| Cio' che non si puo'
dire
Il racconto del Cermis
Pino Loperfido
Curcu
& Genovese Edizioni, Trento
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| La copertina |
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" 'Sti venti disgraziati
erano lì nella cabina, tranquilli, sorridenti.
Hanno sentito un rumore, un rombo selvaggio
Qualcuno deve anche avere alzato gli occhi verso l'alto, forse
ha appena fatto in tempo a intravvedere la sagoma del predatore.
Poi una botta tremenda, tutti che sbattono a destra e a sinistra,
urlano si agitano disperati. E, infine, l'ultimo pezzo di
corsa: la caduta.." .
Ecco alcune frasi tremende
tratte da Ciò che non si può dire, il racconto
del Cermis, un avvenimento del 1998 che ha suscitato
tanti sentimenti: dolore per le venti vittime innocenti, rabbia
per gli insabbiamenti e i tentativi di depistaggio, sgomento
per la mancata punizione dei colpevoli.
Vajont, Ustica, Cermis sono alcuni
nomi tristemente famosi per avvenimenti dolosi che sono rimasti
senza colpevoli, senza motivazioni, ma con la certezza del
dolore e del lutto che ha colpito tante famiglie; chi scrive
libri su argomenti così delicati, che appartengono
al cosiddetto segreto di stato deve affrontare difficoltà
di ogni genere, minacce aperte o indotte, emarginazioni e
lo stesso coraggio viene richiesto a chi ne pubblica i contenuti.
Lo stile è quello
del monologo teatrale: il manovratore della cabina che saliva,
salvatosi miracolosamente, narra la storia di questo impianto
sfortunato e tragico, a partire dal 9 Marzo 1976, nel quale
fu testimone del primo disastro del Cermis: la funivia cadde
per un guasto tecnico e fu un'altra tragedia...
In modo semplice e terribile
si snodano i fatti: i ricordi del primo avvenimento, i presentimenti
di quel giorno, l'incidente, il dolore, le menzogne, gli insabbiamenti
e infine il turpe scambio tra i governi americano e italiano,
a fronte di un maxi risarcimento e soprattutto del rimpatrio
di una terrorista condannata per concorso in assassinio e
detenuta in USA, i piloti furono assolti da quella che fu
forse la conseguenza della scommessa di alcune bottiglie di
birra... venti vite umane per una bevuta...
A volte troviamo libri
che si leggono tutti d'un fiato, che affascinano, questo non
è di quelli: è ruvido come la carta vetrata,
ferisce, fa provare fastidio e dolore, anche per questo l'autore
Pino Loperfido deve essere apprezzato e ammirato,
perchè ha saputo descrivere senza veli nè ipocrisie
una tragedia dell'ipocrisia...
© Filippo
Zolezzi |