Narrativa

Addio al Campanile

Collana:

Autore: Spiro Dalla Porta Xidias

ISBN 88-88099-02-6

Euro 12,00

Formato: 13 x 21 cm

Pagine: 164

Editore: Visentini Luca Editore

 



 

Addio al Campanile

libro del cuore

Spiro Dalla Porta Xidias

Visentini Luca Editore

 

la copertina

Pochi alpinisti hanno rispettato la montagna come il vecchio Spiro. Ma non solo la montagna.
Spiro ha rispettato tutti, amici, compagni di corda, conoscenti e invidiosi, che non mancano mai, per quella sua innata signorilità d’altri tempi, per la sua educazione perfetta, per lo stile e la pacatezza che lo connotano.
È un uomo intelligente, creativo, sensibile, non poteva non innamorarsi di una guglia come il Campanile di Val Montanaia. Lo ha amato per tutta la vita e oggi, alla soglia dei novant’anni, lo ama ancora di più perché il missile di pietra è decollato, è andato lontano.
L’età allontana le cose, ce le rende distanti, le disperde – come scriveva Hermann Hesse – nelle azzurre lontananze. Questo è il libro più forte di Spiro, quello più autentico.
Mauro Corona


L'editore e Mauro Corona mi perdoneranno se mi approprio di un paio di pagine di questo bellissimo libro, frutto della penna del decano degli scrittori di montagna, infatti Spiro è presidente del Gruppo Italiani Scrittori di Montagna (GISM) accademico del CAI e socio onorario CAI, quindi scrittore, ma soprattutto grandissimo alpinista e appassionato di montagna.

Per ogni alpinista esiste "la Montagna", un luogo a cui si è legati più che ad ogni altro, che costituisce una parte di se stessi, che sopravvanza ogni altra vetta, anche se non la più alta o la più bella in assoluto, quella nella quale si sono depositati i sentimenti più cari e reconditi.

Il Campanile di Val Montanaia, in un disegno di Mauro Corona

Per Spiro, giovane ragazzo novantenne, questo amore è rappresentato dal Campanile di Val Montanaia, il più bello del mondo, come lui stesso ripete molte volte nel libro.

Questo Campanile è una vetta non altissima, circondata da crode maggiori per altezza, ma dall'aspetto unico: si erge solitario nella Val Montanaia, punta verso l'alto come un dito verso il cielo, qui accanto il disegno autografo di Mauro Corona, altro stregato da esso, che lo mostra in tutta la sua particolarità e a me che son di Genova ricorda in modo veramente singolare la Lanterna, il simbolo della mia città.

L'autore, nella sua vita, ha tracciato due vie nuove sul Campanile, su di esso ha vissuto i suoi giorni grandi, anche nell'altruismo del salvataggio e con i sentimenti dell'innamorato che sente i suoi giorni fuggire via, vuole ancora una volta dichiarare il suo amore, non potendolo più fare col gesto atletico, lo fa con quanto di meglio ha anncora: la penna, che resta stupendo suo strumento.

A cercare le parole migliori, in questi casi, il rischio grosso è quello di cadere nella retorica un pò melensa e allora cosa di meglio che rubare ancora un brano del libro?

Spiro Dalla Porta Xidias
Questo è il mio saluto al Campanile.
Queste righe. Questo scritto.
Sono così quattro i libri che gli ho dedicato. Questo penso sia quello definitivo. Anche se tornasse l'ispirazione, non ci sarebbe più il tempo.
Non credo di avere detto tutto: è stato troppo luminoso per me.
Mi ha dato il concetto della bellezza in montagna.
Ha rappresentato l'ideale, non solo alpino.
Mi ha insegnato che la terra tutta - e noi con essa -tende al cielo.
Nella sua magica e drammatica solitudine ho specchiato la mia incomunicabilità.
Nel suo slancio verso l'alto, ho chiarito l'insostenibile necessità dell'etica e della fede.
Con la sua irripetibile bellezza ha significato l'idea platonica del Bello.
Mi ha concesso, toccando la sua vetta, la somma felicità che raggiunge il sogno.
Ha espresso per me tutto il senso più elevato dell'alpinismo.
Mi ha rivelato la sublime verità di Dio.

 

© Filippo Zolezzi