Narrativa

Confessioni di un Serial Climber

Collana: I Rampicanti

Autore: Mark Twight

ISBN

Euro 17,00

Formato: 15 x 21 cm cm

Pagine: 236

Editore: Versante Sud Editrice

 

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Confessioni di un Serial Climber

Mark Twight

Versante Sud Editrice

 

la copertina
Malgrado l'etá che ho , sono ancora in rivolta contro la mediocritá. Non sono incazzato come ero un tempo, ma quando si tratta di azione sono ancora intollerante verso le parole vuote e arroganti. Acclamatemi o tacete".

Dall'introduzione a cura dell'autore.
"Perlopiú la letteratura di montagna sembra un incrocio tra la patologia legale e gli insulsi fumetti degli Hardy Boys: Come la musica punk ha aperto uno squarcio nel rock moribondo degli anni 80, cosí la scrittura punkeggiante di Mark Twight ha restituito l'anima alla letteratura dell'arrampicata. Una copia di Confessioni di un Serial Climber vale cento volte tutte le schifezze scritte sull'Everest messe insieme" Dal retro copertina, commento di presentazione ad opera di Wil Gadd.

Queste due premesse, oltre all'inutile foto dell'autore in posa molto sguaiata sempre sul retrocopertina, sono state sufficienti a far prendere questo libro e a infilarlo in fondo alla pila degli arrivi almeno tre o quattro volte, ma poi il dovere di cronaca, unito a un senso di amicizia e rispetto per l'Editore hanno fatto in modo che Confessioni di un Serial Climber ci seguisse in ferie e vedesse la luce (?) della recensione...

Questo libro si presenta sotto forma di antologia di brani scritti in circa 15 anni, tra il 1984 e il 2000, con l'interessante revisione degli stessi al 2000, in una sorta di autocritica e di visione allo specchio alla luce della vita trascorsa, in essa l'autore esprime il suo modo di concepire vita, sentimenti, montagna, con intermezzi tratti da Nietzche, Mishima, Gauguin e vari cantanti punk e hard rock

Si tratta di sensazioni forti, spesso non condivisibili, che fanno l'effetto di una sorta di tintura di limone e sale versata su ferite aperte; l'autore esprime tutta la sua rabbia e ribellione nell'arrampicare, nella ricerca del proprio limite, nel fuggire dai rapporti interpersonali.

Provate a immaginare Twight che sale lungo le pareti del Nuptse e del Kangtega a oltre 6000 metri col walkman al massimo che gli bombarda il cervello facendo risuonare alla nausea il brano We're desperate il cui motivo ricorrente é il verso Bacia o uccidi, (titolo originale in inglese di questo libro), forse riuscirete a comprendere meglio qualcosa di lui...

E' un libro che sovente irrita, suscitando repulsione per l'autore e per le sue idee, ma non é mai banale, scontato o manierato, nei suoi capitoli si puó vedere apparire il celeberrimo quadro di Munch, L'urlo, la disperazione dell'uomo colpito dalla realtá della propria vita, alla ricerca del suo significato...

Immaginiamo che se Twight leggerá questi nostri commenti ci fionderá nel mazzo di coloro che esprimono parole vuote ed arroganti, eppure dal cumulo di stronzate, (ci scusino i lettori se usiamo per una volta lo stile di Twight) che egli sembra voler depositare a bell'apposta, emergono riflessioni e pensieri che stronzate non lo sono affatto, ma che indicano come l'autore si sia coperto di cinico nichilismo forse solo per la paura di una realtá spesso indecifrabile e incombente come un seracco pronto a precipitarti addosso. E questi suoi atteggiamenti ribelli e punkeggianti non siano altro che la ricerca di mascherare una grande timidezza e la paura di tutto quanto é intorno a se stesso, l'urlo rabbioso e il rifiuto delle convenzioni per non rimanere avvinghiati da una realtá ineffabile che circonda ognuno di noi e che spesso cerca di avvolgerci e stritolarci tra le proprie spietate spire...





Filippo Zolezzi