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CARATTERISTICHE
DEL LIBRO |
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Sommario Indice dei principali punti di sosta Lo stemma e la bandiera di Bormio Gli emblemi dei Reparti di Bormio Profilo storico-dialettale Bormio: il futuro ha un volto antico REPARTO DOSSIGLIO REPARTO
MAGGIORE REPARTO BUGLIO Cartina REPARTO DOSSOROVINA REPARTO COMBO Indice delle 70 foto a colori Indice delle 20 fotografie depoca |
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Reparto Maggiore Iniziamo la visita del reparto colorato di rosso e rappresentato da un animale selvaggio come il lupo, proprio da un luogo che fa riferimento agli animali, anche se in questo caso domestici: il Plazinum Bestiarum. Era questo il luogo dove si lasciavano gli animali con i quali ci si aggirava per il paese (lequivalente dei nostri moderni mezzi di trasporto) prima di accedere alla piazza principale di Bormio, nella quale cavalli e buoi non potevano essere lasciati in sosta. Ora la piazzetta non porta più questo nome, richiamo diretto alla sua antica funzione, ma è dedicata al famoso botanico bormino Martino Anzi.
Al civico n. 4 di Vicolo Bruni si trova casa Buzzi, elegante abitazione con portale finemente intagliato nella parte lignea, e facciata arricchita da balconcini con balaustre realizzate in ferro battuto. Prima di lasciare Piazza Martino Anzi per immetterci sulla Via Roma, alzando gli occhi verso lalto possiamo ammirare i fantasiosi camini delle case che danno sulla piazzetta e al civico n. 1 possiamo ammirare il bel portale barocco di casa Castellazzi.
Al civico n. 14 di Via Roma incontriamo di nuovo casa Buzzi; il lato sud delledificio ci viene presentato attraverso una bella cancellata in ferro battuto; la costruzione è di origine medievale, presenta perfette proporzioni ed è ricca di elementi architettonici quali portali, balconcini con balaustre di ferro battuto finemente lavorate, inferriate, portali, loggiati e colonnati vari. Anche il Crocifisso ligneo (XIX secolo) di fattura tedesca che si trova nella parte alta delledificio non sfugge allocchio dellosservatore. La sua storia è legata alla funzione che casa Buzzi svolse nel XIX secolo, quando ledificio divenne il punto di sosta per il cambio dei cavalli delle diligenze che, passando per Bormio, si dirigevano verso lo Stelvio e attraverso la pionieristica "Strada dello Stelvio" potevano raggiungere i territori oltrealpini. Questo Crocefisso, commissionato in Tirolo e realizzato per il paese di Grosio, fu trasportato infatti più volte lungo questa carrozzabile. Dopo alterne vicissitudini la scultura lignea, che non soddisfaceva appieno le richieste dei committenti, venne tenuta dallo speditore come pegno per il costo dei numerosi trasporti ai quali la Croce fu sottoposta. Dopo aver spaventato più volte i bambini della casa che giocando a nascondino si inoltravano sino ai solai dove era conservato il Crocefisso, il proprietario decise di appenderlo in facciata. Le stalle di casa Buzzi si trovavano a pian terreno e nel cortile è ancora possibile vedere gli anelli di ferro che erano utilizzati per legare i cavalli. Una botola (ora murata) situata a piano terra permetteva di raggiungere i camminamenti sotterranei che collegavano le principali abitazioni di Bormio fra di loro ed erano utilizzati come comune via di fuga in caso di invasioni o pericolo. Proseguendo per Via Roma, al civico n. 16 si trova casa Valgoi, edificio che ospitò Maria Luisa dAsburgo, vedova di Napoleone Buonaparte quando, investita della reggenza del ducato di Parma, transitò da Bormio per recarsi laggiù. Degno di nota, oltre alle finestre protette da inferriate, è il portale barocco realizzato in pietra verde di Campello.
