverá la voce di Walter Bonatti come accusatore e polemista della questione...

Chiedo scusa ai lettori se in questa recensione useró la prima persona, cosa considerata scorretta, ma necessaria perché gli argomenti sono delicati e qui esprimo solo il mio pensiero e giudizio personale e non é, detto che tali debbano rispecchiare anche quelli dell'editore e della redazione di Alpinia.

1954-2004 ricorre il cinquantenario del fatto piú significativo e importante della storia dell'alpinismo italiano, ma ricorre anche quello della piú lunga e feroce polemica mai avvenuta per un'impresa di montagna.

Penso sia inutile riproporre la vicenda, anche se solo per sommi capi, l'autore del libro Walter Bonatti in tutto questo periodo l'ha gridata in ogni sede: tribunali, giornali, televisioni, serate e libri, ognuno oramai penso sia stato in grado di farsi un giudizio, anche se per poter giudicare occorrerebbe avere tutti i contendenti presenti e metterli in un comune dibattito, cosa purtroppo mai avvenuta, per i rifiuti incrociati e orgogli piú o meno giustificati o giustificabili.
gruppo desio
I membri della spedizione al K2. Bonatti é il terzo da sinistra in alto, accanto a Desio

Bonatti ha stilato vari volumi al riguardo di questa storia. sicuramente non adamantina e spiacevole, ha iniziato con Processo al K2 del 1984, poi K2 storia di un caso nel 1984 e ora nel 2004 questo K2 la veritá, quindi ad ogni celebrazione prima i 30, poi i 40 e ora i 50. un volume aggiornato con le proprie grida di protesta.

Questo libro merita sicuramente di essere letto: il racconto di Bonatti della salita al K2 e del drammatico bivacco all'addiaccio penso che siano alcune tra le pagine piú belle e vibranti della storia dell'alpinismo, la parte meramente polemica e parecchio ripetitiva, non ha certamente lo stesso valore letterario, ma puó far capire molte cose... comunque il mio consiglio sereno e sincero é di fare uno sforzo e di leggersi anche "l'altro" libro del K2, quello "ufficiale" di Ardito Desio La conquista del K2, che trovate recensito qui, questo stesso mese, cosí, sará possibile ampliare l'argomento e sentire altre voci e altri pareri.

Ho letto recensioni e giudizi che mi hanno fatto venire i brividi: non si puó insultare persone che non sono neppure piú vive solo per simpatia dell'uno o dell'altro contendente; solo quattro persone erano a circa 8000 metri quella notte tremenda e solo loro possono sapere cosa accadde, é chiaro che ognuno dichiarerà sempre che la ragione e la veritá, sta dalla sua parte e pertanto io giudizi mi guardo bene dal darne, inoltre vorrei vedere in piena ipossia come reagirei, cosa farei o cosa direi: una cosa é ragionare belli comodi in poltrona, altra cosa a 8000 semi incosciente e semi incapace (almeno cosí chi c'é stato dice che ci si venga a trovare...) di intendere e di volere.
compagnoni
Vetta del K2, le foto della polemica

Il CAI, accusato lungamente da Bonatti di vigliacco silenzio, ha nominato tre saggi che dopo 50 anni nella famosa poltrona e magari con un buon drink in mano hanno lavorato per 11 settimane, scritto 37 fogli dattiloscritti, nei quali sembra di capire, leggendone dei sunti, che tutti hanno ragione e nessuno torto, forse qualcuno ha un pochino il naso lungo, ma lo si puó perdonare viste le circostanze; lo Scarpone titola: "I tre saggi: tutta la veritá", speriamo che sia cosí veramente e che d'ora in poi si possa parlare del K2 degli italiani come di un'impresa grande ed eroica, come in realtá é stata, perché tutti i protagonisti hanno dato anche di piú, di quello che potevano dare.

Mi sento di identificarmi pienamente nel pensiero di Reinhold Messner, che al Filmfestival é stato chiamato a dire forse la parola fine di questa vicenda e lo ha fatto con la saggezza del grande alpinista che ha per primo ha saputo scalare tutti i 14 8000 del mondo, Messner ha saputo sintetizzare e riconoscere gli sforzi di ogni protagonista, compreso di chi forse ingiustizia l'ha subita realmente ma non ha suonato la grancassa delle polemiche.
waltre bonatti
Walter Bonatti oggi

Dopo aver letto svariati libri su questo argomento, non posso peró non fare alcune riflessioni, forse un pochino maliziose persino ma...: i vari contendenti non si sono mai voluti confrontare faccia a faccia, Bonatti per primo non ha mai accettato un contraddittorio con Compagnoni e Lacedelli...; il maggior danneggiato di tutta la vicenda mi sembra il povero hunza Mahdi, che ingannato di arrivare in vetta al K2, seppur a fin di bene per la spedizione, da alcuni membri della scalata, Bonatti compreso, infatti é rimasto seriamente invalidato ed ha subito gravi amputazioni per i congelamenti agli arti...; non riesco ad accettare che il Dottor Robert Marshall, colui che "ha scoperto la veritá" definisca in modo denigratorio "tutta questa una tipica vicenda italiana", senza mai aver mai scalato nemmeno una montagnetta qualsiasi e poi gli italiano cosa hanno di tanto negativo...; infine, da redattore di una rubrica che parla di libri e che di certo ne promuove la conoscenza e di conseguenza la vendita, mi vien da sorridere al pensare quante decine di migliaia di copie di libri o di riviste non si sarebbero vendute senza tutta questa amara storia...

 

© Filippo Zolezzi