| Attraverso i monti, colli
e collegamenti intra-alpini a sud del Monte Rosa. Valle d'Ayas
e Valle di Gressoney, Valsesia e Valli Biellesi occidentali
Luigi Capra - Giuseppe Saglio
Priuli
& Verlucca , Editori
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| La copertina |
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La collana dei Quaderni di cultura
alpina spazia tra gli argomenti più vari, sempre legata
alla cultura e alle tradizioni dei popoli alpini: architettura,
ambiente, mestieri, linguaggio, storia, arte e religiosità
sono alcuni degli argomenti trattati nei suoi fascicoli in
questi anni e che sembrano non esaurirsi mai, nella ricchezza
della cultura alpina...
Attraverso i monti, colli e collegamenti intra-alpini a sud
del Monte Rosa, ci parla delle vie di comunicazione intra-vallive,
su sentieri e mulattiere molto usate nel passato e oggi abbandonate,
utilizzate solo da escursionisti e a volte neppure da essi,
non essendo esse le vie tradizionalmnete "alte".
I colli bassi, vie che portano da una valle a quella vicina,
da un'alpe ad un'altra, sono i collegamenti minori, ormai
sempre meno utilizzati e praticati, che costituiscono l'oggetto
di questo Quaderno, in una collana arrivata al venerabile
numero 75!
Essi sono le vie trasversali che conducevano alle vallate
confinanti, agli universi prossimi, ma sempre e comunque posti
al di là di un limite, spesso severo e impegnativo.
Si tratta di un confine tracciato dagli elementi naturali,
ma carico di valenze simboliche, di significati profondi;
un segno che è linea naturale, che divide gli spazi,
ma che finiva per dividere anche l'anima, creando rivalità,
emulazioni esagerate e anche odi intervallivi.
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| Sulla strada verso il
Gornergrat, fotografia di fine '800 |
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Religione e miti fantastici si coniugano,
con un alfabeto perduto; i santi sono soggetti di martirii
straordinari e assumono al ruolo di patroni e protettori delle
popolazioni alpine, liberandoli dai mostri e dai demoni.
I colli erano oltrepassati per vendere alle fiere i poveri
oggetti costruiti durante l'inverno, per condurre le mandrie
e le greggi al pascolo, per cacciare, per trasportare i morti
al cimitero, che spesso era in una valle differente dalla
propria, per accompagnare il turista o per guidare il viandante,
per procurarsi l'indispensabile alla propria sopravvivenza,
magari con il contrabbando, per emigrare, per ritornare a
casa, per morire nella propria terra.
Ancora oggi attraverso questi passaggi ci si può riappropriare
sello spirito vero, del senso profondo della montagna, dell'andar
per monti, del fare il viaggio "a travers les monts", come
diceva l'Abbé Gorret, dal quale possono nascere o prendere
forma nuovi impulsi per rientrare in una dimensione apparentemente
perduta e distrutta da un'antropizzazione selvaggia e poco
rispettosa per l'ambiente
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| Contadina di Riva Valdobbia
in tenuta da lavoro |
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Gli autori Luigi Capra e Giuseppe
Saglio sono originari di Vercelli, compagni di scuola e amici
da sempre, hanno già pubblicato alcuni Quderni di questa
stessa collana dedicati alle tradizioni in Val d'Ayas, della
quale sono tra i più qualificati analisti e cultori.
Il campo di studio è stato necessariamente limitato
a una zona abbastanza circoscritta e cioè alle valli
allineate a sud del Monte Rosa: la Valle d'Ayas, la Valle
del Lys (di Gressoney), la Valsesia superiore e le limitrofe
Valli Biellesi occidentali.
Si tratta di un'area particolarmente ricca di riferimenti
storici e culturali, una terra di transiti antichi, una regione
di confronto e di arricchimento tra le differenti culture,
tra i caratteri originali e i contributi dall'esterno, un'area
in cui erano estremamente importanti i percorsi longitudinali
di collegamento, come con il Vallese, ma in cui erano altrettanto
prolifici e vivi i percorsi trasversali come quelli descritti
in questo libro.
Oggi sopravvivono solo le memorie dei pochi anziani ancora
sopravvissuti e qualche devozione tradizionale, quasi folcloristica,
come ad esempio il pellegrinaggio a Luglio da Fontainemore,
in Val d'Ayas a Oropa.
© Filippo
Zolezzi |