Narrativa

Enigma Cerro Torre

Collana: I Licheni

Autore: Giorgio Spreafico

ISBN 88-7480-080-0

Euro 19,00

Formato: 12 x 20 cm

Pagine: 370

Editore: Vivalda Editori

 

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Enigma Cerro Torre

imperdibile
di ottobre 2006

Giorgio Spreafico

Vivalda Editori

 

la copertina

Semel in anno... si una volta all'anno mi prendo la licenza di usare la prima persona al singolare, invece che quella più asettica e indiretta del plurale noi, ma l'argomento è tanto coinvolgente che fare i distaccati sembrerebbe proprio affettato e persino ipocrita e allora sopportatemi in prima persona, vi ringrazio per l'indulgenza e la comprensione!

L'Italia delle grandi imprese, specie se seguite da narrazioni, sembra avere il vizio di lasciarsi andare in polemiche che non riescono ad avere mai termine, fuochi che divampano, che sembrano spegnersi per naturale consunzione, ma sempre pronti a ridivampare anche a decenni di distanza dalle ultime schermaglie... è successo per Bonatti e il K2, per Fogar e ancora di più nel caso che forma il soggetto di questo Enigma Cerro Torre.

Chi è appassionato di montagna sa bene di cosa si parla e appare inutile farne un riassunto, permettete solo due righe telegrafiche uso Bignamino: nel 1959 una cordata di tre alpinisti, Cesarino Fava, Toni Egger e Cesare Maestri, danno l'assalto a quella che molti giudicano la più bella montagna del mondo e forse anche la più difficile, infatti ancora inviolata, il Cerro Torre in Patagonia.
Alto meno della metà dell'Everest, già conquistato sei anni prima, resisteva a ogni tentativo. Fava abbandona all'inizio delle difficoltà finali, per le sue menomazioni, (che non gli hanno comunque impedito di salire come uno scoiattolo sul Campanile Basso a 80 anni...), i suoi compagni proseguono e dopo una salita infernale raggiungono la vetta. Purtroppo Egger scompare nella discesa, travolto da una valanga, e con lui le foto di vetta, ma poi qualcuno comincia a dubitare sull'effettiva realtà, che non è comprovata dai fatti se non dalla parola di Maestri e così per circa 50 anni si è andati avanti su Maestri si Maestri no in vetta al Cerro Torre.
1999 Cesarino Fava e Cesare Maestri in vetta al CAmpanile Basso

Ma passiamo al libro, l'autore Giorgio Spreafico è un buon giornalista di Lecco, ecco subito che si alza un sopraciglio sospettoso: se la disputa è per l'attribuzione della prima salita tra Maestri e i Ragni di Lecco nel 1974 con Ferrari, l'autore sarà contro Maestri e via di questo passo...

Ho letto e riletto vari passi del libro, ho avuto l'impressione, che poi ho dovuto considerare errata, che l'autore giocassse di cerchiobottismo, abbinando pareri pro a pareri contro, in una sorta di partita pari, ma poi ho capito, anche grazie a qualche illuminazione che mi è venuta da una persona che conosce l'ambiente in modo speciale, che Spreafico è stato di una grande onestà e che volutamente non ha voluto trarre conclusioni.

Il libro è una continua ricerca di pareri, equamente distribuiti, tra possibilisti e negazionisti: si va dall'accusatore principale di un tempo, Ken Wilson, a chi ha difeso Maestri, o a chi come Silvia Metzeltin, che con il marito Silvio Buscaini, è una dei maggiori conoscitori dell'alpinismo patagonico, si è signorilmente tratta fuori da giudizi che non hanno alcun fondamento, se non il sospetto e l'ipotesi.

Alla fine le bordate di Rolando Garibotti e di Ermano Salvaterra sembrano far vacillare tutta la corazzata Maestri, ma son solo parole, nessuna prova a favore della scalata, ma nemmeno una contraria...

Il libro è coinvolgente in modo straordinario e si è portati a prendere posizione e anche io mi sono accorto che lo stavo facendo, ma la voce della coscienza, anche esterna devo ammettere..., mi ha fatto riflettere che io dovevo solo recensire un libro, non giudicare un alpinista e che alpinista poi, non certo uno qualuque, ma uno dei più forti di tutti i tempi; certo non si resta indifferenti dopo la lettura di Enigma Cerro Torre, ma diventare giudici no!
Invidia, delusione, ammirazione, sentimenti traditi, sono sensazioni che Shakespeare ci ha descritte nell'Otello e che traspaiono nelle parole spesso astiose di chi ha lanciato bordate contro Maestri e l'autore, molto onestamente, lascia aperta ogni soluzione e il lettore è lasciato libero di decidere.

Voglio concludere con una frase pronunciata da Cesare Maestri in occasione del meeting di Malè nel 1999 e che mi colpisce molto e mi risuona in testa senza fine: Non vi dico di credermi. Vi dico: ostia ragazzi, basta. Mi avete ucciso....

Filippo Zolezzi