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Le Grandi Alpi nella cartografia 1482-1865. Volume II

Monviso, Piccolo San Bernardo, Gran San Bernardo, Monte Bianco, Cervino, Monte Rosa e i Walser, Gran

Collana:

Autore: Laura e Giorgio Aliprandi

ISBN 88-8068-377-3

Euro 95,00

Formato: 24 x 32 cm

Pagine: 384

Editore: Priuli & Verlucca Editori

 

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Le Grandi Alpi nella cartografia 1482-1865. Volume II

Monviso, Piccolo San Bernardo, Gran San Bernardo, Monte Bianco, Cervino, Monte Rosa e i Walser, Gran

Laura e Giorgio Aliprandi

Priuli & Verlucca Editori

 

la copertina

Nel 2005 è stato pubblicato il primo dei due volumi della presente opera relativo alla storia della cartografia alpina, a cui è stato conferito nel 2006 il Premio Gambrinus-Mazzotti per la sezione montagna. Questo secondo volume tratta della cartografia antica settoriale delle Grandi Alpi e comprende lo studio dei vari massicci dal Monviso al Monte Rosa.

Questo secondo volume affronta la tematica della cartografia specialistica delle Alpi, prendendo in considerazione lo studio settoriale dei grandi massicci dal Monviso al Monte Rosa.

Per il Monviso, elemento cartografico caratteristico è il «Buco di Viso», primo traforo delle Alpi, terminato nel 1480. Questa galleria è raffigurata con immagini suggestive che ne fanno un unicum nella storia cartografica delle Alpi.

Per i colli del Piccolo e del Gran San Bernardo, la cartografia dimostra come la loro importanza commerciale sia stata condizionata dagli eventi storici e documenta come i grandi colli lombardi – Sempione e Gottardo – abbiano spostato, a partire dal 1300, l’asse dei transiti per il Nord-Europa verso est, sminuendo l’importanza dei due colli storici valdostani.

Il Monte Bianco ha una storia cartografica singolare in quanto, privo di colli importanti, viene individuato tardivamente dai cartografi con il nome attuale alla fine del 1700, mentre nel periodo successivo la sua presenza sulle carte è sempre più frequente. Per il Cervino si ripete la storia del Monte Bianco: dimenticato inizialmente dalla cartografia e confuso con il Monte Rosa o con il Colle del Teodulo, con il generico nome di Mons Silvius, solo all’inizio del 1700 venne scoperto dai cartografi che lo individuarono sulle mappe dandogli il nome attuale.

NICOLA BEREY. Il Contato del Canavese tra le due Dore, il Po e l’Alpi, 1663, tratta dall’opera Del
Il Monte Rosa, dal punto di vista della cartografia storica, è forse il massiccio più interessante in quanto, sin dal Medioevo fu attraversato da numerosi itinerari che permettevano alle popolazioni del versante nord di comunicare facilmente con il versante sud. È il periodo delle migrazioni walser nelle valli a sud del Monte Rosa di cui la cartografia dà un’interessante testimonianza.

Il gruppo del Gran Paradiso è stato il «gran dimenticato» dalla cartografia storica in quanto non era attraversato da importanti vie commerciali, non aveva importanza militare e confini internazionali e non rappresentava una zona interessante se non per la segnalazione delle miniere di ferro di Cogne. Il nome Gran Paradiso apparirà solo nel 1825 su una carta piemontese.

Questo volume termina con l’elenco delle carte consultate (500) con le relative riproduzioni suddivise per nazioni e per gruppi montuosi. Questa catalogazione settoriale, che comprende anche alcune carte manoscritte, ha un fine pratico perché consente di individuare, tramite l’immagine riprodotta, le carte delle Grandi Alpi di cui non si abbiano elementi precisi di data e di autore.

Filippo Zolezzi