| K2. Il nodo infinito,
sogno e destino
Il resoconto
in prima persona della piõ grande tragedia del K2
Kurt Diemberger
Corbaccio
Editore
 |
| La copertina |
|
I lettori mi perdoneranno
se per una volta abbandonerò l'asettica terza persona
per parlare in diretta, cosa che nelle recensioni, dicono
i puristi, non sarebbe corretta, ma che io non riesco a trattenere.
Quando nel 1988 incontrai
l'autore Kurt Diemberger alla presentazione della prima
edizione di questo libro non riuscii a trattenere la commozione
per quanto egli raccontava su questa vicenda, nella sala del
Teatro Genovese eravamo tutti molto scossi, anche l'organizzatore
della serata, un mio caro amico che rimpiango molto, Gianni
Calcagno..., che aveva vissuto anche lui quel dramma, poiché
era presente al campo base avendo scalato il K2 in quegli
stessi giorni.
Presi quel libro, ebbi la dedica
autografa di Kurt, poi in estate lo regalai a una mia carissima
amica, ma rimpiansi sempre di non poterlo più leggere,
rivedere il volto di Julie Tullis, di Renato Casarotto, di
Kurt Diemberger e di tutti gli altri alpinisti, molti scomparsi
in quell'anno maledetto, mi sentivo privato per sempre di
qualcosa che era scolpito nel mio io più profondo.
Immaginate la mia sorpresa
e la profonda emozione quando tornato a casa ho trovato una
busta e aprendola ne è venuta fuori la riedizione di
questo libro..., attimi di commozione intensa che mi hanno
fatto ritornare a quella sera a Gianni e ..., ma ora basta,
torniamo al libro, altrimenti l'editore del sito affiderà
ad altri questa rubrica e io ci sono veramente affezionato!
 |
| Julie Tullis felice sulla
vetta del
Broad Peak il 18 Luglio 1986, solo due
settimane prima della salita al K2... |
|
"K2...K2...il nome scandisce ogni
passo. K2...K2... che nome stupido per una montagna così
grandiosa!" sono le parole dell'autore nella prefazione
di questo libro apparso la prima volta nel 1988, rapidamente
esaurito e per lungo tempo sparito dalla circolazione; come
per Annapurna 8000 la Casa Editrice Corbaccio, alla
quale va la nostra gratitudine, ne ripropone una nuova edizione,
che permette a tutti gli appassionati di poter leggere questo
che veramente è un capolavoro della letteratura alpinistica.
Kurt Diemberger insieme
a Herman Buhl fu il primo salitore del Broad Peak, uno dei
quattordici 8000, all'età di 25 anni, in quell'occasione
vide il K2 e ne rimase affascinato, tanto da ritornarvi per
la salita varie volte e riuscire nell'impresa ben ventinove
anni dopo.
Con lui c'era Julie Tullis,
con la quale formava "The Highest Film Team in the World",
scalavano le montagne e giravano filmati straordinari e unici
e dopo diciassette anni di riprese insieme avevano deciso
di tentare quel gigantesco cristallo che appare essere il
K2 rinominato da Kurt e Julie "Il nodo infinito, perché
in grado di legarti a lui e di non lasciarti più andare.
 |
| K2, 8611, la Montagna
delle montagne |
|
Nel 1986 alla base del
K2 c'era un vero e proprio villaggio di alpinisti pronti a
dare battaglia e a tentare la salita alla vetta, non era ancora
l'epoca delle salite commerciali, ma si sa che l'Everest attira
di più perché è il monte più alto
del mondo e poi decisamente meno impegnativo e rischioso.
Tutti respiravano un'aria
di euforico ottimismo, che però fu presto rotto quando
due americani furono travolti da una valanga; tutti partirono,
un solo giorno di anticipo per alcune cordate significò
assenza di problemi al ritorno e grande gioia, un giorno di
ritardo per incomprensioni e una certa prevaricazione e fu
il dramma.
Il 4 Agosto 1986 fu sferrato
un attacco da tutte le cordate presenti sulla montagna, molti
arrivarono in vetta, solo tre però ritornarono vivi,
sette non fecero ritorno, in totale quell'anno le vittime
furono tredici ed erano tutti alpinisti preparati, adeguati
a quel tipo di difficoltà, non clienti allo sbaraglio,
ma non finì lì, perché molti dei sopravvissuti
alla "Estate Nera", morirono in montagna negli anni seguenti,
come colpiti da un maleficio.
Diemberger fa osservare l'estrema
difficoltà del K2, molto più impegnativo dell'Everest,
lo documenta con alcune cifre: a oggi sono saliti sull'Everest
1306 persone con circa 150 morti, sul K2 abbiamo 175 salitori
e 49 morti, come si vede il numero di tentativi è decisamente
inferiore e molto più elevata la percentuale di vittime
per il K2.
 |
| Benoît Chamoux e
il "nonno" del
Broad Peak, Kurt Diemberger |
|
L'autore descrive tutte le sensazioni
e le emozioni: dall'ansia della preparazione all'entusiasmo
per la salita, allo sgomento per i compagni scomparsi, agli
sforzi per la salita, alla gioia immensa per la realizzazione
di un sogno durato quasi trent'anni, per poi cadere nell'orrore
della discesa, le cadute, i salvataggi miracolosi e poi la
morte di Julie, un momento terribile, la convinzione di dover
morire a propria volta e poi la dolorosa salvezza.
Kurt Diemberger così definisce
il K2: "La montagna non vuole la morte di chi è
venuto per salirla. E' l'alpinista che si rapporta con essa,
che determina per buona parte la propria sorte quando cerca
di realizzare il proprio sogno - un gioco pericoloso al limite
fra rischio, esperienza e destino... un ottomila è
tuo solo quando ne sei sceso, prima sei tu che gli appartieni".
© Filippo
Zolezzi |