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CARATTERISTICHE
DEL LIBRO |
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Sommario Indice dei principali punti di sosta Lo stemma e la bandiera di Bormio Gli emblemi dei Reparti di Bormio Profilo storico-dialettale Bormio: il futuro ha un volto antico REPARTO DOSSIGLIO REPARTO
MAGGIORE REPARTO BUGLIO Cartina REPARTO DOSSOROVINA REPARTO COMBO Indice delle 70 foto a colori Indice delle 20 fotografie depoca |
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Lo stemma e la bandiera di Bormiodi Marco Foppoli
Una croce bianca in campo rosso o, più araldicamente, di rosso alla croce dargento, è lantichissima, bella e semplice insegna che il potente comune di Bormio usò sin dai primi secoli della sua storia, emblema che è ancora oggi lo stemma locale. Ma qualè il significato
di questo emblema e quale la sua storia? Ma come in un gioco di scatole cinesi anche linsegna della ghibellina città di Como, uguale a quella di altri comuni filo-imperiali del nord come Novara e Pavia, a sua volta si ritiene sia derivata dallidentica e antichissima Blutfahne, (bandiera del sangue), quella bandiera da guerra rossa con croce bianca con la quale, da sempre, gli imperatori romano-germanici e i loro alleati scendevano in battaglia. Ma torniamo a Bormio la quale nel frattempo si è liberata dal pesante dominio del comune di Como, che gli stava stretto e che nei primi anni del 1300 si è liberamente scelta un nuovo Signore assai più benevolo e tollerante: il vescovo di Coira. In questi anni di fortissima autonomia, Bormio fa uso di un ampio apparato simbolico: ben due sigilli cittadini sono usati dalla cancelleria del comune e numerosi vessilli sono riposti nei magazzini comunali. In un inventario del 1344 troviamo "un vessillo di seta nuovo, tredici bandiere di seta, tredici aste [per le bandiere] una con punta di ferro, una pezza di seta di un vessillo vecchio e sei banderuole nuove fatte nel 1324". Questi vessilli dovevano essere usati anche dal piccolo esercito bormino, che in quegli anni guerreggia in aiuto del vescovo di Coira e come alleato di Lodovico di Brandeburgo conte del Tirolo. Tra i suoi militi troviamo infatti vari confanonerii, i portabandiera. Dal 1376 nonostante la conquista dei Visconti e, più tardi, quella definitiva dei vicini Grigioni nel 1512, Bormio mantiene salde le sue fortissime autonomie politiche e il suo stemma è ostentato sui sigilli, sui palazzi pubblici, sugli statuti; nel 1600 la bandiera rosso-crociata viene orgogliosamente raffigurata addirittura accanto agli stemmi dellautorità sovrana delle Tre Leghe Grige, segno evidente della posizione privilegiata del contado bormiese. Nel corso dei secoli seguenti questo stemma subisce variazioni occasionali a causa degli stili e gusti del momento: se gli emblemi medioevali e rinascimentali erano stati più sobri ed eleganti, con laffermarsi del barocco i bracci della croce si fanno più corti e larghi verso lesterno e lo scudo viene circondato da palme, trofei, svolazzi e cartigli che alla sensibilità moderna appaiono un po kitsch. Talvolta al di sopra dello scudo viene raffigurata una corona patriziale, simbolo dellampia sovranità del contado che si autogoverna coi propri statuti. Anche la forma della bandiera rosso-crociata bormina è soggetta alle mode delle varie epoche: in un affresco del 1505 appare rettangolare e terminante a coda di rondine; in un successivo affresco seicentesco vicino al puntale dellasta compare un vezzoso fiocchetto dei colori dellinsegna.
Se lo stemma di Bormio si è mantenuto in uso e gode di una certa diffusione anche al di là degli ambiti strettamente amministrativi, non così si può dire della sua bandiera tradizionale che, chissà perché, oggi dimenticata non sventola più sulla piazza del borgo dallalto della torre della Bajona. Marco Foppoli |
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