| INSEDIAMENTI WALSER A SUD DEL MONTE ROSA
Liberi all'ombra del tiglio
Andrea Zannini
Priuli & Verlucca Editori
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| La copertina, il tiglio di
Macugnaga (circa 1200) |
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La comunitá walser é,
una piccola enclave che ancora oggi vive nel versante sud
del massiccio del Monte Rosa, nelle valli di Gressoney e d'Ossola,
un pugno di persone, che peró non rinunciano alla
propria storia e alle tradizioni.
In Valle d'Aosta la lingua
tradizionale é un patois di origine franco-provenzale,
a Gressoney invece si parla il tich, idioma tedesco
che spicca in questo panorama glottologico, e poi tutte le
altre tradizioni, persino i coloratissimi costumi.
Il termine Walser, contrazione
di Walliser, significa abitanti del Vallese in Svizzera, del
Vallese verso il Sempione, quello di lingua tedesca alle sorgenti
del Rodano, visto che tutto il resto del cantone ha parlata
francese.
Questo libro indaga l'universo walser,
relativamente agli insediamenti a sud del Monte Rosa (originati
a partire dal XIII secolo), sotto diversi aspetti: quello
storico, leggendario, giuridico, religioso, tradizionale,
alimentare, medico, linguistico e architettonico (si veda
l'opera I maestri Prismellesi).
L'obiettivo è
quello di far conoscere, per tratti essenziali, una popolazione
che é stata unica nel Medioevo, e proprio a un aspetto
emblematico di tale unicitÝ si riferisce il sottotitolo "Liberi
all'ombra del tiglio".
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| Alagna, villaggio di Dorf in Val d'Otro |
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In un periodo storico in cui la libertà
era merce piuttosto rara, i Walser seppero guadagnarsela senza
ricorrere a sollevazioni violente (come quasi sempre accadde,
nel corso dei secoli, per altri popoli), ma grazie alla loro
alta specializzazione professionale.
In cambio della loro opera di dissodamento su terreni incolti,
ebbero infatti libertà personale, amministrativa e,
per certi aspetti, anche giudiziaria.
I Walser di Macugnaga
tenevano le assemblee del popolo in piazza, all'ombra di un
tiglio che ancora oggi esiste e che è divenuto simbolo
di libertà per tutti i Walser.
Oggi con i suoi settecento anni, lo stesso tiglio ci ricorda
che le tradizioni di qualsiasi popolo non vanno dimenticate,
ma studiate e amate perchè possano essere solido appiglio
nei momenti di difficoltà che ogni societÝ conosce.
© Filippo
Zolezzi
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