| K2 una sfida ai confini del cielo. 1954 - 2004
Edizione aggiornata in occasione del cinquantenario della conquista italiana
Kurt Diemberger, Roberto Mantovani
De Agostini
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| La copertina |
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Abbiamo segnalato molti libri che
ricordano l'epica impresa della conquista italiana del K2,
seconda vetta del mondo. Non potevamo tralasciare di recensire
la nuova edizione aggiornata di questo grande classico su
questa splendida montagna "italiana".
Dopo circa 10 anni dalla
sua prima pubblicazione e molte ristampe ecco quello che puó
essere considerato un classico del K2, opera di due grandi
protagonisti della montagna: uno della carta stampata e uno
dei calli sulle mani...
"K2...K2...il nome scandisce ogni
passo. K2...K2... che nome stupido per una montagna così grandiosa!"
sono le parole di Kurt Diemberger in un'altra sua opera, K2
un nome veramente insignificante per la montagna forse più
bella del mondo...
Il colonnello inglese T.G. Montgomery, quando vide in estrema
lontananza dei monti iniziò a dire K1 (poi Masherbrum), poi
K2, ecc. perchè K era l' iniziale della regione, il Karakorum...
K2 una sfida ai confini del cielo
é, un libro molto bello, sia per l'aspetto fotografico,
grandioso, che per quello storico, completo ed esauriente,
una sorta di atto di amore da parte degli autori verso la
montagna che "fuma".
Foto recenti e foto storiche
accompagnano testi molto ben documentati e spesso struggenti,
col ricordo di tanti che si sono fermati lassú, per
l'eternitá...
I due autori sono molto famosi e qualificati:
troviamo Kurt Diemberger, alpinista austriaco
e scrittore famoso, unico scalatore vivente ad aver conquistato
per primo due ottomila, compagno di cordata del grande Herman
Buhl, uno dei maggiori fotografi e cineasti della montagna.
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Il Camino Bill, quasi una ferrata...
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Kurt ha raggiunto la
vetta del K2 alla rispettabile età di 54 anni, sugli 8000
sembra contino maggiormente l'esperienza e la perseveranza
rispetto alla prestanza e all'energia della giovinezza.
Insieme a lui troviamo Renato
Mantovani,giornalista specializzato e noto autore
di libri di montagna, tra i maggiori esperti di storia delle
esplorazioni himalayane e direttore della Rivista della
montagna. Con lui Kurt descrive l'epopea del K2, a partire
dalle prime esplorazioni inglesi, i tentativi del Duca degli
Abruzzi, la conquista italiana e poi la corsa internazionale.
Naturalmente non puó, mancare
un capitolo molto abbondante dedicato al tragico 1986, nel
quale morirono ben 13 scalatori, in un susseguirsi di incidenti
anche incredibili (a questa vicenda nella quale Diemberger
stesso si é trovato a un passo dalla morte e nella
quale perí la sua compagna di salita Julie Tullis,
l'autore ha dedicato lo stupendo libro K2,
il nodo infinito, segno e destino.
Ci troviamo davanti ad
un libro molto bello, sia per le immagini scattate da posizioni
impossibili e molto belle, sia per i testi, sempre interessanti
e appassionanti.
E' un libro "vissuto"
non solamente descritto, come spesso avviene, un libro che
ci parla di questa montagna stupenda, ma tanto inaccessibile...
Gli autori ci descrivono le vicende
che hanno rivestito pendii e pareti del K2, a volte riuscendo
anche a scatenare la commozione nei lettori e a prenderne
totalmente l'attenzione.
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Pagani e Angelino
salgono verso il Campo III
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A conclusione di questa
recensione riportiamo un brevissimo brano di Kurt Diemberger,
tratto dal libro: "Da tutto ció,... si puó
forse trarre un'insegnamento: una montagna grande e difficile
come il K2, con i suoi 861 metri di altezza, con i suoi versanti
oltremodo ripidi, con variabilitá atmosferica assoluta,
é alta un piano in piú rispetto agli altri 8000
del Karakorum.
Anche se non supera l'Everest in altezza, il rischio che il
K2 presenta é, molto maggiore
Persino i migliori alpinisti qui sono in condizioni limite.
L'alpinismo di massa, come accade oggi sulla maggio parte
degli 8000 "minori" e sulla via normale dell'Everest, non
´ applicabile al Quogir (nome locale del K2), la "grande
montagna".
Altrimenti il numero dei morti non potrebbe che aumentare..."
© Filippo
Zolezzi
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