| K2: il prezzo della conquista
Lino Lacedelli, Giovanni Cenacchi
Mondadori
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| La copertina, Lacedelli, Bonatti e Abram accosciato |
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Sono passati ben 50 anni
da quel fatidico 31 Luglio 1954, nel quale Compagnoni e Lacedelli
raggiunsero la seconda altitudine del mondo, ma forse la piú
difficile e affascinante: il K2, ma da quella data le sorprese
e le notizie si sono inseguite fino a oggi.
Forse mai una conquista alpinistica é stata tanto al
centro di discussioni e polemiche come questa: libri, dichiarazioni,
interviste si sono susseguite senza soluzione di continuitá
e pensavamo di essere veramente arrivati al capolinea di queste
"novitá", ma avevamo fatto i conti senza l'oste,
anzi... senza Lacedelli, uno dei due conquistatori
del K2...
L'arrivo di questo libro ci ha fatto
fare un bel sobbalzo: sul retrocopertina le parole di Lacedelli
"Questa storia l'ho raccontata tante volte, ma mai del
tutto. Ci sono molti particolari... particolari che potrei
raccontare adesso. Come ad esempio la questione del nono campo:
non ne ho mai parlato completamente. Né del nono campo,
né di tante altre cose..., unite a questo una
rossa fascetta di Mauro Corona, tra gli sponsor di questo
libro, che afferma "Un racconto esplosivo che fará
schizzare sassi di scalpore. Le parole di Lacedelli faranno
rumore. Perché la veritá fa sempre rumore".
Ce n'era abbastanza per farci tuffare nella lettura...
Il libro si presenta
diviso in due parti distinte: un'intervista resa da Lacedelli
a Giovanni Cenacchi, nella quale l'alpinista racconta la "sua"
veritá, che tiene conto dei minuziosi diari redatti
dallo stesso e che non sono sono mai stati resi noti integralmente
e una seconda parte nella quale Cenacchi, formula ipotesi
e trae conclusioni dopo la stessa intervista.
Lacedelli dá grande risalto
alla querelle tra Bonatti e Compagnoni, sia per la
posizione del campo 9 spostato piú in alto di quanto
concordato tra di loro, sulla questione dell'ora di partenza
dal campo 9, sull'esaurimento delle bombole prima dell'arrivo
in vetta, sui rapporti tra il gruppo di alpinisti e il capo-spedizione
Desio.
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| Ubaldo Rey e Lino Lacedelli alla partenza per il campo 7 |
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In tutti i punti, fuori che su quello
della durata delle bombole in cui non transige assolutamente,
Lacedelli da ragione a Bonatti, riconoscendo l'ingiustizia
di cui é stato vittima, addossando peró ogni
responsabilitá dei fatti accaduti a Compagnoni, capo
designato per la conquista da parte di Desio.
Compagnoni ne esce descritto
come un egoista ambizioso e con pochi scrupoli, disposto a
tutto pur di ottenere l'onore della conquista del K2, senza
rispettare i compagni e Bonatti in particolare (la cosa appare
particolarmente singolare, perché de Francesch nel
suo diario del Gasherbrum in Mani
da strapiombo descrive Bonatti allo stesso modo
come Lacedelli descrive Compagnoni, allora vuol dire che l'occasione
trasforma la persona, forse, ... ndr),
Lacedelli fa intendere che se Compagnoni
sotto sotto ha le scusanti della quota, della voglia di arrivare
e la paura di fallire, Desio non neha proprio e viene descritto
come ambizioso, abbastanza spietato e con scarsa parvenza
di umanitá, con conseguenza che gli alpinisti lo disattendevano
spesso negli ordini (altra analogia incredibile con Cassin,
sempre nei diari di de Francesch...)
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| La foto storica: Lacedelli sulla vetta del K2 |
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A questo punto la voglia
di non esprimere alcun commento é tanta, ma forse con
maggior forza emergono alcune domande: perché Lacedelli
ha atteso 50 anni per fare le sue rivelazioni? Quali timori
gli hanno impedito di accusare apertamente Compagnoni e Desio,
che purtroppo non ha la possibilitá di replicare? Eppure
molte volte Achille e Lino si sono presentati insieme a interviste
e trasmissioni televisive senza mostrare alcun dissidio tra
loro... E' questo forse l'estremo e disperato tentativo per
poter stringere la mano a Bonatti, riallacciando un rapporto
interrotto bruscamente nel 1954? Potranno queste sue dichiarazioni
chiudere definitivamente la polemica, dando soddisfazione
al mezzo secolo di polemiche agitate da Bonatti, offeso oramai
cinquantenario? Aspettiamo le risposte, se mai verranno...
anche se il recente intervento di Bonatti con Messner sembrerebbe
rendere vano ogni tentativo, anche patetico, di riavvicinamento.
Schiller scrisse "Speriamo che
le grandi occasioni non trovino piccoli uomini...", probabilmente
questo balletto, oltre a tutto molto redditizio..., non é
ancora terminato, aspettiamoci altri libri, altre "veritá",
il prossimo turno potrebbe essere quello di Compagnoni...
Possiamo solo consigliarvi ancora una volta di leggere l'Imperdibile
di Ottobre, Mani a strapiombo,
in particolare il diario del Gasherbrum, di Bepi de Francesch,
noi pensiamo di aver compreso piú K2 1954 da quel racconto
che parla di un'altra spedizione, ma con gli stessi problemi
e anche con alcuni degli stessi protagonisti, che dalla pila
di libri che narrano "tutte le veritá" di quella spedizione,
ammesso che la veritá sia mai stata scritta interamente...
© Filippo
Zolezzi
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