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Dove vai pastore?

Pascolo vagante e transumanza nelle Alpi Occidentali agli albori del XXI secolo

Collana: Quaderni di cultura alpina n°84.85

Autore: Marzia Verona

ISBN 88-8068-320-9

Euro 27,50

Formato: 21 x 30 cm

Pagine: 252

Editore: Priuli & Verlucca Editori

 

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Dove vai pastore?

imperdibile
di novembre 2006

Pascolo vagante e transumanza nelle Alpi Occidentali agli albori del XXI secolo

Marzia Verona

Priuli & Verlucca Editori

 

la copertina

Marzia Verona sbanca Alpinia potremmo titolare, infatti due libri recensiti e due belle classificazioni: Vita d'alpeggio Libro del cuore, questo addirittura Imperdibile del mese!

L'autrice è una ragazza che vive in Valle Sangone a Cumiana, ma che soprattutto ama profondamente la sua terra, le sue genti, le proprie tradizioni e questo lo si capisce in ogni parola dei suoi libri, opere appassionate e appassionanti.

In Vita d'alpeggio ha visitato e descritto la vita dei Marghè dell'arco alpino piemontese, qui ha studiato e vissuto il pascolo vagante e la transumanza delle stesse zone.

La sua è un'opera titanica che ha visto Marzia salire e scendere valli e argini fluviali per ben due anni seguendo praticamente tutti i greggi dei pastori vaganti che ancora oggi praticano tale attività tra Piemonte e Francia: primavera, estate, autunno, inverno, dalla piana ai pascoli di montagna, con il sole, la pioggia, la neve, la nebbia, il caldo e il freddo, lei è salita alla ricerca dei protagonisti di questo libro, i pastori e i loro trup di feie, i greggi di pecore.


Tigliole At, Febbraio 2005

Fino ad ora la pastorizia vagante aveva un'opera storica: Fame d'erba di Gianfranco Bini, ora con Pastore dove vai ne abbiamo il seguito, anche se le foto sono meno ampie di quell'obiettivo storico di Bini ma pur sempre molto belle, dove i testi raccolti sono la parte preponderante del libro.

Fulvio, Fabrizio, Dario, il mitico Albino e molti altri, sono i pastori che l'autrice ha rincorso per due anni, condividendo stenti e intemperie, ma anche gioie e momenti di allegria, raccontandone le vicende, raccogliendone confidenze e segreti, in un libro di grande formato, dove lo scritto è fitto fitto e le parole sono preponderanti rispetto alle immagini, ma è Marzia stessa che ci ha detto che le vicende a volte ripetitive, sono sempre riportate, per un tacito patto di onestà nei confronti di ogni intervistato: a nessuno è stato fatto il torto di omettere qualcosa.


Agnelli in Val di Susa, Oulx estate 2005

Per la prima volta esce un libro che racconta tutta la verità su questo lavoro che sta scomparendo, per tanti motivi: perchè è un lavoro duro, perchè non ci si arricchisce, perchè gli imprevisti sono sempre troppi, perchè sempre di più sono le difficoltà che i protagonisti incontrano, a partire dai pregiudizi della gente che non ha più comprensione per un mestiere ancestrale e di antichissima tradizione.


La cosa che meraviglia e stupisce non poco è che chi resiste a fare il pastore vagante, lo fa per pura passione, anche rinunciando a mestieri meno pesanti e faticosi, ma il marciare con le proprie pecore, il poter far nascere gli agnelli, il dormire guardando le stelle, sono elementi irrinunciabili, anche se incomprensibili in una società del benessere e dei consumi come la nostra.

Discesa dai monti, Val Germanasca Massello. Ottobre 2005

Sono uomini rudi, ma dal cuore tenero, che amano profondamente il proprio sforzo e che non trovano la forza o la voglia di cambiare, abituati a doversi arrangiare come le bestie selvatiche che combattono per la sopravvivenza del gregge.

Marzia è riuscita a farsi accettare, perchè si è presentata sincera, senza falsa condiscendenza o spirito di superiorità.
Ha lavorato veramente bene e questo libro è come un grandioso affresco sul lavoro dei pastori vaganti nei primi anni 2000.
Ha mostrato anche lei di amare la pastorizia vagante, riuscendo a immedesimarsi nei protagonisti, facendosi accettare, diventando in pratica una di loro.

Dobbiamo essere grati al suo lavoro appassionato di ricerca e di descrizione, questi suoi due libri ci permettono di conoscere e di apprezzare totalmente chi non ha rinunciato alla propria dignità montanara ed è libero di rinunciare a benessere e comodità, nel nome di un'identità antica e di grande dignità.

Un vero Imperdibile!

Filippo Zolezzi