| Il caso Airaldi
Un generale
cuneese si oppose al massacro dei suoi soldati sul Carso della
Grande Guerra.
Gerardo Unia
L'Arciere,
Dronero (CN)
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| La copertina |
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Qualcuno dei nostri lettori
forse si domanderà come mai Alpinia, nella sua grande
rubrica dei libri di montagna e di cultura alpina, dedichi
una sezione alla Grande Guerra, quesito più che legittimo,
come legittima è la risposta: la Grande Guerra ha caratterizzato
quasi tutto il nostro arco alpino, infatti dalle fortificazioni
costruite nelle Alpi Marittime e fortunatamente mai utilizzate,
così come in tutto il Piemonte e la Valle d'Aosta,
per poi arrivare in Lombardia, in Trentino, nel Sud Tirolo,
nel Veneto, in Carnia, nella Giulia, dove invece i segni della
guerra sono ancora ben evidenti...
L'escursionista o l'alpinista vengono
spesso in contatto con trincee, camminamenti, sentieri, casematte
e fortini di questo conflitto che sicuramente ha interessato
almeno una famiglia su due in Italia; sono reperti che ricordano
i combattimenti eroici e disumani ai quali i nostri soldati
e anche quelli della parte avversaria, sono stati obbligati
a sostenere.
Non deve quindi sorprenderci
che ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, ci siano ancora
editori coraggiosi che accettano di pubblicare storie come
questa de Il caso Airaldi e tutta la nostra
ammirazione va alla casa editrice L'Arciere
che questo coraggio lo ha avuto!
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| Trincee sul Monte Sei
Busi |
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Questo libro ha un'origine
quasi prodigiosa. l'autore Gerardo Unia,
per puro caso viene a sapere di una cassetta di documenti
che sembrava riguardassero un generale di divisione originario
di Cuneo ed essendo lui un appassionato studioso di personaggi
semisconosciuti della Grande Guerra, partí immediatamente
con lo studio di queste carte ingiallite e scritte fini fini
e venne cosí in contatto con la memoria di uomo dimenticato
e umiliato a causa della propria coscienza...
Con la pazienza di un
certosino l'autore ha vinto ogni difficoltá ed é
riuscito a ricostruire le vicende sfortunate del generale
Airaldi scomparso ne lontano 1935, emarginato dall'esercito
e bollato come incapace e poco attivo nei combattimenti al
Monte Sei Busi durante la battaglia del Carso nel 1915.
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| L'ordinario orrore della
guerra in trincea... |
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Unia con la sua ricerca
precisa e instancabile riesce a rendere onore e a riabilitare
moralmente un uomo umiliato per aver resistito agli ordini
cervellotici e ambiziosi dei suoi superiori, preservando così
la vita di molti dei suoi soldati, destinati a morte certa
in sterili e inutili attacchi contro reticolati nemici imperforabili
e mitraglie urlanti.
Airaldi, nel Novembre 1915, era al
comando della della 23ma divisione nel Basso Isonzo, nelle
zone che oggi ospitano il Sacrario di Redipuglia, uomini usati
come pedine inconsapevoli in un'inutile partita con la morte,
vittime di uno stolto modo di combattere, privo di ogni rispetto
per la persona e la vita umana.
Il suo non allinearsi
ai voleri dei superiori salvó centinaia di vite, ma
compromise la sua carriera militare: costretto a lasciare
il servizio in prima linea, fu messo in disparte e presto
congedato, terminando la vita tra amarezze e dispiaceri tanto
pesanti quanto ingiusti e immeritati.
Questo piccolo e avvincente libro
non riuscirá, a riscrivere la storia, ma ottiene il
risultato di fare luce su di un episodio sconosciuto ai piú,
ma soprattutto a ridare onore e dignitá a questo personaggio
cosí ingiustamente disonorato ed emarginato.
© Filippo
Zolezzi |