| K2: la mia avventura.
Diario di una spedizione in cima al mondo
Michele Comi
Fabbri Editori
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| La copertina |
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Aprire la busta, tirare
fuori un altro libro sul K2 e provare nausea (per l'inflazione
che ha avuto questo titolo nei mesi scorsi) é stata
una sequenza rapidissima, con conseguente seppellimento dell'opera
nel limbo dei titoli in attesa di "sentenza", ma
poi la curiositá e, soprattutto, una positiva nota
giunta dalla sede centrale di Alpinia
ci ha indotto ad aprirlo, a dedicargli maggiori attenzioni
e a prenderlo in esame.
Michele Comi, guida alpina
valtellinese, ci racconta la sua avventura sul versante tibetano
del K2, con la spedizione del versante nord, lo fa con parole
semplicissime, ma pulite e chiare, il suo é diario
schietto, niente a che veder con parate pavonesche, tipiche
di certi soliti noti...
Una spedizione "ufficiale
del cinquantenario", ma tanto distante dallo spirito
e dall'organizzazione di quella sul versante sud: solamente
quattro portatori hunza e qualche cammello per il trasporto
dei materiali, nessuno sherpa e nemmeno corde fisse da noleggiare
e nessun arrivo in vetta per forza, come pure nessun codazzo
di stampa e tv al seguito.
Nel suo diario l'autore
ci racconta di due mesi trascorsi a faticare, ad attendere
una schiarita e un bel tempo che mai é arrivato, la
nostalgia della propria casa in Italia e dei figli, la noia
di giorni sempre uguali rinchiusi in tendine inospitali e
la fame subita per errori di approvvigionamento.
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L'autore, a destra, con Mario Panzeri e il
"suo" K2
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Non troviamo alcun accenno
trionfalistico, ma la gioia del ritorno dopo la rinuncia,
che non é un fallimento, la vittoria della ragione
e della vita sulla presunzione e sulla stolta voglia di arrivare
a qualunque costo.
Questo libro, piccolo
e leggibile in poche ore, ci riconcilia col K2 e in generale
con l'alpinismo degli 8000, dopo l'orgia di opere improntate
a vuoti trionfalismi e a velenose polemiche, ci fa riscoprire
che andare in montagna non é solo business o presunzione,
ma anche sentimento umano, altruismo, paura e umanitá.
Comi ci riconsegna un
immagine di alpinismo di altri tempi, o comunque a misura
d'uomo, abbiamo avuto anche troppi super-uomini. troppo perfetti,
ritroviamo l'umile sapienza degli uomini della montagna, la
grandezza dell'essere uomini, consapevoli dei propri limiti,
ma grandi nei propri sentimenti.
© Filippo
Zolezzi
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