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Negli anni che seguirono la fine
della guerra, decretata nel novembre del 1918, il Forte non fu dismesso,
essendo prossimo alla nuova frontiera. Affidato alla Guardia di
Frontiera, con un nucleo di circa trenta uomini, nel 1935 fu anzi
rafforzato con la costruzione della cosiddetta "Casermetta"
posta prima dellingresso, ricavata da una baita in pietra
di alpigiani. Sulla Casermetta si possono ancora intravvedere le
scritte propagandistiche inneggianti al regime fascista. Verso la
fine degli anni 1930 al Dossàccio ritorna una compagnia di
artiglieri. Tutto viene revisionato, le anime dei cannoni vengono
sostituite ed il Forte di Oga è pronto di nuovo per difendere
lalta Valtellina. Dopo la II Guerra Mondiale e fino al 1958
la costruzione gode di ottima salute, ingranaggi e marchingegni
vengono periodicamente ingrassati ed assumono nuova efficienza.
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Cio' che si vede dal
Forte di Oga.
Tramonto sulla Val Zebru'.
A destra il Gran Zebru' ed a sinistra il Piccolo Zebru'.
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Dallestate del 1958 i cannoni,
che per oltre mezzo secolo hanno guardato verso i confini con spirito
di difesa più che di offesa, vengono venduti come ferraglia
a peso, inizia il degrado ed il vecchio manufatto bellico vede il
saccheggio di cavi di rame, pezzi di ottone, parti di motori e di
serramenti, addiruttura la pompa dellacqua. Si perdono così
importanti testimonianze materiali di quella storia. Oggi il Forte
viene tenuto aperto durante lestate a cura della Comunità
Montana Alta Valtellina come monumento storico, compreso lannesso
piccolo museo. Nella primavera 2004 ha goduto di un importante restauro,
sempre a cura della Comunita' Montana, che l'ha riportato ad una
giusta e dignitosa luce.
Visitarlo è il minimo che possiamo fare, non solo per ricordare
i tempi lontani ma anche per sostenere con la nostra presenza il
bisogno di continuare a custodirlo.
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| Sentinella alpina al crepuscolo
dello Stelvio. |
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Una naturale bandiera della
pace abbraccia il Forte di Oga dopo il temporale
(Arcobaleno - foto C. Trotalli) |
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