| Un Parco per l'uomo
Dieci anni di vita del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
A cura di Ester Cason Angelini
Fondazione G. Angelini, Centro Studi sulla Montagna
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| La copertina |
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Parlare di Parchi Nazionali
ha sempre maggior importanza, specialmente per un paese come
l'Italia, dotato di tantissime attrattive naturali, che meritano
di essere preservate e valorizzate, dalle coste alle montagne,
luoghi fantastici che oltre a tutto valorizzano la vocazione
turistica del nostro paese.
Le Dolomiti Bellunesi hanno l'aspetto
di cattedrali di roccia, lasciano senza fiato chi le vede,
ma il Parco non si limita all'aspetto piú evidente
ma comprende aspetti naturalistici di ambiente, fauna e flora
che richiedono approfondita osservazione.
"L'idea" del
Parco risale ad oltre 30 anni fa e vide personaggi come Giovanni
Angelini tra i Padri fondatori, una battaglia per salvare
l'identitá, culturale e sostenere le condizioni di vita
della popolazioni residenti diceva Piero Rossi, altro
vaticinatore dell'idea, finalmente nel 1970 il lungo e sofferto
iter per la nascita dell'area protetta giunse a compimento
e da circa 10 anni esso si occupa di ben sette progetti: la
selvicoltura e il riassetto forestale, la fauna habitat faunistici
e controllo zoosanitario, difesa del territorio e mitigazione
dei rischi, riqualificazione delle malghe e gestione dei prati
e dei pascoli, valorizzazione dei prodotti e servizi (Carta
qualitá), tutela salvaguardia e valorizzazione del
patrimonio edilizio, Sistema informativo territoriale.
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Gruppo
Schiara: M.Serva e Pelmo |
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Il territorio del Parco ha una superficie
di 31.512 ettari e comprende sul suo territorio 15 comuni,
tra cui Belluno, Valle Agordina, Forno di Zoldo, Feltre, Longarone,
Pedavena e Ponte nelle Alpi, ha tra le valli principali Lamen,
San Martino, Canzoi, Sant'Agapito, del Mis, Cordevole, dell'Ardo,
del Grisol, Prampé e Imperina. Tra le cime maggiori
troviamo Schiara, Pelf, Talvena, Cima di Pramper, i Monti
del Sole, i Feruch, Sass de Mura, le Vette, Pavione, Pizzó
e Piz de Sagrón.
Il volume, dedicato a
Giovanni Angelini e Piero Rossi, ideatori del Parco nel lontano
1963, si compone di 5 sezioni: la I, dopo la premessa di F.
Viola, Cultura della conservazione e cultura di montanaro,
e la sintesi sui dieci anni di vita del Parco di G. Campagnari,
offre ad alpinisti ed escursionisti un itinerario lungo i
gruppi montuosi dal titolo Il fascino delle montagne. Da Croce
d’Aune a Prampèr, lungo le vie degli antichi pionieri, a cura
di M. Fiori (CAI Feltre) e P. Sommavilla (CAI Belluno-Zoldo).
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Camosci |
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La II, con il coordinamento
scientifico di G.B. Pellegrini, traccia i caratteri fisici
del territorio, a cura dello stesso Pellegrini, di D. Giordano,
A. Cagnati - R.Thierry - A. Zanella e L. D’Alpaos.
La III presenta le componenti biologiche
vegetali e animali del Parco, con il coordinamento scientifico
di C. Lasen e M. Cassol-M. Apollonio, i quali si avvalgono
della collaborazione di C. Argenti, M. Codogno, J. Nascimbene-G.
Caniglia e F. Padovan, per il mondo vegetale, e di E. Marconato,
P.F.-G. De Franceschi, M. Ramanzin, A. Minelli, R. Pizzolotto,
E. Negrisolo e F. Calore per gli aspetti faunistici.
La parte IV affronta il tema degli
Insediamenti antropici dalla preistoria all’età contemporanea,
con scritti di C. Mondini-A. Villabruna, L. Alpago Novello,
G. B. Pellegrini glottologo, M. Perale, E. Cason Angelini,
L. Sief, P. Viel e L. Guglielmi.
L’ultima parte, infine, dedicata alle
Attività attuali del Parco, comprende le riflessioni di D.
Cason sull’entità ed i problemi della popolazione dei 15 comuni
del Parco e di G. Fabbrica, E. Casanova e D. Perco su insediamenti
e tradizioni odierne, con la conclusione di V. Bonan sulle
prospettive per il futuro.
© Filippo
Zolezzi
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