| L'ALPE 9
Prodotti della montagna
Direttore Responsabile Enrico Camanni
Priuli & Verlucca,
Editori
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| La copertina |
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Che cos'é la tradizione alpina?
Come concetto statico é qualcosa che non esiste, perché si
tratta di una frontiera culturale in continuo movimento, che
proprio nel movimento trova la propria ragione di esistere
e la propria sopravvivenza.
Nel senso che se si ferma muore.
Lo dimostrano i prodotti della
montagna, soggetto di questo numero, che come nostra abitudine
abbiamo esaminato senza pregiudizio, cercando di distinguere
ció che é ¯alpinoà da ció che non lo é, descrivendo un passato,
immaginando un futuro..
La conclusione é che nessun prodotto
é ¯alpinoà per vocazione o per definizione, ma molti prodotti
lo sono diventati per ¯casoÃ, nel senso che sono arrivati
sulle Alpi nel preciso momento in cui le popolazioni alpine
avevano bisogno di loro per integrare lo scarso fabbisogno
alimentare, insidiato da carestie e altri flagelli.
rivista forma una vera e propria biblioteca di cultura alpina.
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Raccolta del grano saraceno in
Valtellina (foto Livio Piatta)
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Dunque la prima categoria di scelta
é il bisogno, senza il quale il mais non sarebbe approdato
sulle tavole dei montanari in forma di polenta, diventando
un fondamento dell'alimentazione alpina e uno stereotipo dei
popoli montanari, e le patate non sarebbero passate dalle
tavole d'oltreoceano a quelle europee, sostituendosi ad altri
prodotti impoveriti o scomparsi.
Cosí é stato anche per molti cereali
di piú vecchia introduzione, che il bisogno e l'inventiva
contadina dimostrarono poter sopravvivere anche alle quote
piú alte, lá dove il terreno sgela solo per pochi mesi all'anno
e permette un fugace quanto prezioso raccolto.
Ma non basta il bisogno a spiegare
le scelte alimentari della montagna. C'é una seconda categoria
storico-antropologica che serve a capire l'evoluzione dei
prodotti nel passato e a dare una prospettiva alla loro sopravvivenza
nel futuro.
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Anni '60 trasporto fontine
nella conca di By-Ollomont (AO)
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Ì il processo di acculturazione,
ben riassunto da Rosanna Caramiello nel suo testo introduttivo:
¯Le popolazioni locali non cercarono nuovi cibi ma subirono
l'introduzione delle specie esotiche come scelta obbligata
per superare periodi di crisi alimentare; la loro fortuna
fu successiva e il passaggio dalla cucina contadina a quella
"alta", che li modificó nobilitandoli, fu spesso tardivo.
Tuttavia proprio le specie
piú lontane dal gusto antico, come mais e grano saraceno,
possono oggi essere considerate alimenti tradizionali delle
valli alpine dal momento che, nonostante la pressione del
bisogno, furono accettate solo quando le loro preparazioni
riuscirono a integrarsi con quelle della tradizione locale,
dimenticando o addirittura ignorando gli usi dei paesi d'origine.
La selezione del gusto e della cultura ha modificato i prodotti
fino al punto da renderli autoctoniÃ.
Nata da un accordo internazionale
tra Priuli & Verlucca e l'editore Glínat
di Grenoble, che nell'autunno 1998 ha dato alle stampe l'omologa
rivista francese, L'ALPE, che esce in Italia
con cadenza semestrale, é diretta da Enrico Camanni,
giornalista e scrittore di rinomanza internazionale.
Il Comitato Scientifico italiano
é coordinato dal dr. Daniele Jalla, storico e dirigente dei
Musei Civici di Torino, e collabora a tutto campo con la redazione
francese diretta dal dr. Jean Guibal, direttore del Musée
Dauphinois.
© Filippo
Zolezzi
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