Guida di Bormio

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Manuela Gasperi - Giovanna Pedrana

Guida di Bormio

Passeggiando fra torri, palazzi, portali,n affreschi e chiese

Percorsi storici, artistici, culturali nella Magnifica Terra

Revisione storica di Ilario Silvestri

Profilo storico-dialettale di Remo Bracchi

Alcuni brani e fotografie tratti dal libro. (©Alpinia)

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La località delle tue vacanze

CARATTERISTICHE DEL LIBRO
Formato: 11,5 x 16,5 cm
Pagine: 208,
Copertina plastificata lucida, brossura,
71 foto a colori a piena pagina
20 immagiini d’epoca
6 cartine a colori


Sommario

Presentazione

Cartina generale

Indice dei principali punti di sosta

Lo stemma e la bandiera di Bormio

Gli emblemi dei Reparti di Bormio

Profilo storico-dialettale

Un Eldorado tra le alpi

Bormio: il futuro ha un volto antico

REPARTO DOSSIGLIO
Cartina

REPARTO MAGGIORE
Cartina

REPARTO BUGLIO Cartina

REPARTO DOSSOROVINA
Cartina

Il Museo Civico di Bormio

REPARTO COMBO
Cartina

Indice delle 70 foto a colori

Indice delle 20 fotografie d’epoca


(continua reparto maggiore)

Chiesa S. Ignazio
La Chiesa di S. Ignazio.

... Parlare della chiesa di Sant’Ignazio significa non solo introdurre ed illustrare l’unico esempio di barocco alpino a Bormio, ma anche aprire il capitolo di un periodo storico interessante e tumultuoso per la storia del borgo. Le vicissitudini per la costruzione di questa chiesa sono infatti direttamente collegate alla storia dell’insediamento della Compagnia di Gesù nel Bormiese. Nel 1635 ebbe inizio la costruzione della chiesa dedicata a Sant’Ignazio. La chiesa è a pianta ottagonale dove l’unico vano rispecchia la concezione gesuitica della necessità di una "sala per la predicazione della parola di Dio senza alcun disturbo di cappelle o navate laterali". All’interno la chiesa si presenta con un’imponente cupola completamente affrescata da Giambattista Muttoni negli anni 1692/93. Nella lanterna, la parte più alta della cupola viene rappresentata la discesa dello Spirito Santo. Grazie agli accorgimenti prospettici e ai giochi cromatici sapientemente creati e in quelli naturali creati invece dalla luce che penetra dalle finestre poste ai lati della lanterna, l’artista ben riesce a ricreare una profondità illusionistica e a trasmettere così l’anelito verso l’alto, verso la luce e la "Maggiore Gloria di Dio". Degli angeli-cariatidi dividono la cupola in quattro settori all’interno dei quali il Muttoni affrescò delle scene prese dalla vita dei Santi Gesuiti: Visione di Sant’Ignazio a la Storta; San Francesco Saverio che battezza una principessa indiana; San Francesco Borgia che accoglie nella compagnia San Stanislao Kostka; il martirio dei martiri di Nagasaki. Sempre del Muttoni sono le due tele del presbiterio, ai lati della statua lignea di Sant’Ignazio, sulla cui sommità troneggia il motto del Santo "Ad Maiorem Dei Gloriam". La tela di destra raffigura la morte di Sant’Ignazio mentre quella di sinistra la presentazione delle regole dell’ordine della Compagnia di Gesù al Papa. In entrambi i dipinti la figura sulla quale ricade l’attenzione è quella di Sant’Ignazio, che si propone con i medesimi attributi fisici ed è collocata sempre al centro della composizione. L’artista conferisce profondità e senso prospettico alle due scene attraverso la diversa collocazione e dimensione dei personaggi e degli arredi rappresentati, come per esempio nel dipinto raffigurante la morte del Santo, il pavimento a scacchiera e la porta attraverso la quale si intravede un paesaggio. Curiosa l’identificazione di una delle figure presenti sulla tela di sinistra nella quale si vuole vedere lo stesso Muttoni. Mentre tutti gli altri personaggi fanno oggetto del proprio sguardo la figura di Sant’Ignazio, esaltandone così ulteriormente la preminenza e la centralità, questo personaggio compare in piedi in alto a sinistra un po’ distaccato dal resto del gruppo dei confratelli. Distaccato non solo fisicamente, ma anche emotivamente con lo sguardo ed un’espressione tra il severo e l’ironico. Il Muttoni, infatti, dopo aver militato per anni nella Compagnia di Gesù la abbandonerà non sopportando più le regole dell’ordine. In questa tela che risale all’incirca al 1663-64, si vogliono vedere i primi segni di quei dubbi e quei risentimenti che lo porteranno ad uscire dalla Compagnia di Gesù. Delle due cappelle laterali presenti, quella di sinistra dedicata a S. Francesco Saverio fu fatta decorare dalla nobile famiglia bormina Nesini. Si distingue per vigore luministico e dolcezza nel colore la pala con la Crocifissione, realizzata da certo Padre Ulderico. L’altare di destra è dedicato alla Madonna Immacolata e fu fatto realizzare dalla congregazione delle donne di Bormio. La chiesa è arricchita da loggette che venivano utilizzate dagli allievi del collegio per assistere alle funzioni liturgiche: gli stessi provenivano direttamente dal collegio attraverso un arco di collegamento fra Istituto e Chiesa.

