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CARATTERISTICHE
DEL LIBRO |
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Sommario Indice dei principali punti di sosta Lo stemma e la bandiera di Bormio Gli emblemi dei Reparti di Bormio Profilo storico-dialettale Bormio: il futuro ha un volto antico REPARTO DOSSIGLIO REPARTO
MAGGIORE REPARTO BUGLIO Cartina REPARTO DOSSOROVINA Il Museo Civico di Bormio REPARTO COMBO Indice delle 70 foto a colori Indice delle 20 fotografie depoca |
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Il Museo Civico di Bormio Una visita al Museo Civico di Bormio è consigliata a tutti coloro che intendono godere del patrimonio storico, artistico, etnografico e tradizionale del bormiese.
Il Museo è allestito in quattordici sale di Palazzo De Simoni e custodisce opere darte ed oggetti della cultura materiale locale. Nella sala dingresso si trovano il ritratto di Ignazio Bardea, sacerdote e storico locale impegnato nelle vicende politiche di fine 1700. Cè pure il ritratto di Alberto De Simoni, importante giureconsulto al servizio di Napoleone. In questa sala si trova un importante frammento daffresco proveniente dalla chiesa di Santa Lucia. Laffresco, databile intorno al 1180-1190, raffigura santa Cecilia rivolta frontalmente verso lo spettatore, con mano aperta in gesto di dialogo. In questa sala si trova pure uno stacco di affresco prelevato da unabitazione in Via Roma. Entrando nel salone donore si ha limpressione di essere in un altro tempo: la sala, con volta decorata a stucco, conserva una serie di opere testimonianti la ricchezza e lamore per larte del Contado. Mobili finemente intagliati, cassettoni lavorati ad intarsio, un tavolo con gambe intagliate a cariatide. Nella sala è custodita pure una copia della Stele di Bormio, importante reperto depoca celtica risalente al IV secolo a.C. rinvenuto in Bormio durante i lavori di demolizione di un edificio in Via Roma. Il frammento riporta limmagine di due guerrieri e il simbolismo proposto è stato ricondotto al culto delle acque calde termali, probabilmente già allora conosciute. Nella sala si trovano pure due opere provenienti da chiese locali: si tratta dellancona lignea dorata realizzata nel 1600 dallartista di Domaso Bartolomeo Paruta. Lancona, commissionata per la chiesa del Santo Crocifisso di Combo, fu sistemata nella ormai persa chiesa di San Sebastiano, e poi collocata al Museo Civico. Le antine dellancona propongono le immagini dellAnnunciazione e della Strage degli Innocenti, mentre le statue proposte raffigurano Santa Caterina, SantAntonio e SantAgostino. Lancona proveniente dalla chiesa di Cepina risale al XVIII secolo. La tela, erroneamente attribuita alla pittrice Vittoria Ligari, rappresenta lAssunzione della Vergine con San Rocco e Santa Caterina. Un piccolo corridoio raccoglie le tavolette ex voto provenienti dalla chiesa del Santo Crocifisso: si tratta di espressioni di devozione popolare. In molti casi le tavolette erano dipinte dagli stessi graziati i quali cercavano di rappresentare fedelmente il fatto di cui erano stati testimoni. La più antica tavoletta è datata 1704. E interessante sottolineare come le tavolette settecentesche rappresentino il fatto nella sua essenzialità: raffigurano il graziato inginocchiato in segno di ringraziamento ed il Crocifisso avvolto da nuvolette che intendono creare il dovuto rispetto alla divinità. Le tavolette ottocentesche narrano invece gli eventi proponendo simpatiche immagini e testimonianze della vita dellepoca: un carro che si rovescia, una disgrazia in montagna, un bimbo malato e altro.
La sala "Telaio" conserva gli strumenti che erano anticamente utilizzati per la lavorazione della lana e del lino: filatoi, scardassi, fusi, telai ed altri oggetti sono custoditi a testimonianza di unattività che in passato costituiva unimportante entrata per leconomia locale. Gli Statuti bormini dettavano norme minuziose sulla procedura di lavorazione del panno, che era molto apprezzato fuori dal Contado per la sua buona qualità. La sala XI, con soffitto a volta affrescata, conserva gli oggetti che erano un tempo custoditi nella stanza da letto. Il letto qui custodito simpone immediatamente al visitatore per gli intagli che propone: si tratta di scene dellantico testamento e di una Pietà, finemente intagliate e colorate. Nel locale si trovano pure un inginocchiatoio, un cassettone, la culla. Non si trovano mobili, ma semplicemente un cassone nel quale i contadini usavano custodire i propri abiti, in quanto i mobili erano propri solo delle case signorili. Proseguendo nella visita, la sala X conserva oggetti darte provenienti per lo più da chiese locali: la minuta ancona quattrocentesca proveniente dalla chiesa del Sassello conserva entro nicchie la Vergine con il Bambino, Santa Marta e Santa Lucia; la cimasa dellopera costituisce certamente un esempio di pittura molto raffinata. Si tratta di unAnnunciazione, nella quale la Vergine è raffigurata come intimorita in segno di rispetto verso langelo che le annuncia la nascita del figlio. Un tronetto ligneo dorato realizzato da Giovan Battista Del Piaz proviene dalla chiesa di SantIgnazio. La stanza conserva inoltre reliquiari, candelabri e statue, a testimonianza della fede popolare locale.
