Strumenti e Tecnica

L'arte del camminare

Consigli per partire con il piede giusto

Collana: Ossigeno

Autore: Luca Gianotti

ISBN 978-88-6549-015-0

Euro 14,50

Formato: 13 x 20 cm

Pagine: 160

Editore: Ediciclo Editrice

 



 

L'arte del camminare

Consigli per partire con il piede giusto

Luca Gianotti

Ediciclo Editrice

 

la copertina

Col termine viaggiare si può intendere sia il semplice spostarsi da un posto all'altro, senza alcuna sosta ne attenzione all'ambiente circostante, oppure un andamento lento nel quale compenetrare l'ambiente e le persone che lo formano.

Questo libro vuole appartiene alla seconda categoria: viaggiare per conoscere, per entrare in contatto con persone, cose e paesaggi percorsi, conoscere ed assorbire la cultura e la realtà attraversata.

Oggi, nell'era del sempre più veloce e del meno riflettuto, forse ciò può sembrare un'utopia, ma non lo è e l'autore lo dimostra con questa sua opera: imparare a camminare guardandosi in giro...

Quest'opera la abbiamo classificata come Strumenti e tecnica, ma potrebbe benissimo essere nella sezione narrativa, anche se comunque resta pur sempre un utile strumento per imparare a muoversi in sintonia con l'ambiente attraversato.

Il libro è introdotto da Wu Ming 2, un vero esperto di questo modo di camminare, ne ricordiamo Il sentiero degli dei.

Come camminare, come prepararsi lo zaino, cosa mangiare, come dormire, quali strategie tenere nel viaggio, sono alcuni degli argomenti trattati dall'autore, che appassionato escursionista e scialpinista, accompagna gruppi di appassionati camminatori su e giù per l'Italia, l'Europa e il mondo, è uno dei soci fondatori della Compagnia dei cammini.




L’ARTE DEL CAMMINARE – INTERVISTA A LUCA GIANOTTI
Di Davide Sapienza
Luca Gianotti

Il tuo libro, con agilità e senza troppi voli pindarici cerca di “istruire” chi vuole camminare, o dedicarsi al Cammino, ma anche di ricordare a chi già lo fa alcune cose fondamentali per poter partire nel migliore dei modi. Ci racconti che metodo hai usato?

Sono partito dalla ricerca della semplicità, che è sempre stato il mio approccio. Ho trovato supporto nella tradizione zen: si possono dire cose profonde anche con linguaggio semplice. Anzi, il linguaggio semplice aiuta a non farsi distogliere dal troppo. Ho quindi scritto il libro per sottrazione. Ma ho voluto a tutti i costi mantenere uno stile personale, raccontando in prima persona la mia esperienza. D’altra parte se ho un valore aggiunto rispetto ad altri è proprio il fatto che io cammino e vivo di camminare da sempre, ho accompagnato in cammino migliaia di persone, quindi tutto il contenuto del libro nasce dalla pratica sul campo, e non viceversa. Per me tutti gli aspetti del camminare hanno pari dignità, per cui ho cercato di mettere sullo stesso piano aspetti pratici e consigli tecnici con riflessioni filosofiche. E quando mi dicono che il libro è poco filosofico mi fanno un complimento, perché è la sottrazione il vero segreto dello zen!

Da alcuni anni ti dedichi al cammino profondo, spirituale: emerge da molti passaggi. Rispetto alle “istruzioni per l’uso”, i gruppi come hanno reagito a questo cambiamento, avendo tu una storia da guida escursionistica?
Anche qui ho fatto piccoli passi. Sapevo che introdurre il cammino profondo avrebbe comportato resistenze, che era forse prematuro per l’epoca, che rischiavo il rifiuto, di essere tacciato come new age. Ho quindi alternato viaggi “normali” a viaggi con il marchio “deep walking”, anche se i miei viaggi proprio normali non lo sono mai stati. Mi piace far riflettere, mi piace dare opportunità per orientarsi sulla strada della consapevolezza, quella che io ricerco. Ma il tempo è giunto. The times they are a-changin’. Sempre più persone vengono a camminare con me perché vogliono riequilibrarsi, trovare un momento per guardarsi dentro, rallentare per ascoltarsi di più, persone che sono in cerca di una loro propria strada nella vita e che non si accontentano più. Sempre meno il viaggio a piedi è visto come vacanza. Vacanza è un vuoto, un’assenza. Il cammino è un pieno. Pieno di esperienza, di emozioni, di incontri.


