ALP

Dir. Resp.: Linda Cottino

mensile

ISSN: 771722-782000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,50 euro

Editore: Vivalda Editori

 

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ALP
mensile
numero di
novembre 2007

SOMMARIO


Una splendida giornata a cura di Paolo Campagnoli
Fotonotizia
Ambiente
Exploit - L'Armata Rossa in Karakorum a cura di Carlo Caccia
Cronache della Libera - Vietato cadere a cura di Federica Balteri
CulturEmedia - Le (r)esistenze di Nunatak a cura di Linda Cottino e Lorenzo Scandroglio
focus - materiali decisive a cura di Andrea Gallo
Crash-pad di Marzio Nardi
Muri casalinghi di Marzio Nardi
Fatpowder ski di Damiano levati
Trapano di Andrea Gallo
Friend di Marco Scolaris
Fausto De Stefani di Stefano Ardito
Grigne for ever di Eugenio Pesci
Istantanee Pan Aroma: nuova via per Alex Huber con il commento di Ivo Rabanser
Il Broad Peak cinquant'anni dopo di Roberto Mantovani
Tecnica & materiali - Mort de rire e La forêt vierge di Cecilia Cova e Jacopo Alaimo
Dr. Alp - Medici a scuola di montagna di Paolo Gugliermina
Luoghi non tanto comuni - La Messner alla Seconda Torre di Sella di Alberto Paleari
Comics - Maltolto & Malpreso di Paolo Cossi e Andrea Gobetti

 

Montagna pubblica diffusa. «Oh, finalmente un modo semplice e leggero di parlare di alpinismo!». Il commento è di una giovane donna che in montagna ci va di tanto in tanto a camminare, e si riferisce al servizio-documentario di Marco Mazzocchi K2, sogno e incubo andato in onda su RaiDue il 9 ottobre scorso. Il giornalista e le telecamere Rai seguivano la spedizione di Mountain Freedom, che nel luglio 2007 ha salito la seconda cima della terra per la via dello Sperone Abruzzi con Daniele Nardi, Mario Vielmo e Stefano Zavka (quest'ultimo scomparso nella tormenta in discesa). Vabbè che era quasi mezzanotte e che il servizio era piuttosto lungo, con share dunque non proprio da "grande fratello", ma da quanto tempo la tv di stato non proponeva l'alpinismo come sport, e non s'interessava alla montagna come scenario di avventura contemporanea e di incontro tra culture?
Anche se Reinhold Messner, in occasione di un incontro recente a Torino, ha potuto dirmi con tono leggero: «siete bravi a fare ancora riviste di alpinismo, quando l'alpinismo è morto e in Italia non legge nessuno!», il commento citato all'inizio è significativo dell'interesse suscitato dai "nostri" argomenti se depurati da accenti retorici.

Questo bisogno di rendere traducibile la montagna, e il desiderio di conoscerla, si è materializzato a inizio autunno con una serie di iniziative sparse; dalla bellunese Oltre le vette ad Alpi 365 di Torino, passando per la bergamasca Alta Quota. Il pregio di queste manifestazioni, a nostro avviso, sta nel fatto che la montagna si sta pian piano rendendo comprensibile, si scompone nei suoi elementi, si fa avvicinare raccontandosi. E questo avviene da molteplici punti di vista, partendo dagli approcci alla produzione culturale fino alla gestione del territorio e delle risorse economiche, dalla tutela degli ecosistemi, che funzionano da indicatori dei più vasti cambiamenti planetari, all'abitabilità, alla tecnologia, allo sport (che finalmente non è più soltanto sci). Per rendere l'idea di come questa "nouvelle vague" si espanda fino a toccare ambiti fino a poco tempo fa lontanissimi, la prossima primavera, ad affiancare una grande mostra sui paesaggisti nordamericani organizzata dai Musei di Brescia, si svolgeranno nella città lombarda una serie di incontri dedicati all'alpinismo e all'esplorazione.

Per tornare alla nostra montagna "privata", ecco invece quel che vi presentiamo su questo numero. Innanzitutto il Focus, dedicato ai materiali decisivi, quelli che hanno fatto fare un balzo in avanti alle discipline del verticale. Si parla di crash-pad, di muri casalinghi per l'allenamento, di trapano, di friend, di sci larghi. Segue un inedito aggiornamento dell'arrampicata nel Lecchese e una rivisitazione in chiave moderna del Pizzo d'Eghen; con una scheda gialla da collezione. Poi l'alta quota, con l'intervista a Fausto De Stefani e con l'articolo di Roberto Mantovani che, con Kurt Diemberger e Simone Moro, mette in scena il Broad Peak, di cui ricorrono i 50 anni dalla prima ascensione.

Infine, le prodezze di Alex Huber, che torna alle Tre Cime di Lavaredo per aprire sulla Nord della Cima Ovest una nuova via, PanAroma. Con un commento di Ivo Rabanser che la inquadra nella giusta cornice.
Nell'attualità alpinistica, a farla da padroni sono ancora i russi, con le loro imprese in Karakorum. Mentre in arrampicata il limite si sposta sempre più all'insù, con i free solo di Mcleod, Auer e Davis.
Linda Cottino

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© Filippo Zolezzi