Narrativa

E' buio sul ghiacciaio

Con i diari delle spedizioni al Nanga Parbat, al Broad Peak e al Chogolisa

Collana: Exploits

Autore: Hermann Buhl - Kurt Diemberger

ISBN 88-7972-871-3

Euro 19,60

Formato: 14 x 22 cm

Pagine: 408

Editore: Corbaccio

 

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E' buio sul ghiacciaio

imperdibile
di giugno 2007

Con i diari delle spedizioni al Nanga Parbat, al Broad Peak e al Chogolisa

Hermann Buhl - Kurt Diemberger

Corbaccio

 

la copertina
Non si potrà mai manifestare abbastanza riconoscenza alla casa editrice Corbaccio per questa collana Exploits, nella quale presenta titoli nuovi o riedizioni di opere storiche perse nei meandri degli scaffali polverosi delle biblioteche e questa volta l'emozione è di quelle veramente totali.

E' buio sul ghiacciaio è in pratica l'unica opera di quello straordinario alpinista che fu Hermann Buhl, colui che portò lo stile alpino nelle spedizioni asiatiche, fino ad allora teatro di immani manovre con centinaia di portatori e tonnellate di materiali ammassate sulle pendici delle montagne, stile alpino, cioè autosufficiente con poche cose e senza ossigeno in bombola.

Quest'opera è uno di quei libri che dovrebbero formare la biblioteca minima dell'appassionato di letteratura di montagna, assolutamente immancabile, da leggere e rileggere, apprezzandone ogni sfumatura, prendendo familiarità con uno degli alpinisti più forti mai esistiti.

La prima edizione italiana di quest'opera è datata 1960 e la traduzione affidata, come questa volta alla scrittrice-alpinista Irene Affentranger, vice Presidente del GISM, in essa Buhl narra in modo autobiografico la spedizione al Nanga Parbat e la sua conquista della vetta inviolata in solitaria.

In questa riedizione troviamo in aggiunta il racconto della sua seconda e purtroppo ultima spedizione in Karakorum, narrato da Kurt Diemberger, suo compagno di scalata alla prima del Broad Peak e al tragico tentativo al Chogolisa; inoltre, sempre curati da Diemberger, sono stati inseriti i diari delle due imprese, due quaderni per il Nanga e uno per il Karakorum.

Hermann Buhl in arrampicata sulle Cinque Torri

La pubblicazione dei diari rende questo libro unico, dalla doppia anima: la prima, quella della narrazione editoriale ben meditata, sfrondata dagli eccessi emotivi, limata e arrotondata da sfoghi poco politicaly correct, la seconda quella delle annotazioni immediate e senza filtro alcuno, con espressioni a volte colorite, magari anche stizzite e molto dirette, un diario di bordo senza alcuna revisione e questa è una cosa rara nella letteratura di montagna.

Il libro ci mostra un grande uomo, capace di stringere i denti e di compiere imprese apparentemente impossibili, senza aiuti esterni, umani o tecnologici, basti l'esemppio dell radiotelefono pesante ben 11 chili, assai diverso dai satellitari tascabili odierni o dagli altimetri spesso guasti per nulla parenti dei GPS, con materiali che di tecnico e sofisticato avevano ben poco...

E' un esponente di un tipo di alpinismo, per usare un'espressione orrenda e chiediamo perdono, pre-post-moderno, nel quale siamo oramai lontani da Mummery, dal Duca degli Abruzzi o da Mallory, ma distante anni luce dai collezionisti di 8000, dai concatenatori o dai cacciatori di record, in lui ci sono evidenti faville ancora vivide dell'alpinismo romantico, quella passione che vedeva alpinisti come lui o Cassin attraversare l'arco alpino in bicicletta per raggiungere la nord dell'Eiger o delle Jorasses, ma oramai tutto ciò fa parte della storia, per questo motivo ecco un appuntamento da non perdere

Filippo Zolezzi