alpinia - cose di montagna

LIBRI FOTOGRAFICI

K2

Una sfida ai confini del cielo

Collana Sfide in alta quota

Autori: Kurt Diemberger, Roberto Mantovani

Euro 50,00

Formato: 26 x 36 cm

Pagine: 144

Editore: White Star, Vercelli

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K2

Una sfida ai confini del cielo

Kurt Diemberger, Roberto Mantovani

White Star Edizioni

K2
La copertina

"K2...K2...il nome scandisce ogni passo. K2...K2... che nome stupido per una montagna così grandiosa!" sono le parole di Kurt Diemberger in un'altra sua opera, K2 un nome veramente insignificante per la montagna forse più bella del mondo...

Il colonnello inglese T.G. Montgomery, quando vide in estrema lontananza dei monti iniziò a dire K1 (poi Masherbrum), poi K2, ecc. perchè K era l'iniziale della regione, il Karakorum...

Se il monte Everest é senza dubbio il piúelevato della terra, sicuramente il K2 é il piú ammirato e ambito dagli alpinisti: la sua forma , visibile anche da molto lontano. ha sempre incantato gli esploratori e affascinato gli scalatori.

K2 una sfida ai confini del cielo é, un libro molto bello, sia per l'aspetto fotografico, grandioso, che per quello storico, completo ed esauriente, una sorta di atto di amore da parte degli autori verso la montagna che "fuma".

Foto recenti e foto storiche accompagnano testi molto ben documentati e spesso struggenti, col ricordo di tanti che si sono fermati lassú, per l'eternitá...
compagnoni e lacedelli
31 Luglio 1954: Compagnoni e Lacedelli
sono sulla vetta del K2...

La foto qui accanto mostra Compagnoni e Lacedelli sulla vetta del K2, i primi a salire la seconda vetta della terra, in una spedizione guidata da quell'Ardito Desio che riusciva a mandare i suoi uomini in punta a 25 anni esatti dalla sua prima spedizione alla grande montagna.

Tra gli autori troviamo Kurt Diemberger, alpinista austriaco e scrittore famoso, unico scalatore vivente ad aver conquistato per primo due ottomila, compagno di cordata del grande Herman Buhl, uno dei maggiori fotografie e cineasti della montagna.

Kurt ha raggiunto la vetta del K2 alla rispettabile età di 54 anni, sugli 8000 sembra contino maggiormente l'esperienza e la perseveranza rispetto alla prestanza e all'energia della giovinezza.
diembreger
Kurt Diembeger al campo base con Julie Tullis, Renato Casarotto e Mari Abrego

Insieme a Roberto Mantovani,giornalista specializzatoe noto autore di libri di montagna, Kurt descrive l'epopea del K2, a partire dalle prime esplorazioni inglesi, i tentativi del Duca degli Abruzzi, la conquista italiana e poi la corsa internazionale.

Naturalmente non puó, mancare un capitolo molto abbondante dedicato al tragico 1986, nel quale morirono ben 13 scalatori, in un susseguirsi di incidenti anche incredibili ( a questa vicenda nella quale Diemberger stesso si é trovato a un passo dalla morte e in cui perí la sua compagna di salita in vetta Julie Tullis, l'autore ha dedicato lo stupendo libro K2, il nodo infinito, segno e destino.
K2
Le ultime luci del giorno sul K2

Ci troviamo davanti ad un libro molto bello, sia per le immagini scattate da posizioni impossibili e molto belle, sia per i testi, sempre interessanti e appassionanti.

E' un libro "vissuto" non solamente descritto, come spesso avviene, un libro che ci parla di questa montagna stupenda, ma tanto inaccessibile...

Gli autori ci descrivono le vicende che hanno rivestito pendii e pareti del K2, a volte riuscendo anche a scatenare la commozione nei lettori e a prenderne totalmente l'attenzione.
campo al K2
Quando la montagna "fuma" anche un minuscolo riparo puó salvare la vita

A conclusione di questa recensione riportiamo un brevissimo brano di Kurt Diemberger, tratto dal libro: "Da tutto ció,... si puó forse trarre un'insegnamento: una montagna grande e difficile come il K2, con i suoi 8611 metri di altezza, con i suoi versanti oltremodo ripidi, con variabilitá atmosferica assoluta, é alta un piano in piú rispetto agli altri 8000 del Karakorum.

Anche se non supera l'Everest in altezza, il rischio che il K2 presenta é, molto maggiore.
Persino i migliori alpinisti qui sono in condizioni limite.

L'alpinismo di massa, come accade oggi sulla magggior parte degli 8000 "minori" e sulla via normale dell'everest, non ´ applicabile al Quogir (nome locale del K2), la "grande montagna".
Altrimenti il numero dei morti non potrebbe che aumentare..."
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© Filippo Zolezzi