Narrativa

I fantasmi di pietra

Collana: Scrittori italiani e stranieri

Autore: Mauro Corona

ISBN 88-04-55543-2

Euro 17,00

Formato: 14 x 22 cm

Pagine: 288

Editore: Mondadori

 

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I fantasmi di pietra

imperdibile
di marzo 2007

Mauro Corona

Mondadori

 

la copertina

Noooo, un altro libro di Corona, sempre le solite storie, i soliti personaggi, i soliti boschi della Val Cellina, le sbornie tra Erto e Cimolais, la ripetuta nenia di un Vajont oramai lontano....
Sembra di sentirli certi commenti, magari anche un pò astiosi, Corona è così: o non lo si sopporta o lo si ama quasi alla follia, perdonateci perchè noi apparteniamo a questa seconda categoria e ad ogni uscita di una sua opera, corriamo per averla e poterla leggere e non ce ne siamo mai pentiti!

La critica che Mauro sia per certi versi un poco ripetitivo non è completamente infondata, ma forse che se si riesce ad amare una bella donna uno se ne stufa dopo un paio di volte, o piuttosto si compiace di poterla amare ancora ogni volta possibile?

In questi anni abbiamo conosciuto i tanti personaggi che hanno accompagnanto l'autore nelle sue vicende, ci sono divenuti familiari, egli ce li ha resi amici e ora fanno parte del nostro immaginario, come le mura diroccate del paese vecchio di Erto, svuotato dalla mostruosa onda del Vajont, abbandonato dalla gente in fuga dai propri fantasmi e dal proprio dolore, in ogni nuovo libro ci sembra di riaprire un album con immagini che ci sono diventate familiari e gradite.


Quassù si sta bene, c'è aria buona, alla sera aquile e poiane girano sopra il paese, a farsi scaldar le ali dall'ultimo sole. Dove stanno i rapaci c'è aria pura, non inquinata, altrimenti le aquile vanno via, non sopportano i cattivi odori. Soprattutto, quassù ancora non nevica firmato.
Queste sono alcune frasi rubate al libro, che riescono a descrivere l'animo di Corona nei confronti del proprio paese, abbandonato quasi da tutti, ma in cui lui ha voluto rimanere.

Mauro Corona

Il paese vecchio di Erto è praticamente abbandonato, con le case ormai in gran parte crollate, o in via di farlo, mura dirute, tetti sbilenchi o aperti, porte e finestre come occhi che si affacciano su vite oramai transitate e terminate, dove solo qualche segno ricorda ancora chi vi ha vissuto.

Il paese si snoda lungo quattro strade, che l'autore descrive casa per casa, nelle quattro stagioni, una per primavera, una per estate, una per autunno e una per inverno; in ogni casa vi è una vicenda, vi sono personaggi, si parla di passioni, di drammi, di storie a volte incredibili, persino di streghe, ma anche di dolore, di solitudine, di solidarietà,di amicizia, di amore.

L'autore li descrive tutti con il suo stile appassionante, a volte ci si commuove, altre volte non si riesce a trattenersi da irrefrenabili risate, sempre però si vedono persone vere e con una storia indelebile.

Terminiamo questa recensione con le ultime frasi di questo, a parer nostro, bellissimo libro:
«Amo immensamente questa terra e più passano gli anni più essa mi sembra ricca. Quando sarò vecchio, dai suoi boschi e dai suoi torrenti mi verranno incontro i ricordi dell'infanzia, e il cerchio si chiuderà» (Hugo von Hofmannsthal). Ecco, è per lo stesso motivo che restiamo ancorati qui, in equilibrio sul ripido, precari della vita, col rischio di cadere ogni giorno. Quando saremo vecchi, lungo le vie della Erto morta ci spierà la nostra infanzia, ci sorriderà la nostra adolescenza. Entrambe verranno a ram¬mentarci i tempi felici, quando il paese era vivo e brulicava di gente, e si viveva in pace nel lavoro e nelle feste, e noi eravamo giovani, pieni di esuberanza e di entusiasmo. Cose che oggi non abbiamo più. E non abbiamo più nemmeno il nostro paese.

Filippo Zolezzi