Narrativa

No way down

2 agosto 2008.La più grande tragedia del K2

Collana: Ingrandimenti

Autore: Graham Bowley

ISBN 978-88-04-61110-3

Euro 19,00

Formato: 14 x 22 cm

Pagine: 288

Editore: Mondadori

 

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No way down

imperdibile
di luglio 2011

2 agosto 2008.La più grande tragedia del K2

Graham Bowley

Mondadori

 

la copertina

Ci sono libri che non vorremmo mai dover leggere e questo No way down è proprio uno di quelli, un'opera che ti colpisce come un diretto nello stomaco e ti lascia senza respiro, con gli occhi spalancati e la voce incapace di uscire...

Il 2 agosto 2008 è purtroppo conosciuto per la grande strage del K2: 11 alpinisti mori in un solo giorno, su 24 partiti alla ventura per scalare la montagna più bella e più pericolosa del mondo, la piramide perfetta, quella che il grande Kurt Diemberger ha chiamato il nodo infinito.

La montagna non è assassina, e neppure tremenda, è là e basta, merita rispetto, sempre anche quando sembra facile, perchè mai è banale o non rischiosa, si può rimanere assiderati anche a 1400 metri, distanti qualche chilometro da una grande città di mare come Genova.

No way down sta al K2 come Aria sottile sta all'Everest: Graham Bowley ricostruisce le tragiche vicende del 2008 sul K2 e Jon Krakauer quelle del 1996 sull'Everest, due tra i più noti e infausti avvenimenti di montagna.

Vi è però una sostanziale differenza tra i due autori: Jon Krakauer è arrivato in cima alla montagna quel fatidico 10 Maggio 1996 e ne ha raccontato le vicende da protagonista, Graham Bowley non c'era e non ha mai praticato l'alpinismo, ha descritto i fatti come giornalista del New York Times e successivamente ha deciso di ricostruire gli avvenimenti; vi sono pro e contro per entrambe le situazioni: Krakauer ha vissuto dal di dentro i fatti, ma è stato influenzato dalle proprie simpatie e sensazioni, Bowley pur non provando l'arrivare in vetta e l'aver visto negli occhi chi appena dopo è morto, ha potuto scrivere totalmente distaccato da ogni sensazione e deriva personale.

L'autore ha impiegato quasi tre anni per raccogliere le testimonianze di tutti i protagonisti scampati e con le loro testimonianze ha cercato di dare voce ai caduti, anche con i loro diari e le parole scambiate con gli amici rimasti, egli ha girato il mondo per intervistarli, di persona o per telefono o via e-mail.

Purtroppo le polemiche son già sorte prima ancora dell'uscita in Italia del volume e possiamo immaginare che, come per Everest 1996, seguiranno altri libri di altri protagonisti che si sono sentiti offesi o male interpretati su questo libro, in primis il Valtellinese Marco Confortola, che effettivamente non ne esce benissimo nelle descrizioni finali dell'opera, salvato miracolosamente dallo sherpa Pemba Gyalje forse si è aperta un'altra questione di quelle infinite come quelle descritte da Augusto Golin in La legge della montagna.

Graham Bowley non emette giudizi finali sulla questione K2 2008, ma appare in tutta la sua drammaticità l'inutilità del volere essere Iron Man ad ogni costo, dimenticando le parole di Denis Urubko che si muore una volta sola e le vicende del 1996 e qui del 2008 ci dicono che una ventata di follia sembra aver pervaso molti alpinisti degli 8000, ben diversi da Ed Viesturs, capace di tornare indietro a poche decine di metri dalla vetta perchè oramai troppo tardi nel giorno e con la notte incombente.

Terminiamo con le amare parole di Kurt Diemberger a conclusione di un'altra tremenda salita al K2: "La montagna non vuole la morte di chi è venuto per salirla. E' l'alpinista che si rapporta con essa, che determina per buona parte la propria sorte quando cerca di realizzare il proprio sogno - un gioco pericoloso al limite fra rischio, esperienza e destino... un ottomila è tuo solo quando ne sei sceso, prima sei tu che gli appartieni".

Filippo Zolezzi