RIVISTE E ANNUARI

L'ALPE

Prodotti della montagna montagna

Rivista semestrale numero 9

Direttore Responsabile: Enrico Camanni

Euro 10,10

Formato: 23 x 30cm

Pagine: 140

Editore: Priuli & Verlucca, Pavone Canavese, TO

 

 

L'ALPE 9

Prodotti della montagna

Direttore Responsabile Enrico Camanni

Priuli & Verlucca, Editori

l'alpe 9
La copertina

 

Che cos'é la tradizione alpina?
Come concetto statico é qualcosa che non esiste, perché si tratta di una frontiera culturale in continuo movimento, che proprio nel movimento trova la propria ragione di esistere e la propria sopravvivenza.
Nel senso che se si ferma muore.

Lo dimostrano i prodotti della montagna, soggetto di questo numero, che come nostra abitudine abbiamo esaminato senza pregiudizio, cercando di distinguere ció che é ¯alpinoà da ció che non lo é, descrivendo un passato, immaginando un futuro..

La conclusione é che nessun prodotto é ¯alpinoà per vocazione o per definizione, ma molti prodotti lo sono diventati per ¯casoÃ, nel senso che sono arrivati sulle Alpi nel preciso momento in cui le popolazioni alpine avevano bisogno di loro per integrare lo scarso fabbisogno alimentare, insidiato da carestie e altri flagelli. rivista forma una vera e propria biblioteca di cultura alpina.
grano saraceno

Raccolta del grano saraceno in
Valtellina (foto Livio Piatta)

Dunque la prima categoria di scelta é il bisogno, senza il quale il mais non sarebbe approdato sulle tavole dei montanari in forma di polenta, diventando un fondamento dell'alimentazione alpina e uno stereotipo dei popoli montanari, e le patate non sarebbero passate dalle tavole d'oltreoceano a quelle europee, sostituendosi ad altri prodotti impoveriti o scomparsi.

Cosí é stato anche per molti cereali di piú vecchia introduzione, che il bisogno e l'inventiva contadina dimostrarono poter sopravvivere anche alle quote piú alte, lá dove il terreno sgela solo per pochi mesi all'anno e permette un fugace quanto prezioso raccolto.

Ma non basta il bisogno a spiegare le scelte alimentari della montagna. C'é una seconda categoria storico-antropologica che serve a capire l'evoluzione dei prodotti nel passato e a dare una prospettiva alla loro sopravvivenza nel futuro.
fontine a by
Anni '60 trasporto fontine
nella conca di By-Ollomont (AO)

Ì il processo di acculturazione, ben riassunto da Rosanna Caramiello nel suo testo introduttivo: ¯Le popolazioni locali non cercarono nuovi cibi ma subirono l'introduzione delle specie esotiche come scelta obbligata per superare periodi di crisi alimentare; la loro fortuna fu successiva e il passaggio dalla cucina contadina a quella "alta", che li modificó nobilitandoli, fu spesso tardivo.

Tuttavia proprio le specie piú lontane dal gusto antico, come mais e grano saraceno, possono oggi essere considerate alimenti tradizionali delle valli alpine dal momento che, nonostante la pressione del bisogno, furono accettate solo quando le loro preparazioni riuscirono a integrarsi con quelle della tradizione locale, dimenticando o addirittura ignorando gli usi dei paesi d'origine. La selezione del gusto e della cultura ha modificato i prodotti fino al punto da renderli autoctoniÃ.

Nata da un accordo internazionale tra Priuli & Verlucca e l'editore Glínat di Grenoble, che nell'autunno 1998 ha dato alle stampe l'omologa rivista francese, L'ALPE, che esce in Italia con cadenza semestrale, é diretta da Enrico Camanni, giornalista e scrittore di rinomanza internazionale.

Il Comitato Scientifico italiano é coordinato dal dr. Daniele Jalla, storico e dirigente dei Musei Civici di Torino, e collabora a tutto campo con la redazione francese diretta dal dr. Jean Guibal, direttore del Musée Dauphinois.

 

© Filippo Zolezzi