Guida di Bormio

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Manuela Gasperi - Giovanna Pedrana

Guida di Bormio

Passeggiando fra torri, palazzi, portali,n affreschi e chiese

Percorsi storici, artistici, culturali nella Magnifica Terra

Revisione storica di Ilario Silvestri

Profilo storico-dialettale di Remo Bracchi

Alcuni brani e fotografie tratti dal libro. (©Alpinia)

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La località delle tue vacanze

CARATTERISTICHE DEL LIBRO
Formato: 11,5 x 16,5 cm
Pagine: 208,
Copertina plastificata lucida, brossura,
71 foto a colori a piena pagina
20 immagiini d’epoca
6 cartine a colori


Sommario

Presentazione

Cartina generale

Indice dei principali punti di sosta

Lo stemma e la bandiera di Bormio

Gli emblemi dei Reparti di Bormio

Profilo storico-dialettale

Un Eldorado tra le alpi

Bormio: il futuro ha un volto antico

REPARTO DOSSIGLIO
Cartina

REPARTO MAGGIORE
Cartina

REPARTO BUGLIO Cartina

REPARTO DOSSOROVINA
Cartina

Il Museo Civico di Bormio

REPARTO COMBO
Cartina

Indice delle 70 foto a colori

Indice delle 20 fotografie d’epoca


Lo stemma e la bandiera di Bormio

di Marco Foppoli

stemma di Bormio
L'antico stemma araldico del Comune di Bormio.

Una croce bianca in campo rosso o, più araldicamente, di rosso alla croce d’argento, è l’antichissima, bella e semplice insegna che il potente comune di Bormio usò sin dai primi secoli della sua storia, emblema che è ancora oggi lo stemma locale.

Ma qual’è il significato di questo emblema e quale la sua storia?
Per saperne di più, con un po’ di fantasia, dobbiamo fare un viaggio nel tempo, sino al primo medioevo quando, all’inizio del 1200, il fiorente borgo alpino di Bormio, nonostante la sua ricchezza e le sue tante torri, si ritrovava di malavoglia sotto la signorìa del comune di Como che, con varie spedizioni militari, era riuscito ad imporre la sua autorità sin quassù. Così con il linguaggio dei simboli, tanto comune per l’uomo del medioevo, l’insegna di Como rossa con croce bianca dovette essere imposta proprio come segno di dominio su Bormio: era infatti usuale per le potenti città-stato dell’alta Italia imporre i propri stemmi ai borghi soggetti per manifestare visivamente la loro autorità. Che Bormio abbia uno stemma identico a quello di Como, così come altri borghi anticamente soggetti alla città lariana come Lugano e Mendrisio, lascia supporre che questa consuetudine sia stata rispettata anche qui.

Ma come in un gioco di scatole cinesi anche l’insegna della ghibellina città di Como, uguale a quella di altri comuni filo-imperiali del nord come Novara e Pavia, a sua volta si ritiene sia derivata dall’identica e antichissima Blutfahne, (bandiera del sangue), quella bandiera da guerra rossa con croce bianca con la quale, da sempre, gli imperatori romano-germanici e i loro alleati scendevano in battaglia.

Ma torniamo a Bormio la quale nel frattempo si è liberata dal pesante dominio del comune di Como, che gli stava stretto e che nei primi anni del 1300 si è liberamente scelta un nuovo Signore assai più benevolo e tollerante: il vescovo di Coira. In questi anni di fortissima autonomia, Bormio fa uso di un ampio apparato simbolico: ben due sigilli cittadini sono usati dalla cancelleria del comune e numerosi vessilli sono riposti nei magazzini comunali. In un inventario del 1344 troviamo "un vessillo di seta nuovo, tredici bandiere di seta, tredici aste [per le bandiere] una con punta di ferro, una pezza di seta di un vessillo vecchio e sei banderuole nuove fatte nel 1324". Questi vessilli dovevano essere usati anche dal piccolo esercito bormino, che in quegli anni guerreggia in aiuto del vescovo di Coira e come alleato di Lodovico di Brandeburgo conte del Tirolo. Tra i suoi militi troviamo infatti vari confanonerii, i portabandiera.

Dal 1376 nonostante la conquista dei Visconti e, più tardi, quella definitiva dei vicini Grigioni nel 1512, Bormio mantiene salde le sue fortissime autonomie politiche e il suo stemma è ostentato sui sigilli, sui palazzi pubblici, sugli statuti; nel 1600 la bandiera rosso-crociata viene orgogliosamente raffigurata addirittura accanto agli stemmi dell’autorità sovrana delle Tre Leghe Grige, segno evidente della posizione privilegiata del contado bormiese.

Nel corso dei secoli seguenti questo stemma subisce variazioni occasionali a causa degli stili e gusti del momento: se gli emblemi medioevali e rinascimentali erano stati più sobri ed eleganti, con l’affermarsi del barocco i bracci della croce si fanno più corti e larghi verso l’esterno e lo scudo viene circondato da palme, trofei, svolazzi e cartigli che alla sensibilità moderna appaiono un po’ kitsch. Talvolta al di sopra dello scudo viene raffigurata una corona patriziale, simbolo dell’ampia sovranità del contado che si autogoverna coi propri statuti. Anche la forma della bandiera rosso-crociata bormina è soggetta alle mode delle varie epoche: in un affresco del 1505 appare rettangolare e terminante a coda di rondine; in un successivo affresco seicentesco vicino al puntale dell’asta compare un vezzoso fiocchetto dei colori dell’insegna.

Nel 1797 nelle vicende del distacco del contado di Bormio dai Grigioni con l’annessione alla Cisalpina avvenuto senza troppi entusiasmi, se non addirittura come annotava il Bardea "con dispiacer del popolo", sarà coinvolta anche la bandiera bormina. Per manifestare il desiderio di conservare il secolare autogoverno del contado venne infatti esposta l’insegna rosso-crociata sulla torre civica.Ma il Conte Lechi, capo di pochi partitanti cisalpini locali, vedendo "…che Bormio non si generalizzava e che per segno di uniformarsi alla libertà aveva fitto la propria bandiera sul torrione dell’orologio, fece gettare a terra quella…". La bandiera bormina cadeva quindi dopo cinque secoli nei quali aveva rappresentato l’identità stessa della Magnifica Terra e le sue secolari libertà.

Se lo stemma di Bormio si è mantenuto in uso e gode di una certa diffusione anche al di là degli ambiti strettamente amministrativi, non così si può dire della sua bandiera tradizionale che, chissà perché, oggi dimenticata non sventola più sulla piazza del borgo dall’alto della torre della Bajona.

Marco Foppoli

 

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