| Scalate nelle Alpi
Giusto Gervasutti
CDA & Vivalda
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| La
copertina | |
"Tutto quello
che mi circondava, immobile e fermo, era assente. e
allora mi sorse di nuovo istintiva la domanda: "Perché?".
La risposta non venne e forse non verrá mai."
Questa frase compare nell'ultimo capitolo di Scalate
nelle Alpi, capitolo che da solo merita, a
nostro parere, l'acquisto di questo libro.
Immaginiamo i preparativi
per una spedizione tipo quella di Shackleton, ognuno
prepara il proprio baule ricolmo di quanto si pensa
potrá, occorrere e visto l'interminabile notte
polare, non possono mancare dei libri: noi sceglieremmo
tra i classici dell'alpinismo: Whymper, La salita
del Cervino, Mummery Le mie scalate nelle Alpi
e nel Caucaso, anche questo ristampato pochi anni
fa in questa stessa collana (caro Crivellaro, curatore
di questa bellissima collana, gli appassionati di montagna
non possono che esserle grati per queste ristampe straordinarie...)
e anche quest'opera unica di Gervasutti, Imperdibile
non solo come nostra qualifica.
Di Giusto Gervasutti é
scritto e detto molto, ma in realtá di lui si
conosce abbastanza poco, forse anche a causa del suo
carattere schivo e poco propenso al mettersi in mostra;
viene ricordato con il soprannome il fortissimo,
che peró non si sa se gli sia stato assegnato
per ammirazione o con una sorta di scherno, un altro
alone di mistero che avvolge questo alpinista, non ultima
una certa antipatia verso il suo atteggiamento politico
dell'epoca, non ipercritico, a posteriori,
verso il regime fascista e la non appartenenza alla
resistenza come ad esempio invece Riccardo Cassin...
Come Mummery, anche Giusto Gervasutti
ha scritto il suo libro, analogo anche nel titolo, poco
prima di immolarsi in parete, un testamento spirituale,
un racconto di se stesso, forse presentimento della
fine imminente, il mistero prosegue...
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Gervasutti
da esempio di stile alla Dülfer
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Come giá detto, per noi
questo libro non puó assolutamente mancare nello
scaffale dell'appassionato di montagna: Scalate
nelle Alpi appartiene a quel filone eroico
dell'alpinismo che oggi sembra irrimediabilmente perduto,
uno stile e una ricerca che dista anni luce da quello
odierno, dove si festeggiava ancora a spumante e vino
e non a canne o peggio.
Gervasutti si descrive senza superbia,
ma anzi evidenzia la prudenza come proprio limite, il
rispetto della propria vita, la ricerca della sicurezza
nella salita, se di sicurezza si puó parlare
in molti casi..., la dimostrazione sembra essere la
perdita della prima ascensione sulla tanto corteggiata
Nord della Jorasses, eppure la sua fine appartiene ancora
al mistero, una caduta in una banale corda doppia...
Corde di canapa,
giacche di panno, scarponi chiodati e pedule di feltro
(proprio l'autore destó scalpore indossando tra
i primi prototipi di suole Vibram), attrezzi rudimentali
che oggi nemmeno il turista meno abbiente indosserebbe,
eppure sono quegli stessi oggetti che hanno permesso
di risolvere tutti i maggiori problemi delle Alpi e
che ritroviamo, affascinanti, in quest'opera.
Concludiamo con una citazione
tratta in occasione della conquista della Parete Est
della Jorasses, uno dei suoi capolavori, che ne descrive
il carattere, che ci fa molto riflettere:
"Le difficoltá ora sono proprio finite...Raggiungiamo
la vetta alle 11... Niente fremiti di gioia. Niente
ebbrezza della vittoria.La meta raggiunta é giá
superata. Direi quasi con un senso di amarezza per il
sogno divenuto realtá. Credo che sarebbe molto
piú bello poter desiderare per tutta la vita
qualcosa, lottare continuamente per raggiungerla e non
ottenerla mai..." .
© Filippo
Zolezzi
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