| Confessioni di un Serial Climber
Mark Twight
Edizioni
Versante Sud
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| La copertina |
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"Malgrado l'etá che ho
, sono ancora in rivolta contro la mediocritá. Non
sono incazzato come ero un tempo, ma quando si tratta di azione
sono ancora intollerante verso le parole vuote e arroganti.
Acclamatemi o tacete".
Dall'introduzione a cura dell'autore.
"Perlopiú la letteratura di montagna sembra un
incrocio tra la patologia legale e gli insulsi fumetti degli
Hardy Boys: Come la musica punk ha aperto uno squarcio nel
rock moribondo degli anni 80, cosí la scrittura punkeggiante
di Mark Twight ha restituito l'anima alla letteratura dell'arrampicata.
Una copia di Confessioni di un Serial Climber vale cento volte
tutte le schifezze scritte sull'Everest messe insieme"
Dal retro copertina, commento di presentazione ad opera di
Wil Gadd.
Queste due premesse, oltre all'inutile
foto dell'autore in posa molto sguaiata sempre sul retrocopertina,
sono state sufficienti a far prendere questo libro e a infilarlo
in fondo alla pila degli arrivi almeno tre o quattro volte,
ma poi il dovere di cronaca, unito a un senso di amicizia
e rispetto per l'Editore hanno fatto in modo che Confessioni
di un Serial Climber ci seguisse in ferie e vedesse
la luce (?) della recensione...
Questo libro si presenta sotto forma
di antologia di brani scritti in circa 15 anni, tra il 1984
e il 2000, con l'interessante revisione degli stessi al 2000,
in una sorta di autocritica e di visione allo specchio alla
luce della vita trascorsa, in essa l'autore esprime il suo
modo di concepire vita, sentimenti, montagna, con intermezzi
tratti da Nietzche, Mishima, Gauguin e vari cantanti punk
e hard rock
Si tratta di sensazioni forti, spesso
non condivisibili, che fanno l'effetto di una sorta di tintura
di limone e sale versata su ferite aperte; l'autore esprime
tutta la sua rabbia e ribellione nell'arrampicare, nella ricerca
del proprio limite, nel fuggire dai rapporti interpersonali.
Provate a immaginare
Twight che sale lungo le pareti del Nuptse e del Kangtega
a oltre 6000 metri col walkman al massimo che gli bombarda
il cervello facendo risuonare alla nausea il brano We're
desperate il cui motivo ricorrente é il verso
Bacia o uccidi, (titolo originale in inglese di questo
libro), forse riuscirete a comprendere meglio qualcosa di
lui...
E' un libro che sovente
irrita, suscitando repulsione per l'autore e per le sue idee,
ma non é mai banale, scontato o manierato, nei suoi
capitoli si puó vedere apparire il celeberrimo quadro
di Munch, L'urlo, la disperazione dell'uomo colpito dalla
realtá della propria vita, alla ricerca del suo significato...
Immaginiamo che se Twight leggerá
questi nostri commenti ci fionderá nel mazzo di coloro
che esprimono parole vuote ed arroganti, eppure dal cumulo
di stronzate, (ci scusino i lettori se usiamo per
una volta lo stile di Twight) che egli sembra voler depositare
a bell'apposta, emergono riflessioni e pensieri che stronzate
non lo sono affatto, ma che indicano come l'autore si sia
coperto di cinico nichilismo forse solo per la paura di una
realtá spesso indecifrabile e incombente come un seracco
pronto a precipitarti addosso. E questi suoi atteggiamenti
ribelli e punkeggianti non siano altro che la ricerca di mascherare
una grande timidezza e la paura di tutto quanto é intorno
a se stesso, l'urlo rabbioso e il rifiuto delle convenzioni
per non rimanere avvinghiati da una realtá ineffabile
che circonda ognuno di noi e che spesso cerca di avvolgerci
e stritolarci tra le proprie spietate spire...
© Filippo
Zolezzi
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