Tu pensi che i consigli di L’arte del Camminare possano andare anche a chi ha già un suo modo di andare a piedi e anche a chi lo fa nella neve? Vedo che manca lo sci escursionismo, e quindi anche lo sci nordico-escursionistico. E’ una tua scelta precisa?

Penso che il mio libro sull’arte del camminare sia per tutti, per chi non ha mai camminato per lunghi percorsi e vorrebbe provare, ma non osa, ma anche per chi è già esperto, che cammina da una vita, lo vedo utile anche per i miei colleghi guide. Perché le riflessioni che faccio qualche volta possono essere sentire come scontate, ma per chi sa ascoltare sono spesso nuove. Mi è piaciuto scardinare molti luoghi comuni, fare il bastian contrario, dire “ma siete proprio sicuri che questa sia l’unica via?”. Ho appositamente lasciato fuori lo sci, che è altra attività dal camminare. Il camminare comporta il sollevare il piede e l’appoggiare il piede sulla terra, in un movimento rotatorio che di per sé è un mantra. Con le racchette da neve ai piedi è comunque camminare. Con gli sci non è camminare.

Spesso nel libro parli del fatto che “oggi le cose sono cambiate”. Ma girando si vede che ancora sono tanti (soprattutto gli affiliati CAI) ad andare in montagna, per esempio, con certi metodi e una visione legata a determinati canoni da rivedere. Che ne pensi?
Certo, i cambiamenti avvengono lentamente, e per passi successivi. Oggi contemporaneamente troviamo tre modalità di camminatori: il camminatore che dice “andiamo in montagna”, che ama le camminate domenicali con lo spirito “prima partiamo prima arriviamo”, che cammina veloce, che teme la montagna e la sfida, nella vecchia logica della sfida con l’Alpe; poi c’è colui che dice “facciamo trekking”, che appartiene alla cultura degli anni ottanta e cerca nel trekking l’avventura, ma anche il divertimento, la conoscenza, lo svago,il benessere; infine c’è chi “si mette in cammino” e ha scoperto il camminare grazie alla “chiamata” del Cammino di Santiago, o che sperimenta le pratiche del camminare consapevole e del deep walking. Convivono questi tre modi di camminare, ma la strada è a senso unico: il camminare diventa sempre più momento di introspezione, per guardarsi dentro e conoscersi, il camminare diventa un atto rivoluzionario per chi ha corso tutta la vita e ora vuole rallentare. Chi è fermo alla sfida con l’alpe o al fare trekking ha due possibilità: salire un gradino di consapevolezza o rimanere fermo. Ma il mondo dei camminatori nel suo intiero pian piano sale.

Dopo i primi sei mesi, la Compagnia dei Cammini, la tua nuova esperienza, cosa ti ha insegnato rispetto all’esperienza precedente? E la rete di tante associazioni simili, a che punto è?
Dopo l’esperienza della Boscaglia, che per anni è stata all’avanguardia nel settore, sembrava difficile fare meglio. Ma la Compagnia dei Cammini ha alzato il tiro, si è passati dal voler organizzare viaggi a piedi di qualità, al cercare di fare cultura del camminare. Come ha scritto pochi giorni fa Tuttolibri (l’inserto letterario de La Stampa), organizzazioni come la Compagnia dei Cammini sono forse la spia di una nuova Italia: questo per noi è importante, ci stiamo credendo veramente; ma i camminatori, come spesso accade alle persone di pace e di buona volontà, non sono ascoltati a sufficienza, ancora non viene riconosciuto il gesto politico del camminare.
Costruire una rete non è facile. Ma ci stiamo provando. Il movimento dei camminatori si allarga, tanti non camminatori scoprono questo mondo anche come gesto di sfida, come gesto politico, come gli scrittori che pochi giorni fa si sono messi in cammino per ricucire l’Italia. Noi cerchiamo di tessere reti tra tutti questi, anche grazie alla nostra newsletter, che è uno strumento fantastico perché ha molte migliaia di lettori.

© Filippo Zolezzi