Guida di Bormio

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Manuela Gasperi - Giovanna Pedrana

Guida di Bormio

Passeggiando fra torri, palazzi, portali,n affreschi e chiese

Percorsi storici, artistici, culturali nella Magnifica Terra

Revisione storica di Ilario Silvestri

Profilo storico-dialettale di Remo Bracchi

Alcuni brani e fotografie tratti dal libro. (©Alpinia)

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La località delle tue vacanze

CARATTERISTICHE DEL LIBRO
Formato: 11,5 x 16,5 cm
Pagine: 208,
Copertina plastificata lucida, brossura,
71 foto a colori a piena pagina
20 immagiini d’epoca
6 cartine a colori


Sommario

Presentazione

Cartina generale

Indice dei principali punti di sosta

Lo stemma e la bandiera di Bormio

Gli emblemi dei Reparti di Bormio

Profilo storico-dialettale

Un Eldorado tra le alpi

Bormio: il futuro ha un volto antico

REPARTO DOSSIGLIO
Cartina

REPARTO MAGGIORE
Cartina

REPARTO BUGLIO Cartina

REPARTO DOSSOROVINA
Cartina

Il Museo Civico di Bormio

REPARTO COMBO
Cartina

Indice delle 70 foto a colori

Indice delle 20 fotografie d’epoca


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(continua reparto maggiore)

Ritorniamo in Via De Simoni dove altre nobili dimore si affacciano sulla strada.

Al civico n. 50 l’architrave di una porta indica la data 1623, mentre di fronte a questo edificio, al civico n. 27, casa Schena presenta un portale datato 1670 che conduce ad un cortile interno o "brolo". L’edificio era di proprietà dei nobili De Simoni e fu abitato dal famoso giurista bormino Alberto De Simoni.

In Via Galilei guardando attraverso un vecchio portone ligneo possiamo immaginare l’antica eleganza e la leggerezza di casa Alberti (proprietà dello storico Gioachino Alberti). Pur conservando un loggiato a colonne, risalente al XV secolo, la casa è stata malamente conservata e riedificata.

Casa Castellazzi
L'affresco sopra il portale di Casa Castellazzi, in vicolo Galilei.

Al civico n. 1 di Via Galilei, casa Castellazzi custodisce una pittura riconducibile al XVI secolo. L’affresco, attribuito al pittore Giovanni Andrea De Magistris, raffigura San Cristoforo sulla sinistra e Santa Barbara con la torre sulla destra. Al centro si trova un’Annunciazione dove la Vergine e l’angelo sono separati dalla figura del Cristo benedicente. Un angolo dell’affresco conserva lo stemma di Bormio. Come di consueto anche questa pittura orna il portale d’ingresso dell’edificio.

Al civico n. 11 troviamo casa Berbenni, famosa dimora perché nel 1700 era di proprietà del "Conte Diavolo", il nobile Galeano Lechi originario di Brescia, che nel 1786, dopo un’avventurosa fuga dai Piombi di Venezia, si stabilì a Bormio. Dalle cronache del tempo emerge come il Conte conducesse una vita libertina, libero da qualsiasi remora di tipo morale o religioso. Sostenitore delle idee giacobine, raccolse attorno a sé i tre rappresentanti bormini Silvestri, Zuccola e Nesini sostenitori delle idee libertarie, e li convinse a compiere delle azioni che traducessero anche nella realtà le loro convinzioni politiche.

Eliminarono la berlina, issarono in piazza l’albero della libertà, cancellarono le insegne nobiliari sulle case, attirando così su di sé l’odio e il malcontento generale della popolazione di Bormio, indispettita da tanta tracotanza e sicurezza e da sempre gelosamente legata alle proprie istituzioni ed alla propria autonomia. Solamente alcuni personaggi più "illuminati" come il giurista Alberto De Simoni e lo storico Ignazio Bardea riuscirono a capire la portata e l’importanza delle "nuove idee" introdotte dalla Rivoluzione Francese e la necessità anche per Bormio di un rinnovamento nei costumi e nelle istituzioni politiche.

