Il Capitano sepolto nei ghiacciVicende della guerra 1915 -'18 sui monti tra Stelvio e Gavia lettere e diari del Capitano Arnaldo Berni a cura di Giuseppe Magrin
Alcuni brani e fotografie tratti dal libro. (©Alpinia) |
Formato ad album:
23,5 x 21 cm |
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| Indice
Stato di servizio del Capitano Arnaldo Berni Le lettere Anno 1915 Assegnato al reparto Al fronte Alpinismo di guerra Vita di guerra Il concertino dei
matti In riposo a Cepina
e il Natale a casa Anno
1916 Alla III Cantoniera.
Valanghe "Neve, neve,
neve" Di nuovo al Filone Col Battaglione
Aosta Alterne vicende
della guerra sui ghiacciai dellOrtler Lo Scorluzzo Attacco
allo Scorluzzo Lattendente Giacomo
Perico racconta Parte anche lAosta
e arriva la fanteria Salita al Cristallo
Nella pace dellAlpe
Solàz Di nuovo al Cristallo
Comandante del Plotone
Skiatori Censure postali
Anno
1917 A Casino Boario I fatti del Cristallo Giacomo Pesenti
racconta Altre primavere Caporetto Secondo Natale di guerra Anno
1918 Pasqua 1918 Anche Arturo al fronte
A riposo Operazioni al Gavia Monte San Matteo e
Monte Mantello Combattimenti fra
le nevi Il San Matteo è
perduto La morte eroica del
Capitano Arnaldo Berni Lettere dalla famiglia dopo il fatto Versioni dei fatti Documenti dopo la tragedia Ricerche Ipotesi per il ritrovamento del corpo Opuscolo commemorativo Inaugurazione del rifugio "Arnaldo Berni" I cimiteri di guerra
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Il Capitano Arnaldo Berni
Arnaldo Berni è un giovane di buona famiglia della laboriosa borghesia mantovana, particolarmente intelligente, colto, sensibile e, come tanti altri giovani di ora e di allora, profondamente convinto dei propri ideali che riconducono al classico motto "Dio, Patria e Famiglia": per i giovani di quel tempo questi termini erano densi di significato poiché esprimono concetti che le generazioni di inizio secolo presero come punti di riferimento per il pensiero e per le azioni del vivere e dellagire quotidiano. Difficile spiegare ai giovani doggi come fossero allora profondamente sentiti questi ideali, in virtù delleducazione e della stessa atmosfera che permeava gli ambienti di vita. LItalia unita si ritrovava, per una serie di circostanze storiche e contingenti, concorde sotto simili bandiere. Né la dissidenza di ambienti politici (socialisti in particolare) sul tema dellintervento italiano, né la diffusa ignoranza di gran parte degli avvenimenti internazionali potevano influire sul bisogno della Nazione di sentirsi tale anche, alloccorrenza, con lintervento in guerra. Le mene politiche e diplomatiche, i patti segreti di Londra ed altre simili amenità, erano lontane dal sentimento popolare ed in particolare dal "sentire" di giovani come Arnaldo Berni.
Con la promozione a capitano per meriti di guerra, è destinato al comando della 307ª Compagnia del Battaglione Skiatori Monte Ortler di nuova costituzione. Con tale reparto si troverà negli ultimi mesi di guerra a combattere in zona Gavia, per la presa e per la difesa del San Matteo, a 3678 metri. Dopo la conquista italiana della massima elevazione montuosa della zona, il capitano Berni rimane sul posto per organizzare le difese della posizione. Lassù, il 3 settembre del 1918 trova la morte durante lattacco che porta alla riconquista della vetta da parte degli imperiali. Il Regio Istituto di Studi Superiori Commerciali di Genova gli ha conferito la laurea ad honorem dopo la morte. Un legame ideale, dovuto allamore per la montagna e alle vicende della vita, ci ha portato sulle tracce di questeroe poco celebrato, il cui percorso umano e guerresco vorremmo raccontare attraverso le sue stesse parole. Gli scritti autografi, stesi senza alcuno scopo divulgativo e conservati sin qui dalla famiglia, narrano la storia di uno dei tanti giovani che in quel tragico frangente andarono alla guerra. Sono semplici comunicazioni alla famiglia, con la narrazione degli accadimenti, da parte di un protagonista attento. Vi troviamo le sensazioni, le emozioni, gli entusiasmi e le paure, i ricordi insomma degli anni tra il 1915 ed il 1918. Molti resoconti dettagliati delle operazioni militari nella zona Stelvio permettono di disegnare la storia della presenza dei reparti italiani con maggior precisione di quanto non si sia fatto sinora. Episodi bellici, come quelli avvenuti sul monte Cristallo, sono ricondotti dalla realtà romanzata, sinora diffusamente accettata, alla realtà storica.
Lanalisi e la riflessione fanno di questi scritti un formidabile documento contro la guerra, mentre la gran nobiltà danimo e la statura umana del protagonista inducono a stimare le Sue idealità, i Suoi sentimenti, la Sua figura come quella di un Eroe che era tale per bontà, per coerenza, per esempio di vita con la sua granitica personalità. Il nipote Arnaldo Piccinini conserva nella casa di Milano, con cura amorevole, questi ricordi e li tramanderà ai discendenti tra le cose più care, ma la storia che quelle carte racchiudono doveva essere conosciuta: così, grazie al privilegio di aver potuto visionare in completa libertà le carte di Aldo, è ora possibile proporle e scriverne. |
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