| Scarpone e moschetto
Alpinismo in
camicia nera
Roberto Serafin e Matteo Serafin
CDA
Centro Documentazione Alpina
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| La copertina |
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"Molti giovani goliardi hanno
lasciato le città e le valli, hanno lasciato i libri
e la picozza, hanno impugnato il moschetto per la difesa dell'onore
e della grandezza della patria." Lo Scarpone, 16/11/1935
Questa frase apre alla lettura di Scarpone & moschetto,
un nuovo interessante volume della collana Tascabili,
diretta da Mirella Tenderini.
Gli autori sono Roberto
Serafin, giornalista che da una quindicina d'anni si prende
cura de "Lo Scarpone", ed il figlio Matteo.
La possibilitá di accedere agli archivi completi di
questa importante rivista di alpinismo, la piú antica
e ricca di tradizioni, ha stimolato i Serafin ad analizzare
e a tracciare la storia della nascita e dello sviluppo di
questo periodico, fondato in piena era del fascio.
Il "ventennio" ha proposto
ed imposto molti modelli di comportamento, le figure e le
attivitá nazionali sono state enfatizzate, utilizzando
lo sport e l'attivitá fisica come un distintivo da
esibire al pubblico delle nazioni avversarie e amiche.
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| Curiosa immagine
di Mussolini al Terminillo: sciatore senza sci... |
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Scarpone e moschetto
ricostruisce le vicende alpinistiche degli anni Trenta attraverso
le pagine de "Lo Scarpone" e di altri giornali d'epoca, per
restituire alla memoria una storia e una mentalitá
che é stata troppo frettolosamente rimossa una volta
finita la guerra.
Da quelle pagine, al
di lá delle vicende politiche che l'hanno determinato,
emerge tutto un modo di concepire e di praticare gli sport
di montagna che nonostante le evoluzioni e le "dissacrazioni"
successive, ´ ancora oggi piú presente di quanto
comunemente si pensi.
Riesaminare con spirito
critico ma sereno gli scritti di quegli anni, significa riscoprire
le radici di una cultura alpinistica con cui ancora oggi occorre
fare i conti quando si parla di montagna.
Gli autori prendono in
esame gli argomenti piú significativi imposti dal regime
all'organo di stampa dedicato alla montagna: si inizia con
i rapporti tra alpinismo e impero, negli anni della ricerca
del "posto al sole", dell'alpinismo e il fascismo, con il
suo compattamento intorno al Duce.
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| Anche Dino Buzzati tra
gli autori dello Scarpone |
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Un capitolo particolarmente
ampio é dedicato ad Angelo Manaresi, soprannominato
Il podestá delle altezze, presidente del CAI
tra il 1930 e il 25 Luglio del 1943, che per oltre un decennio
é stato il propugnatore dei desideri del regime nell'ambito
dell'Associazione stessa, scrivendo anche molti articoli sulla
rivista.
Una delle maggiori ambizioni
del fondatore Gaspare Pasini é stata quella di avere
sullo Scarpone una terza pagina che riuscisse ad ospitare
alcune tra le maggiori firme giornalistiche dell'epoca, ponendosi
come riferimento il Corriere della Sera, il giornale piú
prestigioso d'Italia; ecco allora la corsa per avere sullo
Scarpone giornalisti come Cesco Tomaselli, Renato Simoni,
il musicista Ildebrando Pizzetti e infine lo scrittore Dino
Buzzati, giovane ma giá famoso.
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| Pubblicitá,
d'epoca
sullo Scarpone |
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Di certo una delle questioni maggiormente
dibattute sulla rivista fu quella ambientale, con la polemica
se fosse lecito lasciare coprire i monti dalle ragnatele dei
cavi funiviari o della cementificazione del Breuil, dove Lo
Scarpone fu tra i maggiori difensori della wilderness di allora.
Questo libro é sicuramente
un documento interessantissimo sul periodo storico che tanto
ha influito sulle vicende della nostra patria e che ha lasciato
cicatrici che ancora oggi sono purtroppo visibili.
Gli autori sono grandi conoscitori
della rivista e della sua storia oltre che di quella italiana;
ne é cosí scaturita un'opera molto interessante
che permette di conoscere uno degli aspetti forse poco noto,
ma non meno importante della nostra storia e del CAI.
Viene in tal modo illustrato il desiderio
di fare apparire il nostro paese e il suo governo come un
qualcosa di forte e di invincibile, questo attraverso anche
il dominio sull'Alpe...
© Filippo
Zolezzi |