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CARATTERISTICHE
DEL LIBRO |
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Sommario Indice dei principali punti di sosta Lo stemma e la bandiera di Bormio Gli emblemi dei Reparti di Bormio Profilo storico-dialettale Bormio: il futuro ha un volto antico REPARTO DOSSIGLIO REPARTO
MAGGIORE REPARTO BUGLIO Cartina REPARTO DOSSOROVINA REPARTO COMBO Indice delle 70 foto a colori Indice delle 20 fotografie depoca |
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(continua reparto maggiore) Ritorniamo in Via De Simoni dove altre nobili dimore si affacciano sulla strada. Al civico n. 50 larchitrave di una porta indica la data 1623, mentre di fronte a questo edificio, al civico n. 27, casa Schena presenta un portale datato 1670 che conduce ad un cortile interno o "brolo". Ledificio era di proprietà dei nobili De Simoni e fu abitato dal famoso giurista bormino Alberto De Simoni. In Via Galilei guardando attraverso un vecchio portone ligneo possiamo immaginare lantica eleganza e la leggerezza di casa Alberti (proprietà dello storico Gioachino Alberti). Pur conservando un loggiato a colonne, risalente al XV secolo, la casa è stata malamente conservata e riedificata.
Al civico n. 1 di Via Galilei, casa Castellazzi custodisce una pittura riconducibile al XVI secolo. Laffresco, attribuito al pittore Giovanni Andrea De Magistris, raffigura San Cristoforo sulla sinistra e Santa Barbara con la torre sulla destra. Al centro si trova unAnnunciazione dove la Vergine e langelo sono separati dalla figura del Cristo benedicente. Un angolo dellaffresco conserva lo stemma di Bormio. Come di consueto anche questa pittura orna il portale dingresso delledificio. Al civico n. 11 troviamo casa Berbenni, famosa dimora perché nel 1700 era di proprietà del "Conte Diavolo", il nobile Galeano Lechi originario di Brescia, che nel 1786, dopo unavventurosa fuga dai Piombi di Venezia, si stabilì a Bormio. Dalle cronache del tempo emerge come il Conte conducesse una vita libertina, libero da qualsiasi remora di tipo morale o religioso. Sostenitore delle idee giacobine, raccolse attorno a sé i tre rappresentanti bormini Silvestri, Zuccola e Nesini sostenitori delle idee libertarie, e li convinse a compiere delle azioni che traducessero anche nella realtà le loro convinzioni politiche. Eliminarono la berlina, issarono in piazza lalbero della libertà, cancellarono le insegne nobiliari sulle case, attirando così su di sé lodio e il malcontento generale della popolazione di Bormio, indispettita da tanta tracotanza e sicurezza e da sempre gelosamente legata alle proprie istituzioni ed alla propria autonomia. Solamente alcuni personaggi più "illuminati" come il giurista Alberto De Simoni e lo storico Ignazio Bardea riuscirono a capire la portata e limportanza delle "nuove idee" introdotte dalla Rivoluzione Francese e la necessità anche per Bormio di un rinnovamento nei costumi e nelle istituzioni politiche.
Forse personaggi come il Lechi, il Silvestri, lo Zuccola ed il Nesini così aperti alle nuove idee, tanto da diventarne quasi invasati, non avevano compreso che per i bormini lirruenza improvvisa di tali nuovi principi e il cambiamento repentino a loro connesso comportavano dei rivolgimenti tali ai quali i bormini si sarebbero potuti adattare solo gradatamente. Quando nel 1798 il Consiglio di Bormio decise ladesione alla Repubblica Cisalpina, il Conte Lechi cercò di impedire agli ambasciatori bormini di compiere la loro missione e per questo venne arrestato in località Dosso di Cepina, insieme ad altri tre. La folla giunta sul posto insorse e gli sfortunati furono condannati a morte. Il Conte, ormai denominato Diavolo, rifiutò la confessione e per questo si ritenne necessario benedire le pallottole a lui destinate, temendo che il "Diavolo" con le proprie arti magiche potesse far deviare la traiettoria delle pallottole. Dopo lesecuzione del Conte si passò a quella dei suoi compagni. Lo Zuccola fu destinato ad incontrare una morte lenta perché poco prima dellesecuzione aveva gridato "viva la Libertà". Solo il Nesini, dietro intercessione di un sacerdote presente, ebbe salva la vita che dedicò al servizio di Dio, passando il resto dei suoi giorni nella chiesetta di San Ranieri allo Stelvio come cappellano. Il corpo del Conte venne gettato nellAdda e trasportato dalle acque sino alla località nei pressi di Morignone da allora denominata "Ponte del Diavolo", e dove lo sfortunato Conte poté trovare sepoltura e pace. Al Conte Lechi, oltre a lasciare una traccia indelebile nellimmaginazione popolare, va il merito di aver introdotto e diffuso, entro una certa cerchia di adepti, larte della rappresentazione teatrale, rappresentazioni, in genere commedie o tragedie, che "andavano in scena" proprio nellattuale casa Berbenni. Proseguendo lungo Via Trento possiamo notare le vecchie mura di cinta che proteggono il giardino di casa Berbenni, direttamente confinante con quello merlato di casa De Gasperi, la cui facciata principale dà su Via Roma, al civico n. 80. Non appena passato limponente muro di cinta incontriamo un elegante portale barocco, realizzato in pietra locale. Come per molti altri portali in Bormio, anche questo si distingue per la ricchezza e labilità nella lavorazione sia della pietra che del legno e per la finezza delle realizzazioni in ferro battuto.
La facciata di casa De Gasperi in Via Roma si presenta allo spettatore in tutta la sua eleganza: un affresco votivo risalente ai primi anni del 1500 sovrasta un portale ad arco. Esso ritrae SantAntonio Abate, Santa Barbara, la Vergine con una Chiesa, una figura di Santo non identificato e San Sebastiano alla colonna. Il dipinto segnala un certo ritardo rispetto alle tendenze artistiche del periodo, pur se lautore cerca di conferire alle immagini un certo movimento attraverso i gesti dei personaggi. La facciata è arricchita da finestre protette da inferriate terminanti con motivi a spirale e Croce, e da una decorazione a graffito molto ricca che le conferisce eleganza ed imponenza. Il percorso nel reparto Maggiore potrebbe terminare qui, ma pare doveroso ricordare che al civico n. 100, attuale albergo San Vitale, si trovava unabitazione di proprietà della nobile famiglia dei Nicolina. Proseguendo lungo Via Dante raggiungiamo lalbergo San Lorenzo. Proprio qui era situata la chiesa di San Lorenzo, citata già nel 1395 e demolita nel 1924. La chiesa, che tanta importanza ebbe nella storia bormina, era ad una sola navata ed allinterno era ricca di affreschi, alcuni dei quali sono ancora conservati in case private. Terminiamo qui litinerario nel "rosso" reparto Maggiore, per incamminarci verso la chiesa di Santa Barbara del reparto Buglio, il reparto tinto di "blu" . |
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