| Confine incerto
La passione per l'estremo attraverso gli occhi di chi resta.
Maria Coffey
Corbaccio
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| La copertina |
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"Sensibile e commovente... una
prospettiva radicalmente diversa sul mondo dell'alpinismo
che forse molti di noi scalatori troveranno scomoda, perché
é la storia di ció che ci lasciamo alle spalle quando finiamo
ammazzati dalla nostra passione per il rischio, la sfida e
il silenzio delle vette"
(Chris Bonington, capo della spedizione britannica sull'Everest
del 1982)
Sono molti i racconti di conquiste
di montagne, di successi e anche, purtroppo, di tragedie;
la letteratura di montagna é ricca di racconti visti dai protagonisti
o dai sopravvissuti, Confine incerto é unico: racconta
il dolore della donna di un alpinista a seguito della perdita
del proprio compagno, una delle "Penelopi" delle quali ci
si ricorda molto raramente.
Maria Coffey incontró
agli inizi degli anni '80 Joe Tasker, alpinista al vertice
dell'alpinismo inglese e mondiale, essa era nell'etá che segna
il confine tra l'essere ragazza e donna matura, si innamoró
profondamente di quest'uomo, che si mostrava schivo e restio
a lasciarsi coinvolgere totalmente nei sentimenti.
Maria imparó in fretta cosa voleva
dire accompagnare il proprio uomo a un nebbioso aeroporto
e poi attendere per mesi, la durata della spedizione, il ritorno,
ritrovando magari un Joe debilitato nel fisico per gli sforzi
e nello spirito per il mancato successo dell'impresa.
Poi il dramma: nella
primavera del 1982 Joe Tasker e il compagno di tante imprese
Pete Boardman scomparvero nell'ancora inviolata parete nord-est
dell'Everest, scomparvero e per molti anni alcuna traccia
di loro fu trovata. Maria si trovó cosí a condividere il dolore
immenso di tante altre compagne e mogli di uno scalatore:
la perdita della persona piú cara.
L'autrice descrive in modo preciso,
onesto e senza retorica i propri sentimenti, il senso di amputazione
e menomazione per la perdita di Joe; essa scoprí man mano
il vuoto incolmabile della sua perdita, alla ricerca di un
significato di tale perdita, di un qualcosa che potesse dare
significato a una morte apparentemente "inutile".
Essa ebbe una proposta apparentemente
assurda e dolorosa da parte di Hillary, la vedova di Pete:
andare al Campo Base dell'Everest e di lí risalire il piú
possibile per vedere le ultime cose viste dai loro uomini,
per dare un senso al loro sacrificio, per comprenderne appieno
la vita. Dopo molte esitazioni Maria Coffey accettó l'invito,
lei, al contrario di Hillary, buona alpinista, non aveva alcuna
esperienza di montagna, ma con l'aiuto dell'amica si esercitó
e partí per l'impresa.
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Joe Tasker (a sinistra) e Peter Boardman
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Nei luoghi del Tibet
esse, giorno dopo giorno, vedono con gli occhi di Joe e Pete,
osservano le immagini, sentono rumori, odori, sensazioni che
anche essi avevano provato e, finalmente, sulla groppa dell'Everest
comprendono cosa li spingeva a rischiare la vita, anche a
costo di perdere tutto... Davanti alle terribili difficoltá
superate dalle due donne e di fronte all'ultimo panorama di
Joe e Pete avviene la catarsi dell'accettazione del destino
e tutto assume un significato profondo di vita.
Questo libro non lascia indifferenti,
ha nel suo interno molti significati e fili conduttori: le
preoccupazioni di chi resta, le incertezze di chi parte, l'ansia
dell'attesa, il dolore lancinante della perdita, la lotta
coi ricordi, il cammino a ritroso verso un futuro di luce,
tutto legato da un sentimento enorme e incrollabile: l'amore!
L'autrice, Maria Coffey, é rimasta
legata all'ambiente dell'avventura e della wilderness, organizza
e conduce viaggi in territori stupendi e inesplorati, ha narrato
su altri libri le proprie avventure, possiede un sito internet
dove puó essere contattata: www.hidden-places.net
© Filippo
Zolezzi
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