| Il Suicidio
del capriolo
Giancarlo Ferron
Edizioni Biblioteca dell'Immagine
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| La copertina |
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Il libro che coglie la
qualifica di Imperdibile del mese é
sempre un libro speciale, che pensiamo meriti sempre
di essere letto e magari riletto, meditato, amato, conservato
tra le cose degne di amore e di rispetto...
Questo Il suicidio
del capriolo entra a pieno titolo in questo ristretto
elenco di libri che non possono mancare in una bibliografia
essenziale dell'amante della montagna e della cultura alpina.
Giá l'immagine di Marcus Parisini
in copertina ci aveva colpito favorevolmente, le opere di
questo giovane artista ci piacciono molto e ricordiamo il
suo libro Il
mio caro e vecchio lupo e che qui introduce, con un tenero
capriolo, lo stupore di questo libro.
L'autore Giancarlo
Ferron é guardiacaccia nella zona del Monte Pasubio
ed ha un'esperienza pluridecennale di natura e di vita degli
animali, cosí presenta questa sua terza fatica letteraria:
"Posso raccontare che cosa succede dall'altra parte del
fucile, perché ho visto gli effetti delle armi sugli animali.
Sono un guardiacaccia e difendo l'ambiente applicando la legge
degli uomini, pur sapendo che la Natura ha regole diverse,
più crude ma più giuste. Il falco sente e vede la preda che
muore fra i suoi artigli, invece il bracconiere spara da lontano
e non guarda mai negli occhi la morte della sua vittima.
Io sto dalla parte degli animali perché loro non hanno voce,
non possono difendersi da soli; forse non sarà una causa così
nobile come tante altre ritenute più importanti, ma questo
mi da lo stesso una grande serenità interiore e un grande
orgoglio."
L'autore descrive la
sua lotta in difesa degli animali, indifesi davanti ai bracconieri
e a cacciatori zotici e spietati, i suoi sforzi apparentemente
inutili per salvaguardare l'ambiente naturale e la vita selvatica.
Questo libro appare difficile da leggere
in certi punti: l'orrore di certe azioni, la loro stupida
violenza che rovescia lo stomaco, rendono certe pagine un
poco pesanti, ma é la realtá che purtroppo spesso
ci circonda e che ci viene spacciata per sport e passione
per l'ambiente...
Chi scrive questo commento sa di non
essere immune da colpe, avendo praticato la caccia in gioventú
e vi puó assicurare che quanto Ferron dice é
vero dalla prima all'ultima parola, senza esagerazione alcuna...
Ha provato commozione nel vedere un animale soffrire per i
propri tiri scadenti, ha anche mostrato meraviglia nel vedere
il selvatico nel suo ambiente e ha preferito, per tanti motivi,
mettersi a camminare per i monti armato al massimo di macchina
fotografica e di sparare solo diapositive e istantanee...
Ferron ci trasmette un messaggio di
amore per l'ambiente che ci circonda e per i suoi abitanti
che non chiedono null'altro che di vivere, in modo semplice
e pacifico.
In questo libro ci si
puó anche commuovere, ma soprattutto ci si puó
rendere conto che noi non siamo i padroni assoluti della vita,
anche se questa appare essere meno prestigiosa della nostra,
meno intelligente, ma ugualmente dignitosa e necessaria e
pertanto uccidere gli animali inutilmente, o peggio per divertimento,
é anche un uccidere un poco se stessi...
© Filippo
Zolezzi
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