NARRATIVA

K2: la mia avventura.

Diario di una spedizione in cima al mondo

Autore: Michele Comi

Prezzo € 9,00

Formato: 13 x 19 cm

Pagine: 192

Editore: Fabbri, Milano

 

 

K2: la mia avventura.

Diario di una spedizione in cima al mondo

Michele Comi

Fabbri Editori

La copertina

 

Aprire la busta, tirare fuori un altro libro sul K2 e provare nausea (per l'inflazione che ha avuto questo titolo nei mesi scorsi) é stata una sequenza rapidissima, con conseguente seppellimento dell'opera nel limbo dei titoli in attesa di "sentenza", ma poi la curiositá e, soprattutto, una positiva nota giunta dalla sede centrale di Alpinia ci ha indotto ad aprirlo, a dedicargli maggiori attenzioni e a prenderlo in esame.

Michele Comi, guida alpina valtellinese, ci racconta la sua avventura sul versante tibetano del K2, con la spedizione del versante nord, lo fa con parole semplicissime, ma pulite e chiare, il suo é diario schietto, niente a che veder con parate pavonesche, tipiche di certi soliti noti...

Una spedizione "ufficiale del cinquantenario", ma tanto distante dallo spirito e dall'organizzazione di quella sul versante sud: solamente quattro portatori hunza e qualche cammello per il trasporto dei materiali, nessuno sherpa e nemmeno corde fisse da noleggiare e nessun arrivo in vetta per forza, come pure nessun codazzo di stampa e tv al seguito.

Nel suo diario l'autore ci racconta di due mesi trascorsi a faticare, ad attendere una schiarita e un bel tempo che mai é arrivato, la nostalgia della propria casa in Italia e dei figli, la noia di giorni sempre uguali rinchiusi in tendine inospitali e la fame subita per errori di approvvigionamento.

L'autore, a destra, con Mario Panzeri e il "suo" K2

Non troviamo alcun accenno trionfalistico, ma la gioia del ritorno dopo la rinuncia, che non é un fallimento, la vittoria della ragione e della vita sulla presunzione e sulla stolta voglia di arrivare a qualunque costo.

Questo libro, piccolo e leggibile in poche ore, ci riconcilia col K2 e in generale con l'alpinismo degli 8000, dopo l'orgia di opere improntate a vuoti trionfalismi e a velenose polemiche, ci fa riscoprire che andare in montagna non é solo business o presunzione, ma anche sentimento umano, altruismo, paura e umanitá.

Comi ci riconsegna un immagine di alpinismo di altri tempi, o comunque a misura d'uomo, abbiamo avuto anche troppi super-uomini. troppo perfetti, ritroviamo l'umile sapienza degli uomini della montagna, la grandezza dell'essere uomini, consapevoli dei propri limiti, ma grandi nei propri sentimenti.

 

 

© Filippo Zolezzi