Foto Pessina
Giochi di tetti e torri in una Bormio medievale (Foto Pessina, 1913)

Proseguendo lungo Via De Simoni, anticamente Via Mayor, possiamo ammirare numerosi portali di case patrizie bormine. Al civico 14 si presenta, imponente nella sua solidità e nelle rustiche bugne, casa Dea, abitazione di Rodomonte Bruni. Un portale in pietra chiara incornicia un portone ligneo finemente lavorato, mentre un locale dell’edificio conserva entro una cornice in stucco lo stemma di alleanza matrimoniale degli Alberti con i Confortola.

Casa Pradella, civico 28, ci propone un portale ad arco con stemma abraso.

Al civico n. 32 troviamo il portale rinascimentale con arco a tutto sesto di casa Fiorini: sulla chiave di volta rimane lo scudo araldico della famiglia Foliani.

Al civico n. 36 si distingue il cinquecentesco portale di casa Lumina, sovrastato da un tondo, sorretto da due pesci, contenente lo stemma del casato Foliani. Ai lati del portale fa bella mostra un affresco raffigurante Castore e Polluce, i due gemelli nati a seguito dell’unione di Leda con Zeus, trasformatosi per l’occasione in cigno; sebbene sia usuale considerare il dipinto come l’unica raffigurazione pagana presente in Bormio, in realtà i due gemelli qui raffigurati sono da intendersi come la trasposizione cristiana dei Santi Gervasio e Protasio.

Al civico n. 19 casa Lazzeri conserva un tipico portale ligneo cinquecentesco abilmente realizzato a specchiature con intagli a motivi ornamentali.

In Via Longa, che incrocia sulla sinistra Via De Simoni, casa Magatelli presenta un frammento d’affresco da ricondurre alla scuola di quel pittore da Grosotto, in passato erroneamente definito con il nome di Giovannino da Sondalo. Anche in questo caso il dipinto incorniciava un portone d’ingresso. Nonostante esso sia molto rovinato, è possibile riconoscere il tema dell’Annunciazione quale tratto principale della pittura. Sulla sinistra con una certa difficoltà si individuano le tracce del volto dell’angelo Annunciante, mentre sulla destra si conserva la Vergine a mezzo busto. Il dipinto anche se frammentario e mutilo, testimonia una buona qualità pittorica e ripropone i tipici elementi cari all’artista di Grosotto: fregio a tortiglione, la gamma di colori caldi, dove il rosso e i colori della terra prevalgono, il modo caratteristico di questo artista di presentare la scena. L’opera sembra risalire alla fase di maturità dell’artista ed è riconducibile verso il 1510.

Ritorniamo in Via De Simoni dove altre nobili dimore si affacciano sulla strada. (continua)

 

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