La sala XI è dedicata alle guerre più recenti che si svolsero nel bormiese. Sono esposti alcuni cimeli risalenti alle guerre dindipendenza, con particolare riguardo agli eventi della guerra del 1866 e alleroe bormino Pietro Pedranzini. Una cartina segna il difficile itinerario montuoso che egli dovette percorrere per accerchiare gli austriaci. La maggior parte degli oggetti conservati in questa sala si riferiscono alla prima guerra mondiale che fu combattuta sul fronte Ortles-Cevedale, costituito da enormi massicci montuosi ricoperti di ghiaccio per tutto lanno, ad una quota media superiore ai 3.000 metri. (vd. Il Capitano sepolto nei ghiacci) Il rialzo della temperatura degli ultimi anni ha favorito il progressivo sciogliersi dei ghiacci ed il conseguente ritorno alla luce di molti reperti bellici; per questo ogni anno il museo si arricchisce di nuovi oggetti: fucili, frammenti di bombe, resti di gavette, mozziconi di candele, elmetti e quantaltro, rinvenuti nelle trincee. Fra gli oggetti conservati la curiosità del visitatore si sofferma sovente su un paio di enormi scarponi con suola in legno e tomaia realizzata con un pesante e spesso panno: gli scarponi in questione non appartenevano certo ad un gigante, ma venivano semplicemente calzati dalle sentinelle al sopra dei normali scarponi in cuoio, così da proteggersi dal freddo "polare" dei mesi invernali. Interessante è pure il portavivande, costituito da un cassone il quale, posto sopra ad un paio di sci di legno, veniva facilmente trasportato, trainato da muli o cani, che furono particolarmente utili per tale scopo.
La visita al museo prosegue nelle sale che un tempo erano adibite a stalle e cantine del palazzo. In questo settore il Museo ha ricreato, con ricostruzioni ambientali, laboratori artigianali e caratteristiche botteghe artigiane. Nella sala III sono raccolti, oltre ad una collezione di lumi, gli attrezzi che il macellaio usava per la lavorazione delle carni, la cosiddetta bekerìa. Il macellaio un tempo si recava direttamente nelle case private e con laiuto di tutta la famiglia procedeva alla preparazione degli insaccati. Nella sala si trova pure una collezione di chiavi e serrature, testimoniante labilità artigiana dei fabbri che seppero lavorare con perizia e maestria il ferro, che nel bormiese fu estratto abbondantemente a partire già dal XII secolo. La sala IV ripropone la ricostruzione di un caseificio. Tutti gli strumenti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione del latte sono qui raccolti: secchielli per il latte realizzati a doghe di legno, fasce per dar forma al formaggio, recipienti forati per la produzione della ricotta, zàngole per la produzione del burro. Per questultimo lavoro è possibile vedere levoluzione della tecnica dello strumento, con il passaggio dalla zàngola a stantuffo a quella rotatoria. Un grosso pentolone usato per la preparazione del burro pende dalla "cicogna", ossia un sostegno rotante, che permetteva di spostare facilmente il pesante pentolone dal focolare.
La bottega del falegname è ricostruita nella sala II. Si trovano qui, numerosi, tutti gli attrezzi che lingegno umano aveva permesso di creare partendo dalle semplici materie prime che gli artigiani avevano a loro disposizione. Lattività del falegname era portante per tutta la struttura sociale in quanto questo artigiano provvedeva alla realizzazione dei prodotti di prima necessità (mobili, cassoni, utensili usati per la lavorazione della terra e così via). Accanto a questa bottega è ricostruita pure la bottega del ciabattino. Era questa unattività praticata soprattutto da artigiani provenienti dalla Valfurva e da Piatta in Valdisotto. Si trattava di unattività a carattere migratorio stagionale: questi artigiani, infatti, terminata la raccolta delle patate ed i lavori agricoli autunnali, lasciavano i loro paesi in cerca di lavoro. Per tutto il periodo invernale vagavano di terra in terra stanziandosi per alcuni giorni nelle famiglie per le quali provvedevano alla realizzazione delle scarpe. Si trattava di un lavoro molto pesante e complicato; I ciabattini, detti sciòber, avevano ideato un loro gergo, con il quale comunicavano tra di loro in terra straniera, non permettendo ad alcuno di farsi capire. Con larrivo della primavera, e la ripresa delle attività agricole, anche i ciabattini facevano rientro nel bormiese. La sala V raccoglie, oltre ad una collezione di vecchi sci di legno ed altri attrezzi usati sulla neve, una serie di carrozze, calessi e grosse slitte da neve. Fanno inoltre bella mostra in questa sala tre grosse campane provenienti da chiese di Bormio non più esistenti. Una grossa diligenza è custodita nella sala VI. Con il transito attraverso il Passo dello Stelvio, carrozzabile dal 1825, si sentì lesigenza di istituire un servizio di trasporto pubblico: a Bormio presso casa Buzzi in Via Roma si istituì una stazione di posta e la diligenza prestava servizio su è giù dallo Stelvio, permettendo il collegamento della Valtellina con il Tirolo. Le carrozze partivano da Milano due volte alla settimana ed arrivavano a Bormio in 64 ore e a Landeck in 115 ore. La sala VII raccoglie una collezione di oggetti usati per lo svolgimento di attività agricole e contadine: aratri in legno, tridenti, rastrelli, correggiati ed altri utensili erano impiegati nella lavorazione dei cereali, mentre una quantità di singolari attrezzi aiutavano il contadino nello svolgimento della sua dura attività. La visita al Museo Civico si conclude con la sala I, nella quale sono raccolte diverse suppellettili ed attrezzi di uso domestico: piatti, tazze, assi di legno sulle quali era messo il pane a lievitare, e la gràmola, particolare utensile in legno dotato di lama di ferro che veniva usato per ridurre in briciole il pane di segale secco. (continua)
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