Via roma Pessina
Carrozze in via Roma ai primi del 1900 (Foto Pessina 1914)

Forse personaggi come il Lechi, il Silvestri, lo Zuccola ed il Nesini così aperti alle nuove idee, tanto da diventarne quasi invasati, non avevano compreso che per i bormini l’irruenza improvvisa di tali nuovi principi e il cambiamento repentino a loro connesso comportavano dei rivolgimenti tali ai quali i bormini si sarebbero potuti adattare solo gradatamente. Quando nel 1798 il Consiglio di Bormio decise l’adesione alla Repubblica Cisalpina, il Conte Lechi cercò di impedire agli ambasciatori bormini di compiere la loro missione e per questo venne arrestato in località Dosso di Cepina, insieme ad altri tre. La folla giunta sul posto insorse e gli sfortunati furono condannati a morte. Il Conte, ormai denominato Diavolo, rifiutò la confessione e per questo si ritenne necessario benedire le pallottole a lui destinate, temendo che il "Diavolo" con le proprie arti magiche potesse far deviare la traiettoria delle pallottole. Dopo l’esecuzione del Conte si passò a quella dei suoi compagni. Lo Zuccola fu destinato ad incontrare una morte lenta perché poco prima dell’esecuzione aveva gridato "viva la Libertà". Solo il Nesini, dietro intercessione di un sacerdote presente, ebbe salva la vita che dedicò al servizio di Dio, passando il resto dei suoi giorni nella chiesetta di San Ranieri allo Stelvio come cappellano. Il corpo del Conte venne gettato nell’Adda e trasportato dalle acque sino alla località nei pressi di Morignone da allora denominata "Ponte del Diavolo", e dove lo sfortunato Conte poté trovare sepoltura e pace. Al Conte Lechi, oltre a lasciare una traccia indelebile nell’immaginazione popolare, va il merito di aver introdotto e diffuso, entro una certa cerchia di adepti, l’arte della rappresentazione teatrale, rappresentazioni, in genere commedie o tragedie, che "andavano in scena" proprio nell’attuale casa Berbenni.

Proseguendo lungo Via Trento possiamo notare le vecchie mura di cinta che proteggono il giardino di casa Berbenni, direttamente confinante con quello merlato di casa De Gasperi, la cui facciata principale dà su Via Roma, al civico n. 80. Non appena passato l’imponente muro di cinta incontriamo un elegante portale barocco, realizzato in pietra locale. Come per molti altri portali in Bormio, anche questo si distingue per la ricchezza e l’abilità nella lavorazione sia della pietra che del legno e per la finezza delle realizzazioni in ferro battuto.

Casa De Gasperi
La facciata di Casa De Gasperi, in via Roma.

La facciata di casa De Gasperi in Via Roma si presenta allo spettatore in tutta la sua eleganza: un affresco votivo risalente ai primi anni del 1500 sovrasta un portale ad arco. Esso ritrae Sant’Antonio Abate, Santa Barbara, la Vergine con una Chiesa, una figura di Santo non identificato e San Sebastiano alla colonna. Il dipinto segnala un certo ritardo rispetto alle tendenze artistiche del periodo, pur se l’autore cerca di conferire alle immagini un certo movimento attraverso i gesti dei personaggi.

La facciata è arricchita da finestre protette da inferriate terminanti con motivi a spirale e Croce, e da una decorazione a graffito molto ricca che le conferisce eleganza ed imponenza.

Il percorso nel reparto Maggiore potrebbe terminare qui, ma pare doveroso ricordare che al civico n. 100, attuale albergo San Vitale, si trovava un’abitazione di proprietà della nobile famiglia dei Nicolina.

Proseguendo lungo Via Dante raggiungiamo l’albergo San Lorenzo. Proprio qui era situata la chiesa di San Lorenzo, citata già nel 1395 e demolita nel 1924. La chiesa, che tanta importanza ebbe nella storia bormina, era ad una sola navata ed all’interno era ricca di affreschi, alcuni dei quali sono ancora conservati in case private.

Terminiamo qui l’itinerario nel "rosso" reparto Maggiore, per incamminarci verso la chiesa di Santa Barbara del reparto Buglio, il reparto tinto di "blu" .

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