| Arrampicarsi all'inferno
Tragedia sull'Eiger
Jack Olsen
CDA & Vivalda Editori
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| La copertina |
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Arrampicarsi all'inferno di Jack Olsen,
pubblicato nel 1962 narra la commovente tragedia che nel 1957
vide la scomparsa di tre alpinisti, un italiano e due tedeschi,
ma soprattutto una lotta contro la morte per salvare il quarto
sopravvissuto, una vera e propria gara di solidarietà
che vide alcuni tra i più forti alpinisti del mondo
rischiare la propria vita per cercare i dispersi e salvare
loro la vita, un'etica ben diversa da quella che ha portato
la corsa verso gli 8000, dove si legge di alpinisti abbandonati
al loro destino dai compagni, o trovati ancora vivi da altre
cordate e scartati in un'assurda ricerca della vetta, o in
un si salvi chi può, ben diverso dallo spirito di solidarietà
che ha sempre animato l'alpinismo (Joe
Simpson, Ombre sul Ghiacciaio, CDA-Vivalda), ripubblicato
in italiano nella collana Tascabili dell'allora CDA nel 2000
per la sensibilitá e acutezza di Mirella Tenderini,
direttrice della collana, ora viene ristampato ne I Licheni,
la collana dei super classici della narrativa di montagna.
La Nord dell'Eiger ha sempre fatto rabbrividire i migliori
scalatori di tutti i tempi e ancora nella metà degli
anni '50 costituiva uno dei problemi irrisolti per alpinisti
di molte nazioni tra le quali anche l'Italia.
Traversata Hinterstoisser, Ragno, Bivacco della morte, Ferro
da Stiro, sono alcuni dei nomi che significano veloci ritirate
e purtroppo anche vittime, che su questa parete terribile
sono state numerosissime, ma capaci di scatenare un desiderio
di conquista spesso pericoloso e fuorviante.
Così nell'estate del 1957 due alpinisti Lecchesi, Claudio
Corti compagno di Riccardo Cassin in alcune salite, di buona
esperienza, ma considerato "un poco pazzo"
e Stefano Longhi, esperto di Grigna conosciuto pochi mesi
prima, si trovarono alla base della Nord dell'Eiger per cercare
di diventare i primi salitori italiani della parete.
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Alfred Hellepart
risale il ghiacciaio salvando Claudio Corti |
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Partirono quasi di nascosto
e presto furono raggiunti da due tedeschi ritenuti molto abili,
ma presto le forze cominciarono a venire meno e iniziò
il dramma.
Sul piazzale di Kleine Scheidegge esperti e semplici curiosi
seguivano le lente evoluzioni di quella cordata così
male assortita: l'alto italiano, seguito dal grosso omino
e dai due tedeschi e ben presto gli esperti compresero che
un'altra tragedia stava consumandosi in diretta sulla Nord.
Vedendo le difficoltà e l'impossibilità di venirne
fuori, furono presto organizzate delle squadre di soccorso,
che purtroppo riuscirono a salvare il solo Corti. Longhi rimase
appeso alle proprie corde fino all'estate del 1959 e costituì
un simbolo ben poco bello per la valle di Grindenwald e di
Wengen, fino a che fu recuperato ancora perfettamente conservato
con un'impresa incredibile per spiegamento di uomini e mezzi.
Corti fu accusato per anni di avere causato questo disastro
e che per la sua imperizia tre uomini erano deceduti, ma con
un vero colpo di scena, nel 1962 furono ritrovati anche i
corpi dei due tedeschi e la loro posizione sulla montagna
confermò ogni parola del povero alpinista crocifisso
moralmente e accusato ingiustamente.
Ancora una volta dobbiamo essere grati alla CDA-Vivalda per
avere ripubblicato nuovamente un libro tanto avvincente, quanto
commovente, Arrampicarsi all'inferno é un
classico della narrativa della montagna, con uno stile che
ricorda i gialli, ma che purtroppo riporta una storia vera,
nella quale emergono tragedie, paure, meschinità, ma
anche solidarietà ed eroismi purtroppo a volte dimenticati.
© Filippo
Zolezzi
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