| LEGNI ANTICHI DELLA MONTAGNA
Gherardo Priuli
Priuli & Verlucca.
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| La copertina |
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Questa è la terza e nuova edizione
ampliata di un'opera fondamentale per la comprensione delle
fenomenologie legate alla cultura materiale lignea delle regioni
alpine.
Centinaia di reperti provenienti dai
più prestigiosi Musei e dalle più importanti collezioni private.
Questa edizione si avvale del contributo del noto esperto
francese Jacques Chatelain e di note personalità di area museale
e scientifica come Jean Guibal, Giovanni Kezich, Herlinde
Menardi e Francesca Giovanazzi.
La magnifica opera che presentiamo
è il risultato del fortunato incontro tra un editore appassionato
- qui in veste di autore - e uno specialista dell’arte popolare
delle nostre montagne.
Da più di trent’anni, Gherardo Priuli attraverso la sua casa
editrice - la Priuli & Verlucca editori -ha
apportato contributi fondamentali alla conoscenza della cultura
e della civiltà alpine.
Le centinaia di pubblicazioni, le
dozzine di coedizioni e la fortunata collana dei Quaderni
di cultura alpina costituiscono un formidabile unicum
relativo all’antropologia economica e sociale dell’arco alpino.
Un’attenzione particolare è stata portata alla cultura materiale
dei montanari le cui realizzazioni - come gli oggetti della
vita quotidiana - testimoniano la ricchezza di un patrimonio
di cui si è a lungo poco approfondito e stupiscono per la
perfezione della loro tecnica e per la sensibilità artistica
dei loro autori.
L’identificazione e la
descrizione dei più di 370 oggetti selezionati dagli autori
e presentati in questo libro, sono il risultato di una lunga
e paziente ricerca nei tesori dei musei di etnografia e nelle
collezioni private. Identificazione che mette fortemente in
luce le caratteristiche specifiche di queste realizzazioni.
Il merito dell'autore
è stato quello di non limitarsi a una sola regione delle Alpi,
ma di scegliere gli esempi nei suoi diversi contesti. Ne risulta
la constatazione che attraverso la varietà dei luoghi e delle
popolazioni, le forme e i decori mostrano una parentela che
testimonia del carattere fondamentale della civiltà delle
Alpi: l’unità nella diversità. Espressione di una società
viva, largamente autarchica, preindustriale, l’artigianato
della montagna unisce alla funzione utilitaristica dei suoi
prodotti il piacere estetico dell’abbellimento per mezzo della
decorazione, di una ricchezza talvolta persino esuberante.
La scelta dell'autore si è sviluppata
attorno alle famiglie di oggetti più tipici. Si apre con il
tema della luce, con le bugie e i porta lampade a olio. La
serie dei cofanetti e delle cassapanche è senza dubbio la
più rappresentativa dell’artigianato popolare alpino. Con
intagliato a punta di coltello l’onnipresente, «quasi ossessivo»
rosone, la stella a sei petali e il vortice evocante il sole
raggiato. Seguono gli utensili dell’alimentazione: cucchiai,
forchette e coltelli dai manici decorati; i recipienti per
il sale e le spezie; i boccali e le barilotte, con - inevitabilmente
- le famose grolle della Valle d’Aosta.
Dopo il mangiare, il vestire, rappresentato
dagli arcolai, dai filatoi, dalle conocchie intagliate con
raffinatezza, i fuselli delle dentellières. La serie degli
attrezzi agricoli è abbondantemente rappresentata: i rastrelli
e i portacote, i sorprendenti collari in legno per le capre
e le mucche; gli utensili per la lavorazione del latte: gli
sgabelli per mungere, le zangole, i tipici stampi per formare
e decorare il burro. Il vimine occupa anch’esso uno spazio
(illustrato dai ventilabri, dai cesti e dai cestini), così
come altri accessori della vita quotidiana, come i bastoni
scolpiti, le raffigurazioni religiose, i porta messale, i
portapenne, gli oggetti dello scrivere, i compassi e i giochi
dei bambini.
L’aspetto più affascinante di queste
testimonianze del quotidiano delle popolazioni alpine è che
ogni oggetto, nella sua forma e nella sua decorazione, è l’opera
originale di un artigiano, a differenza dell’uniformità standardizzata
dei prodotti industriali. Inoltre, il piacere che si prova
nello scoprire queste opere d’arte è sottolineato dall’eccezionale
qualità delle fotografie che li raffigurano visivamente. Quest’opera
di referenza segna un punto fermo nella conoscenza dell’arte
popolare e della cultura tradizionale delle Alpi.
© Filippo
Zolezzi
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