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Nel corso della guerra altre artiglierie furono
dislocate nei dintorni del Forte in posizioni particolarmente favorevoli
per battere le montagne tenute dagli avversari.
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Le cupole corazzate
di cui era fornito il Forte di Oga.
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Cannoni di medio calibro furono perciò
posizionati alle Motte di Oga e al Pradèc.
Ad integrare e ad alternarsi con la possente azione delle artiglierie
del Forte e dei suoi dintorni, furono per tutto il corso della guerra
chiamati i pezzi dislocati sul Monte delle Scale e sul Monte Forcellino,
che a seconda delle particolari esigenze entravano in azione. Per
tutto il corso della Grande Guerra, il Forte rimase attivo con le
proprie artiglierie che parteciparono alle azioni contro lo Scorluzzo,
la Nagler, il Cristallo, la Trafojer e così via, rintuzzando
alloccorrenza le offensive avversarie. Per costruirlo si provvide
alla realizzazione di una "decauville" (trenino che correva
su una strada orizzontale) che raggiungeva la vicina val Cadoléna,
ove venivano estratte ghiaia e sabbia. Il cemento era portato con
la ferrovia fino a Tirano, poi con i cavalli veniva trasportato
in loco. Vè da notare che lattuale strada che
conduce ad Oga è stata costruita per portare a termine la
costruzione del Forte.
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Panorama di Bormio
all'epoca della Prima Guerra Mondiale. Sullo sfondo il Monte
Scale, sul quale vi era un'altra fortificazione, con cannoni
di medio calibro, a supporto delle azioni del Forte di Oga.
Il dosso boscato che si vede sulla sinistra e' detto Le Motte.
Appena sopra, a poche centinaia di metri, c'e' il Dossaccio,
ove sorge il Forte di Oga.
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Prima si utilizzava una vecchia mulattiera, a
tratti più ripida, che ancora esiste. Alla sua realizzazione
parteciparono più di quattrocento uomini che lavorarono intensamente
per quattro anni. Per tutta la guerra esso fu molto attivo. In particolare
nel luglio del 1918 i suoi colpi, unitamente a quelli delle altre
postazioni difensive dellintero bormiese, respinsero un violento
attacco austro-ungarico. In quella vicenda un noto spettatore dellepoca
riporta che ben ottocento bombe austriache arrivarono sul bormiese,
ma i proiettili erano sparati quasi a caso, non avendo loro degli
osservatori in zona che potessero affinare il tiro sui bersagli.
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Fotografie della Prima
Guerra Mondiale che ritraggono cannoni di piccolo-medio calibro
in Val Zebru'.
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Vedetta alpina sul
Piz Umbrail, in Valle del Braulio, sta scrutando i movimenti
degli Imperiali al Passo dello Stelvio.
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