Proseguendo lungo quella che un tempo era detta Via Indipendenza e prima ancora Via Magna, raggiungiamo limponente e massiccia torre Alberti (fine XIII secolo), detta anche Torre Marioli o Torre di Dossiglio. La torre raggiunge laltezza di 24 metri. è realizzata in pietre bugnate e nella parte alta conserva tuttintorno delle mensole a triplice aggetto. In origine allinterno della torre si trovavano delle stanze in legno che sono andate perse durante una ristrutturazione, nel corso della quale la torre si "arricchì" di nuove aperture. Si conservano comunque tracce delle vecchie finestre e delle feritoie. La torre è rimasta famosa per aver ospitato personaggi storici importanti come Bianca Maria Sforza, che andata in moglie allimperatore Massimiliano I dAsburgo, nel 1493 si apprestava a compiere il viaggio che lavrebbe congiunta al futuro sposo dimorante ad Innsbruck. Nel 1496 Ludovico il Moro soggiornò nella torre con il suo nutrito seguito.
Attraversando il cortile a lato della torre Alberti, raggiungiamo Palazzo Alberti, edificio di origine medievale che subì nel corso dei secoli diversi rimaneggiamenti. La sovrapposizione di stili diversi è ben visibile in tutta la facciata: finestre strombate, inferriate, resti di decorazioni a graffito dovevano un tempo ornare delle finestre. Su tre lati delledificio vengono conservate ancora delle antiche e belle meridiane. Risulta essere particolarmente curiosa la meridiana della facciata est (1656) che si propone al passante con un motto: "Questo è signori miei lobbligo vostro, spender quel tempo ben chio qui vi mostro". Un portale a sesto acuto, sovrastato da pittura riportante la data 1632 - anno dellistituzione del collegio gesuitico - e da frammenti di affreschi, fra i quali si riconosce una parte mutila di un martirio di San Sebastiano, introduce nel palazzo. Appena varcata la soglia ci si presenta un affresco con lo stemma del re di Francia e del duca di Milano, Luigi XII, riportante il biscione milanese ed il giglio di Francia. La scritta "Ludovicus Rex Francorum, Mediolani Dux 1509", ricorda i dodici anni di dominio francese dopo la sconfitta del Moro nel 1500. Una scala con pareti ornate da graffiti ci conduce in quella che anticamente doveva essere la cappella del Palazzo: è qui conservato un pregevole affresco raffigurante lAdorazione dei Magi, purtroppo mutilo a causa della trasformazione del locale, nel quale loriginaria copertura piatta del soffitto fu sostituita con una volta. Affinità stilistiche con laffresco conservato presso la chiesa del Santo Crocifisso, ci permettono di attribuire laffresco al pittore milanese Bartolino De Buris, che lo realizzò intorno al 1480. Al piano superiore si conserva una "Stùa" in legno con pareti intarsiate. Larchitrave della porta dingresso riproduce la scritta "Hodie Mihi Cras Tibi" (oggi a me, domani a te) e la data 1605, accanto alla raffigurazione ad intarsio di uccelli ed altri animali. Nel 1611 palazzo Alberti fu ceduto dalla proprietaria Caterina Degli Alberti - unitamente a delle rendite - alla Comunità di Bormio per essere utilizzato a favore delleducazione scolastica. Il collegio, condotto dai Gesuiti dal 1632 alla soppressione dellordine nel 1773, venne poi gestito dai Barnabiti. Nel corso del 1600 ledificio subì una serie di rifacimenti che trasformarono ledificio da abitazione privata ad istituto di uso pubblico. Fu in questepoca che si decise di sostituire la chiesa con unaltra più capiente e spaziosa. Infatti la chiesa di San Bernardo anche se ristrutturata nel 1606, era diventata piccola ed insufficiente alle esigenze di culto. Due lapidi ne ricordano lantica ubicazione al civico n. 26 . (continua)
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